Prato — 2026. Il pigiama di flanella dimenticato in fondo all'armadio, i calzini spaiati, la felpa sformata dopo una stagione: fino a ieri, una volta infilati nel cassonetto giallo, sparivano dalla vista di tutti. A Prato, dal 22 luglio 2026, hanno un indirizzo preciso: via Baciacavallo, dove la multiutility toscana Plures ha inaugurato il Textile Hub, un impianto da 31,3 milioni di euro progettato per trattare fino a 33.000 tonnellate l'anno di rifiuti tessili. È il primo in Italia, per dimensioni e tecnologia, a usare intelligenza artificiale e sensori a infrarossi per riconoscere fibre e colori dei capi e decidere, capo per capo, se possono essere indossati di nuovo o se vanno riportati allo stato di fibra.
Un distretto che ricicla da più di un secolo
Non è un caso che un impianto di questo tipo nasca proprio a Prato. Il distretto tessile pratese pratica il recupero delle fibre da ben prima che si parlasse di economia circolare: il celebre cardato pratese si ottiene sfilacciando vecchi abiti e scarti di lana per ricavarne nuovo filato, una delle prime forme industriali di riciclo al mondo. Il Textile Hub prova a estendere quella competenza storica, finora concentrata sulla lana, a tutti i materiali tessili, comprese le fibre sintetiche e miste che dominano l'abbigliamento contemporaneo.
Il sindaco Matteo Biffoni, al taglio del nastro, ha riassunto il senso dell'operazione con una formula breve: «Prato torna a fare Prato», cioè a innovare per governare i cambiamenti invece di subirli.
Come funziona: dalle mani degli operatori all'occhio dell'IA
Il percorso di un capo comincia a casa, con la raccolta differenziata del tessile fatta dai cittadini. Una volta arrivato all'impianto, il materiale passa prima per le mani degli operatori, che eliminano gli scarti non tessili e separano gli indumenti da scarpe, borse e accessori.
Poi entra in gioco la parte tecnologica. Un sistema di visione artificiale con sensori nel vicino infrarosso (NIR), guidato da algoritmi di intelligenza artificiale, identifica in automatico la composizione delle fibre e il colore di ciascun capo, con una velocità e una precisione che la selezione manuale non può raggiungere. Lo stesso sistema contribuisce a stabilire, in base alla qualità, quali indumenti avviare al riutilizzo e quali al riciclo, e li smista in balle omogenee per materiale e colore. La capacità operativa è di circa quattro tonnellate l'ora.
L'intelligenza artificiale, però, non sostituisce le persone: dei circa 50 addetti previsti a regime, su due turni, circa due terzi saranno impiegati proprio nella cernita semi-automatica, una fase che resta decisiva per la qualità del materiale in uscita.
Prima il riuso, poi il riciclo
La scelta di fondo dell'impianto è rispettare la gerarchia dei rifiuti: un capo ancora indossabile vale di più come capo che come fibra. A pieno regime, secondo Plures, circa il 60% del materiale post-consumo potrà essere destinato al riuso dopo la sanificazione. Il restante 40% verrà selezionato per tipologia di fibra e sottoposto a pre-sfilacciatura, il primo passaggio del riciclo meccanico che riporta il tessuto allo stato fibroso e lo restituisce alle filature come materia prima seconda ("end of waste").
Accanto ai rifiuti dei cittadini, l'impianto tratterà anche gli scarti pre-consumo delle aziende del distretto: ritagli, cimose, tessuti fallati, che per composizione e pulizia sono in genere più facili da riciclare.
I numeri del Textile Hub
- Capacità: fino a 33.000 tonnellate l'anno, di cui 20.000 di rifiuti tessili post-consumo (sostanzialmente l'intera raccolta differenziata del tessile della Toscana) e 13.000 di scarti pre-consumo, in gran parte dal distretto pratese.
- Investimento: 31,3 milioni di euro, con un contributo PNRR di 900.000 euro e un credito d'imposta Industria 4.0 di 850.000 euro; il resto è autofinanziato da Plures.
- Spazi: 7.000 metri quadrati coperti e circa 10.000 di aree esterne per logistica e movimentazione.
- Tempi: 24 mesi di cantiere; il collaudo dell'intero sistema prosegue fino alla fine del 2026, con un'entrata a regime graduale.
- Energia: secondo quanto anticipato durante i lavori, i pannelli fotovoltaici sulle coperture dovrebbero coprire circa l'80% del fabbisogno elettrico dell'impianto.
- Lavoro: circa 50 addetti su due turni.
Un progetto di territorio, non solo di un'azienda
Il Textile Hub non è nato solo dentro Plures. È il risultato del percorso Next Generation Prato, la strategia con cui Comune, associazioni di categoria, sindacati e mondo della ricerca hanno lavorato insieme per fare del distretto un laboratorio europeo del riciclo tessile. L'amministratore delegato di Plures, Alberto Irace, ha spiegato che l'azienda, già esperta nel riciclo della plastica, affronta con il tessile una sfida molto più complessa, e che a Prato ci sono imprese che hanno brevettato tecnologie di recupero con cui sono già state avviate collaborazioni.
