Nel 1969 un gruppo di fisici britannici usò per la prima volta la tecnica dello scattering Thomson per misurare, su un tokamak sovietico, una temperatura degli elettroni del plasma superiore ai 10 milioni di gradi: la soglia simbolica di 1.000 elettronvolt (1 keV) che da allora segna uno dei primi veri banchi di prova per qualunque tentativo di fusione nucleare controllata. L'8 ottobre 2026 quella stessa soglia è stata superata, per la prima volta, da una macchina a fusione a bersaglio magnetizzato (Magnetized Target Fusion, MTF): la Lawson Machine 26 (LM26) della canadese General Fusion ha raggiunto 1,1 keV, pari a circa 12,6 milioni di gradi, con la misura realizzata — di nuovo con lo scattering Thomson — insieme all'agenzia nucleare britannica UKAEA (UK Atomic Energy Authority), erede diretta di quella prima misurazione del 1969.
TRL 3-4 — Ricerca sperimentale/Dimostrazione: principio fisico di riscaldamento del plasma validato su un dimostratore di laboratorio, lontano dal pareggio energetico e da qualsiasi applicazione commerciale
Impatto potenziale: alto
Perché la soglia del keV non è un dettaglio tecnico
Un elettronvolt è un'unità di energia minuscola, ma in fisica del plasma 1.000 eV equivalgono a circa 11,6 milioni di gradi Celsius: la temperatura a cui gli elettroni iniziano a comportarsi nel modo necessario per sostenere, in prospettiva, reazioni di fusione. La prima volta che questa soglia fu misurata con certezza risale al 1968, sul tokamak sovietico T-3, e fu confermata l'anno successivo da fisici britannici che applicarono per la prima volta lo scattering Thomson — una tecnica che illumina il plasma con un laser e analizza la luce diffusa dagli elettroni per ricavarne la temperatura. Da allora, superare 1 keV con una misura indipendente e verificabile è diventato un rito di passaggio per qualunque nuovo approccio alla fusione: non basta scaldare il plasma, bisogna anche dimostrare di saperlo misurare con rigore.
Come funziona la fusione a bersaglio magnetizzato di General Fusion
LM26 non è un tokamak e non è un sistema a confinamento inerziale con laser di potenza come il National Ignition Facility statunitense. È una macchina a fusione a bersaglio magnetizzato: un plasma pre-riscaldato e confinato da un campo magnetico viene compresso meccanicamente da un liner metallico che implode attorno a esso in pochi millisecondi, grazie a un sistema elettromagnetico a theta-pinch. È una velocità di compressione molto più lenta di quella tipica della fusione a confinamento inerziale (nanosecondi) o di altri schemi a compressione rapida (microsecondi), e secondo General Fusion questo approccio evita la necessità di magneti superconduttori costosi o di laser ad alta potenza, promettendo in teoria una macchina meccanicamente più semplice. LM26 è stata assemblata nel 2024 e ha raggiunto il primo plasma e la prima compressione nel 2025; il risultato annunciato l'8 ottobre 2026 è quindi il primo grande traguardo fisico misurato su questa macchina.
Le misure pubblicate combinano due diagnostiche indipendenti: lo scattering Thomson ha rilevato 1,1 keV poco prima del picco di compressione, mentre sensori nell'ultravioletto estremo assoluto (AXUV) hanno misurato circa 1,2 keV al momento del picco, con un andamento coerente tra i due strumenti. Dalla resa di neutroni e dai profili di densità del plasma, il team ha inoltre stimato una temperatura ionica di circa 460 eV — meno della metà del valore elettronico. È un dettaglio che vale la pena sottolineare: il record riguarda la temperatura degli elettroni, non quella degli ioni, che è poi il parametro che conta per le reazioni di fusione vere e proprie, dato che avvengono tra nuclei e non tra elettroni. Il disequilibrio tra le due temperature è tipico delle fasi iniziali di compressione, quando elettroni e ioni non hanno ancora avuto il tempo di scambiarsi energia e termalizzare insieme.
