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Lun, Ott
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Milano, Città Metropolitana — settembre 2026. Il 15 settembre 2026 il sito ufficiale del progetto ha registrato l'ultimo aggiornamento che mancava: tutti gli 88 cantieri previsti dal Piano Urbano Integrato "Città Metropolitana Spugna" risultano completati. È la chiusura di un percorso partito nel 2021 e finanziato con risorse del PNRR, che ha trasformato piazze, parcheggi, cortili scolastici e tratti di strada in 32 Comuni dell'hinterland milanese in altrettante piccole infrastrutture capaci di trattenere l'acqua piovana invece di scaricarla immediatamente in fognatura. Un intervento che il consigliere metropolitano delegato all'Ambiente, Paolo Festa, aveva descritto in questi termini alla presentazione dei risultati intermedi: "Il progetto Spugna rappresenta un cambio di paradigma nella gestione del territorio: non solo riqualifica aree strategiche dei nostri Comuni, ma lo fa attraverso soluzioni naturali all'avanguardia, capaci di prevenire allagamenti e contribuire alla lotta contro il cambiamento climatico".

Calcinato, Brescia — 2026. Per trent'anni è stata una ferita nel paesaggio: una cava di ghiaia scavata sulla sponda destra del fiume Chiese, abbandonata dopo la fine dell'attività estrattiva e lasciata come una voragine di 55mila metri quadrati, profonda fino a venti metri. Oggi quella voragine si è trasformata nel più grande bacino artificiale a uso irriguo della Lombardia: un invaso da 700mila metri cubi d'acqua, capace di arrivare fino a 800mila, che da qui al 2027 dovrà garantire l'irrigazione di 166 ettari di terreni agricoli e servire 34 aziende del territorio. È il progetto realizzato dal Consorzio di Bonifica Chiese, interamente finanziato con 13,84 milioni di euro del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che entro l'autunno 2026 sarà inaugurato ufficialmente e che rappresenta uno dei tentativi più concreti, in Italia, di rispondere alla siccità estiva riconvertendo un'infrastruttura già esistente invece di consumare nuovo suolo.

Gallipoli, Lecce — 2026. Nel piazzale del depuratore comunale di Gallipoli, tra le vasche di trattamento delle acque reflue urbane, crescono da qualche mese trenta giovani ulivi. Non sono ulivi qualunque: appartengono a varietà selezionate per la resistenza alla Xylella fastidiosa, il batterio che dal 2013 ha decimato gli oliveti del Salento, e vengono irrigati non con l'acqua di falda che ha sostenuto per secoli l'olivicoltura pugliese, ma con acqua reflua urbana, depurata e affinata fino a renderla compatibile con l'uso agricolo. È il cuore sperimentale di Eco Flow, un progetto di cooperazione transfrontaliera tra Italia e Grecia che punta a dimostrare, dati alla mano, che il ciclo dell'acqua nelle città del Mediterraneo può chiudersi in un modo diverso da quello con cui si è sempre fatto: non prelevando altra acqua dalle falde già sotto stress, ma restituendo valore a quella che le città scaricano ogni giorno.

Il progetto, il cui nome per esteso è "Eco Flow – Environmental Climate Opportunities for Low-impact Options in Wastewater treatment", è finanziato dal Programma Interreg VI-A Grecia–Italia 2021-2027 con un budget complessivo di 1,58 milioni di euro e una durata di 24 mesi. Guidato da Acquedotto Pugliese (AQP), coinvolge come partner italiani l'agenzia regionale Arif Puglia e Acquedotto Lucano, e come partner greci le utility idriche di Arta, Dymaion e Corfù. Il progetto è stato avviato ufficialmente il 30 ottobre 2025 con un kick-off meeting ospitato da AQP nel Palazzo dell'Acqua di Bari.

Mongstad, Norvegia — 2026. Al largo della costa occidentale norvegese, nel Fensfjorden, un impianto di dissalazione non emerge da nessuna parte: non ci sono ciminiere, non ci sono vasche a cielo aperto, non c'è nemmeno un edificio. L'intero impianto riposa sul fondale marino, a circa 500 metri di profondità, e produce acqua potabile sfruttando semplicemente il peso dell'oceano che lo sovrasta. Il 22 giugno 2026 la startup norvegese Flocean ha annunciato di aver raggiunto il traguardo della "prima acqua" (first water) sul proprio impianto dimostrativo commerciale, Flocean One: da quel momento il sistema opera a piena capacità, producendo fino a un milione di litri di acqua dolce al giorno, sufficienti per circa 6.000 famiglie.

Si tratta del primo impianto di dissalazione sottomarino al mondo a raggiungere la scala commerciale, dopo decenni in cui l'idea era rimasta confinata alla ricerca accademica. La tecnologia ha già ottenuto un riconoscimento internazionale, entrando nella lista delle "Best Inventions" 2025 di TIME Magazine come unica soluzione di dissalazione premiata, e ha attirato tra i suoi investitori Xylem, uno dei maggiori gruppi mondiali nelle tecnologie idriche.

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