Per il presidente Lorenzo Perra l'obiettivo è dichiarato: «costruire oggi gli impianti che renderanno possibile l'economia circolare di domani».
Perché adesso: le nuove regole europee
La tempistica non è casuale. Dal 1° gennaio 2025 la raccolta differenziata dei rifiuti tessili è obbligatoria in tutta l'Unione Europea (in Italia lo è dal 2022), ma gli impianti in grado di trattare industrialmente quei volumi sono ancora pochi. Nel frattempo Bruxelles sta ridisegnando l'intero ciclo di vita dei prodotti tessili: responsabilità estesa del produttore (EPR), che farà ricadere su chi immette abiti sul mercato i costi di raccolta e riciclo; regolamento Ecodesign, che spinge verso capi più durevoli e riciclabili e vieta la distruzione dell'invenduto; Passaporto digitale di prodotto; criteri europei di end of waste per le fibre recuperate.
Quando queste regole saranno pienamente operative, la domanda di selezione e riciclo crescerà di colpo. Il Textile Hub è stato dimensionato proprio guardando a quei volumi futuri: chi ha gli impianti pronti sarà in vantaggio. È la stessa logica che ha spinto altri operatori, come l'hub di San Pietro Mosezzo nel Novarese, a investire nel riciclo tessile prima che diventi obbligatorio su larga scala.
Cosa rende il modello replicabile
L'esperienza di Prato offre alcuni elementi che altre regioni, multiutility o distretti possono valutare:
- Un impianto dimensionato sulla raccolta regionale. Le 20.000 tonnellate di post-consumo corrispondono di fatto alla raccolta tessile di tutta la Toscana: un riferimento utile per chi deve pianificare la capacità di trattamento a livello regionale, senza sovra o sottodimensionare.
- Il gestore pubblico come motore. A realizzarlo è una multiutility che opera nei servizi pubblici, cioè lo stesso soggetto che gestisce la raccolta. Questo chiude la filiera dentro un unico perimetro, dal cassonetto all'impianto, ed è un modello che altre aziende pubbliche regionali possono replicare.
- Due flussi invece di uno. Integrare rifiuti urbani e scarti industriali del distretto rende l'impianto meno dipendente da un'unica fonte e valorizza il legame con le imprese del territorio, che sono anche i potenziali acquirenti della fibra riciclata.
- Tecnologia al servizio delle persone. IA e sensori NIR rendono la selezione più rapida e precisa, ma la cernita resta semi-automatica: un equilibrio che crea lavoro qualificato invece di eliminarlo.
- Una strategia condivisa a monte. Il percorso Next Generation Prato dimostra che un impianto di questa scala nasce più facilmente quando istituzioni, imprese, sindacati e ricerca hanno già costruito un obiettivo comune.
Il commento di PINET
Il Textile Hub di Prato è uno degli esempi più concreti di come una tradizione industriale possa diventare un vantaggio competitivo nella transizione ecologica: il distretto che per un secolo ha rigenerato la lana ora prova a fare lo stesso con tutto il tessile, e lo fa con un impianto pensato per la scala regionale, gestito da un operatore pubblico che controlla la raccolta. È un modello che altre regioni farebbero bene a studiare, soprattutto quelle che oggi raccolgono il tessile senza sapere bene dove mandarlo.
Restano però alcune domande che solo i prossimi anni chiariranno. I numeri dichiarati sono obiettivi a regime e il collaudo durerà fino a fine 2026: andranno verificati sul campo. Il 60% destinato al riuso è la quota più preziosa, ma anche quella su cui serve più trasparenza: dove finiranno quei capi, e quanti resteranno in Italia o in Europa invece di prendere la strada dell'export verso Paesi che già faticano a gestire i nostri abiti usati? E il riciclo meccanico ha bisogno di un mercato per la fibra recuperata, che diventerà solido solo quando EPR e criteri di end of waste saranno davvero operativi. Prato ha scelto di non aspettare le regole per costruire gli impianti: una scommessa coraggiosa, che merita di essere seguita e, se manterrà le promesse, imitata.
Fonti:
- A Prato nasce il Textile Hub per il recupero delle fibre tessili — Italpress (22 luglio 2026)
- Nuova vita per i vestiti usati: a Prato nasce un hub anti-spreco — Avvenire (23 luglio 2026)
- Textile Hub, l'IA per recupero e riciclo delle fibre tessili — Rinnovabili.it (24 luglio 2026)
- Prato inaugura il Textile Hub, il nuovo polo per il riciclo tessile — La Nazione
- Hub tessile, riciclo top con l'IA: l'impianto Plures in rampa di lancio — La Nazione
- Plures inaugura a Prato il Textile Hub: oltre 31 milioni per il riciclo tessile — Milano Finanza
- L'Ia aiuta il riciclo tessile — Domani (8 agosto 2026)