Una diagnostica su misura per una macchina che non lascia spazio agli strumenti
Misurare la temperatura di un plasma compresso in un volume minuscolo da un liner metallico è tutt'altro che banale: l'accesso ottico per i fasci laser e i rilevatori è estremamente limitato. UKAEA — che porta nel progetto l'esperienza accumulata su macchine come il Joint European Torus (JET) e il MAST Upgrade — ha progettato e messo in funzione insieme a General Fusion un sistema di scattering Thomson su misura per LM26, costruendo in particolare un componente chiave, il policromatore, presso il nuovo Diagnostic Innovation Centre of Excellence (DICE) sul campus di Culham, nel Regno Unito. Per il prossimo traguardo, la statunitense General Atomics Energy Group è stata coinvolta come consulente sul sistema diagnostico. I due articoli tecnici che descrivono la misura — uno sulla metodologia Thomson, l'altro sui risultati di riscaldamento per compressione con i dati AXUV — sono stati sottoposti a peer review, con pubblicazione attesa sulla rivista Review of Scientific Instruments: la validazione indipendente della comunità scientifica, va detto con chiarezza, non è ancora arrivata.
Non la prima a 1 keV, ma la prima con questo metodo
General Fusion non è la prima azienda privata a dichiarare il superamento della soglia di 1 keV, e lo precisa essa stessa: lo hanno già fatto Tokamak Energy nel 2023 con un tokamak sferico, Helion Energy con il suo settimo prototipo basato su un approccio magneto-inerziale pulsato, e Zap Energy nel 2024 con un Z-pinch stabilizzato a flusso di taglio, in un caso pubblicato sulla rivista Physical Review Letters. Ciò che rivendica come inedito è il traguardo per il proprio specifico approccio — la fusione a bersaglio magnetizzato a compressione lenta — che punta a differenziarsi dagli altri principalmente sul fronte dei costi e della semplicità ingegneristica della macchina, più che su quello delle temperature raggiunte in assoluto.
La strada, ancora lunga, verso un impianto
Il percorso dichiarato da General Fusion prevede ora l'aggiornamento di LM26 per sostenere rapporti di compressione più elevati, un nuovo traguardo fissato a 10 keV di temperatura elettronica, e infine il tentativo di avvicinarsi al criterio di Lawson, la condizione fisica che definisce il pareggio energetico netto della fusione — obiettivo che l'azienda si è posta, con cautela dichiarata sul comunicato stesso, per il 2028. Il concetto di impianto commerciale, mai testato su LM26, prevede una parete rotante di litio liquido che dovrebbe generare il combustibile (trizio), schermare i componenti dai neutroni e trasferire il calore prodotto, con pistoni che comprimono il metallo liquido attorno al plasma: un'architettura concettuale, non un prototipo in funzione. General Fusion lavora sulla tecnologia da oltre vent'anni a Richmond, in Canada, con il sostegno dello Strategic Response Fund del governo canadese, ed è diventata quotata al Nasdaq (ticker GFUZ) nella prima metà del 2026 tramite una fusione con una società d'investimento quotata (SPAC); l'azienda punta a un primo impianto dimostrativo entro il 2035, un orizzonte che, come per ogni annuncio nel settore della fusione privata, va considerato un obiettivo dichiarato e non un risultato acquisito.
Il commento di PINET
Per l'Italia, che attraverso il progetto DTT di ENEA a Frascati investe sulla strada più tradizionale del confinamento magnetico a tokamak, questa notizia conta soprattutto come indicatore della varietà di approcci che il settore privato della fusione sta ancora esplorando in parallelo: nessuno di essi, a oggi, ha dimostrato il pareggio energetico netto, e la fusione a bersaglio magnetizzato resta una delle strade meno mature tra quelle finanziate dai grandi investitori privati. Il valore aggiunto di questo annuncio rispetto a molti comunicati del settore sta nella verifica indipendente da parte di un ente pubblico con una storia diagnostica solida come UKAEA, un elemento che riduce, senza eliminarlo, il rischio tipico degli annunci aziendali autoreferenziali nella fusione privata; resta comunque da attendere l'esito della peer review, e va ricordato che il dato record riguarda gli elettroni, non gli ioni la cui temperatura è ancora lontana dai valori rilevanti per una reazione di fusione utile. Per le imprese e i centri di ricerca italiani, il settore resta soprattutto un'opportunità di filiera — diagnostica, materiali, componentistica — più che una prospettiva di produzione di energia a breve termine: la strada dichiarata da General Fusion verso un impianto nel 2035 andrebbe letta, come ogni traguardo analogo annunciato dai concorrenti del settore, con la stessa cautela riservata finora a scadenze simili mai rispettate nella storia della fusione.
Fonti: UKAEA / GOV.UK, "UKAEA, General Fusion announce magnetised target fusion milestone", General Fusion, "General Fusion Achieves Compressional Plasma Heating with LM26 Magnetized Target Fusion Machine" e American Nuclear Society / Nuclear Newswire, "General Fusion reports electron temperatures exceeding 1 keV".