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Lun, Ott
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Nordenham (Bassa Sassonia, Germania) — 2026. Nella cittadina portuale sulla sponda del fiume Weser, un chilometro dopo l'altro, sta prendendo forma una condotta che porterà l'acqua uscita dal depuratore comunale dritta dentro uno stabilimento chimico. È il primo impianto in Germania pensato per trasformare le acque reflue urbane già depurate in acqua di processo per un'industria, così da lasciare nel sottosuolo l'acqua potabile che oggi il sito consuma. Lo realizza l'OOWV, il consorzio idrico Oldenburgisch-Ostfriesischer Wasserverband, insieme al produttore di pigmenti di biossido di titanio Kronos Titan. Attenzione: l'opera è ancora in costruzione, con avvio previsto tra l'estate e l'autunno del 2026, quindi i dati di esercizio non sono ancora disponibili.

Ferla (Siracusa) — 2026. In un piccolo comune di 2.300 abitanti nell'entroterra ibleo, alle porte della riserva naturale della Valle dell'Anapo, l'acqua che gli studenti dell'Istituto Comprensivo Statale "Valle dell'Anapo" usano per lavarsi le mani non finisce in fogna: sale lungo una parete esterna dell'edificio, attraversa una serie di vasi appesi pieni di piante e batteri, viene disinfettata con una lampada UV e torna in classe sotto forma di acqua per gli sciacquoni. Si chiama Wall2Water, è una delle prime installazioni a scala reale di questo tipo in Italia e in Europa, ed è stata realizzata nel 2022 nell'ambito del progetto europeo NAWAMED. A dicembre 2025 il sistema ha ricevuto il Premio "Massimo Riili" dell'Ordine degli Architetti di Siracusa, riconoscimento che ha riportato l'attenzione su un impianto che, a distanza di anni dall'avvio, continua a essere monitorato e a produrre risparmi idrici misurabili.

Karlsruhe, Germania — 2026. Va detto con chiarezza fin dal primo paragrafo: quello che segue non è il racconto di un intervento già concluso e verificato sul campo, ma di un progetto di ricerca europeo ancora in fase di sperimentazione. Tra la primavera e l'estate del 2026 sono entrati in funzione, uno dopo l'altro, sei impianti dimostrativi che testano — in un'isola greca dipendente dal turismo, in un villaggio rurale del Sudafrica, in un quartiere ad alta densità di Stoccarda, in un'area urbana di Gdańsk e in una grande zona umida artificiale vicino a Barcellona — come si possa trattare e riusare l'acqua di scarico senza costruire, ogni volta, un depuratore centralizzato tradizionale. È il cuore di DECIRE-WATER, un progetto Horizon Europe che ha appena completato la sua prima fase di installazione e non dispone ancora di dati di impatto misurati a lungo termine: per questo lo raccontiamo come lo studio e la sperimentazione che è oggi, non come un servizio già operativo.

Il nome per esteso del progetto — "Decentralized Solutions for a Circular and Efficient Water Management – from Demonstration to the Market" — dice già molto del suo obiettivo: dimostrare che tecnologie di trattamento dell'acqua pensate su piccola scala e distribuite sul territorio, invece che concentrate in un unico grande impianto, possono raggiungere un livello di maturità tale da entrare sul mercato. Coordinato dal Karlsruher Institut für Technologie (KIT) insieme alla Rheinland-Pfälzische Technische Universität (RPTU) di Kaiserslautern-Landau, il progetto è partito il 1° giugno 2025 e durerà tre anni, fino al 31 maggio 2028, con un budget complessivo di 5.217.621 euro, di cui 4.991.995,89 euro finanziati dalla Commissione Europea nell'ambito di Horizon Europe (accordo di sovvenzione n. 101182154).

Milano, Lombardia — 2026. Novanta parcheggi, piazze e strade dell'hinterland milanese hanno smesso di scaricare l'acqua piovana dritta in fognatura e hanno imparato, letteralmente, ad assorbirla. È il bilancio di "Città metropolitana Spugna", il piano urbano integrato finanziato con circa 50,2 milioni di euro del PNRR che dal 2022 ha trasformato superfici impermeabili di 32 Comuni dell'area metropolitana di Milano in bacini di infiltrazione, giardini della pioggia e pavimentazioni drenanti. Secondo quanto riporta il sito ufficiale del progetto, a settembre 2026 tutti gli 88 cantieri previsti risultano completati: un traguardo raggiunto in poco più di tre anni, che colloca Milano tra i pochi casi europei di un intero territorio metropolitano riprogettato, quartiere per quartiere, secondo la logica della "sponge city".

Il progetto è nato da un'urgenza molto concreta. Negli ultimi decenni le piogge intense si sono fatte più frequenti e più violente, mentre le reti fognarie di gran parte dei Comuni dell'hinterland milanese sono state progettate decenni fa, per un clima diverso da quello attuale. "Il progetto Spugna rappresenta un cambio di paradigma nella gestione del territorio", ha dichiarato Paolo Festa, consigliere delegato all'Ambiente di Città Metropolitana di Milano, riassumendo l'obiettivo dell'iniziativa: smettere di trattare l'acqua piovana come un problema da evacuare il più in fretta possibile e cominciare a trattarla come una risorsa da trattenere sul posto.

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