21
Mer, Ott
155 New Articles

Typography
  • Smaller Small Medium Big Bigger
  • Default Helvetica Segoe Georgia Times

New York ha avviato un progetto pilota di un anno per capire se il riuso dei materiali da costruzione possa diventare una filiera vera. L'ente di sviluppo economico della città, NYCEDC, ha affidato a una piccola impresa di Brooklyn la gestione di un hub dove recuperare, stoccare, selezionare e rivendere materiali edili, nel complesso MADE Bush Terminal a Sunset Park.

Il pilota è stato annunciato il 25 agosto 2026 ed è il primo riconoscimento assegnato nell'ambito di "Ideas for Impact", una richiesta di manifestazioni di interesse con cui NYCEDC ha invitato enti non profit, startup, università e gruppi di comunità a proporre soluzioni per la transizione verde della città. La logica è quella di usare un'area pubblica come banco di prova: nelle parole del sindaco Zohran Kwame Mamdani, riportate nel comunicato, «possediamo questa terra e abbiamo la responsabilità di usarla per testare cosa è possibile su scala più ampia».

Come funziona l'hub

Il sito è MADE Bush Terminal, la riqualificazione di una storica area industriale di circa 20 acri (poco più di 8 ettari) sul lungomare di Sunset Park, a Brooklyn. Il progetto complessivo prevede circa 140.000 piedi quadrati di spazi di lavoro industriali, 30.000 di spazi per programmi culturali e pubblici e nuovi spazi aperti.

L'operatore dell'hub è Our Temenos, un'impresa di paesaggistica ecologica fondata nel 2018 e certificata come M/WBE (impresa di proprietà di minoranze o donne), specializzata in ripristino di habitat, gestione a basso spreco delle aree verdi e riuso dei materiali. L'azienda ha frequentato il programma Waterfront Pathways di NYCEDC e il corso ConstructNYC Green Training, 39 ore dedicate alla gestione circolare e sostenibile dei cantieri.

Nel corso dell'anno Our Temenos si occuperà delle operazioni quotidiane: ricevere materiali selezionati provenienti da cantieri e demolizioni, stoccarli, ordinarli e metterli in vendita, verificando passo dopo passo cosa funziona nella fase di ingresso, movimentazione e rivendita. NYCEDC, dal canto suo, raccoglie i dati per valutare il modello operativo di lungo periodo e la sua sostenibilità economica, e per capire quali infrastrutture servirebbero per estendere stoccaggio temporaneo, movimentazione e rilavorazione.

Che cosa verrà misurato

La scheda del programma elenca gli indicatori che il pilota dovrà produrre: volumi di materiale recuperato, quota deviata dallo smaltimento, numero di transazioni di materiali, attività economica generata e ricadute occupazionali. Sono i numeri che oggi mancano per decidere se una rete cittadina di hub abbia senso: è dichiaratamente un esperimento per generare dati, non ancora un servizio a regime.

Perché New York parte dai cantieri

Nel comunicato NYCEDC spiega che macerie e scarti da costruzione e demolizione rappresentano circa il 40% dei rifiuti della città; la pagina dedicata al programma di costruzione circolare parla di oltre il 60% del flusso di rifiuti solidi, a seconda del perimetro considerato. In entrambi i casi si tratta di una quota enorme, a cui si aggiunge il peso dei materiali sul carbonio incorporato negli edifici: secondo NYCEDC estrazione, trasporto e produzione pesano per circa il 70%. PlaNYC 2023 fissa l'obiettivo di ridurre del 50% entro il 2033 il carbonio incorporato in nuovi edifici, infrastrutture e grandi ristrutturazioni.

L'hub si inserisce nelle linee guida "Clean and Circular: Design & Construction Guidelines", pubblicate nel 2024 e applicate ai progetti di capitale di NYCEDC, compresi i lavori a MADE Bush Terminal: finora sono 15 i progetti iscritti, dalle ristrutturazioni di edifici agli interventi stradali. Il primo grande cantiere ad applicarle, il centro SPARC Kips Bay, ha deviato dalla discarica oltre 76 tonnellate di materiale grazie a recupero e riuso durante la decostruzione.

Le voci di chi sostiene il progetto

La presidente ad interim di NYCEDC, Jeanny Pak, ha dichiarato che «le città hanno la responsabilità di creare le condizioni perché l'innovazione abbia successo». La fondatrice di Our Temenos, Rosemarie Miner, ha descritto l'hub come una risorsa iperlocale per rafforzare la comunità e sostenere chi costruisce la città. Il commissario del Dipartimento dei rifiuti (DSNY), Gregory Anderson, ha sottolineato che il centro aiuterà a deviare materiali di valore verso il riuso. Tra i sostenitori citati figurano anche AIA New York, il gruppo immobiliare Durst Organization e l'assemblista statale Anna Kelles, che ha richiamato il proprio disegno di legge A8637 sulla riduzione, il riuso e il riciclo dei materiali edili, pensato per sostenere hub locali e un sistema statale di certificazione delle imprese.

Non è solo New York

Secondo la rassegna di ArchDaily, esperienze analoghe sono in corso a Bruxelles, dove a Ganshoren un magazzino di 6.000 metri quadrati sul sito Darwin di citydev.brussels è destinato a diventare polo regionale del riuso (avviato a febbraio 2026, con l'operatore da scegliere per bando entro inizio 2027), e a Londra, dove Tipping Point East, nei Royal Docks, punta a evitare la discarica a poco più di 1.000 tonnellate di materiale in cinque anni. Il progetto europeo CirCoFin, finanziato da Horizon Europe, lavora per portare lo stesso schema a Monaco, Copenaghen, Lisbona e in Scozia. Sul fronte dei dati urbani sui materiali, un caso vicino per tema è il catasto dei materiali di Monaco di Baviera, che stima cosa c'è già dentro gli edifici.

Cosa lo rende replicabile

Il modello è leggero: un edificio industriale già disponibile, un operatore locale con competenze di cantiere, un anno di prova e un set di indicatori definito in anticipo. Non richiede nuove tecnologie, ma una regia pubblica che metta a disposizione lo spazio, raccolga i dati e li renda utilizzabili per decidere se e dove replicare. La scelta di un bando aperto a soggetti diversi (non profit, startup, università, comunità) abbassa la soglia di ingresso per operatori piccoli. Il limite, ammesso dallo stesso NYCEDC, è che un solo hub per un anno non dimostra ancora la tenuta economica su scala cittadina.

Il commento di PINET

In Italia il riuso dei materiali da demolizione passa oggi soprattutto dal riciclo degli inerti, mentre il recupero di elementi interi (travi, mattoni, infissi, pavimenti) resta marginale, anche per la difficoltà di garantirne qualità e conformità per i nuovi cantieri. Un pilota come quello di Brooklyn potrebbe interessare grandi Comuni o aziende di servizi con aree dismesse a disposizione, e soggetti dell'economia sociale già attivi nel riuso. Gli ostacoli sono pratici prima che tecnologici: la classificazione come rifiuto o sottoprodotto dei materiali recuperati, la tracciabilità delle prestazioni e la responsabilità di chi li rivende. Il valore dell'esperimento sta soprattutto nei dati che produrrà tra un anno, da guardare con prudenza prima di trarne conclusioni per altri contesti.

Fonti