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Tre milioni e trecentosettantamila dipendenti e oltre 200 miliardi di euro l'anno di spesa: la pubblica amministrazione è il più grande datore di lavoro d'Italia. Eppure rispondere a una domanda semplice, quanto guadagna chi lavora per lo Stato, è sorprendentemente difficile. Abbiamo messo in fila i dati ufficiali della Ragioneria generale dello Stato, della Corte dei conti, dell'Aran e dei singoli ministeri. Ne esce un quadro fatto di stipendi base quasi identici e di una giungla di indennità e premi che decide davvero quanto si porta a casa. E di un divario enorme tra chi sta in fondo e chi sta in cima.

I numeri di partenza

Secondo il Conto annuale della Ragioneria generale dello Stato, nel 2024 i dipendenti pubblici erano 3.373.682, il valore più alto dell'ultimo decennio. La Corte dei conti stima per il 2025 una spesa per redditi da lavoro dipendente delle amministrazioni pubbliche di 201 miliardi di euro. È tanto, ma in proporzione meno di quanto spendono i nostri vicini: nel 2024 l'Italia spendeva 187 miliardi per il personale pubblico, contro i 351 della Francia e i 328 della Germania.

Tutte le cifre di questo articolo sono lorde, cioè prima di tasse e contributi a carico del lavoratore, e si riferiscono a un anno intero. Per avere un'idea del netto mensile, un dipendente con 40 mila euro lordi l'anno porta a casa indicativamente poco più di 2.000 euro al mese.

Quanto si guadagna, comparto per comparto

La retribuzione media lorda di tutto il pubblico impiego nel 2024 è stata di 39.766 euro. Ma le differenze tra comparti sono ampie: chi lavora nella scuola, nelle università e negli enti di ricerca guadagna in media quasi 22 mila euro in meno di chi lavora negli enti fuori comparto come la Presidenza del Consiglio o le Autorità indipendenti.

Grafico: retribuzione media annua lorda per comparto della pubblica amministrazione, 2024

Chi sta in fondo e chi sta in cima

Le medie per comparto nascondono differenze molto più forti. Dividendo la spesa per retribuzioni di ciascuna categoria, pubblicata dalla Corte dei conti per il 2023, per il numero dei dipendenti della stessa categoria, si ottiene una stima della retribuzione media pro capite. Il risultato è una scala che va dai circa 29 mila euro del personale della scuola ai quasi 178 mila della carriera diplomatica.

Grafico: retribuzione media annua lorda stimata per categoria di dipendenti pubblici, 2023

Le cifre più alte non sorprendono del tutto: magistrati, prefetti e diplomatici sono carriere di vertice, con pochi dipendenti e molte responsabilità. Colpisce di più la distanza tra categorie che svolgono lavori simili, per esempio tra un funzionario di un ministero e uno della Presidenza del Consiglio, che in media guadagna più del doppio.

La parte che non si vede: il salario accessorio

Per capire queste differenze bisogna guardare dentro la busta paga. Lo stipendio tabellare, fissato dal contratto nazionale, è quasi uguale per chi ha lo stesso inquadramento. A fare la differenza è il salario accessorio: indennità, straordinari, premi di produttività, retribuzioni di posizione e di risultato. Dipende dai fondi di cui dispone ogni amministrazione, ed è qui che si annidano le disparità.

Grafico: quota del salario accessorio sulla retribuzione per categoria, 2023

Alla Presidenza del Consiglio e nella carriera diplomatica più di sei euro su dieci arrivano da voci accessorie; nella scuola appena uno e mezzo. Nei soli ministeri, secondo i dati del ministero dell'Economia riportati dal Sole 24 Ore, la retribuzione media è di 35.293 euro, il 17,5% in meno dei 42.792 delle Agenzie fiscali e il 26% in meno dei 47.716 di enti come Inps e Inail. La differenza sta quasi tutta nell'accessorio: 10.163 euro l'anno nei ministeri, 15.086 nelle Agenzie fiscali, 20.456 negli enti pubblici.

Ministero per ministero

Anche tra un ministero e l'altro, a parità di qualifica, lo stipendio fisso è praticamente lo stesso. L'indennità di amministrazione di un funzionario, fissata con un decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 7 febbraio 2025, vale 5.143,99 euro l'anno in quasi tutti i ministeri, 5.302,01 euro all'Economia e alla Giustizia, 4.959,94 euro nell'amministrazione penitenziaria e nella giustizia minorile.

Il divario vero è nei fondi per l'accessorio. Nel 2025 il governo ha stanziato 190 milioni di euro per avvicinare i ministeri al livello delle Agenzie fiscali, dove il salario accessorio vale in media 6.724 euro l'anno, circa 560 euro al mese. Le simulazioni su dati della Ragioneria generale dello Stato mostrano quanto manca, ogni mese, ai dipendenti di ciascun ministero per arrivarci.

Grafico: quanto manca ai ministeri per raggiungere il salario accessorio delle Agenzie fiscali

In altre parole, un funzionario del ministero della Giustizia o delle Infrastrutture, a parità di inquadramento, riceveva fino a 5-6 mila euro l'anno di accessorio in meno di un collega dell'Agenzia delle entrate, mentre all'Economia e al Turismo i colleghi stavano già sopra quella soglia. Il decreto, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 16 giugno 2025, ha assegnato la quota più alta alla Giustizia, 43,7 milioni, seguita da Difesa (19,5), Cultura (15,5), Interno (14) ed Economia (11). Secondo la stessa stampa specializzata, però, quei 190 milioni non bastano a colmare tutti i divari.

Lo squilibrio ha un effetto concreto: i funzionari migliori tendono a spostarsi verso le amministrazioni che pagano di più, e la Giustizia è indicata come una delle più colpite dalla fuga di personale. Proprio il ministero che dovrebbe far funzionare i tribunali è quello che paga peggio.

Dentro tre ministeri: quanto pesano premi e indennità

Ogni ministero pubblica nella sezione "Amministrazione trasparente" il proprio Conto annuale, con la spesa media per dipendente divisa tra parte fissa e parte accessoria. Li abbiamo letti per tre ministeri. Il risultato è netto: per i dirigenti la parte accessoria vale più dello stipendio fisso, spesso il doppio.

Grafico: parte fissa e parte accessoria della retribuzione in tre ministeri

Al ministero dell'Università un dirigente di prima fascia costa in media poco più di 200 mila euro l'anno: 67 mila di parte fissa, 133 mila di accessorio. Al Turismo si arriva a 239 mila, con 168 mila di accessorio. Agli Esteri il capo di gabinetto, secondo le tabelle pubblicate dallo stesso ministero, può arrivare a 256.684 euro lordi annui considerando la retribuzione di risultato massima. Il funzionario medio, invece, sta tra i 38 e i 49 mila euro, con l'eccezione degli Esteri dove pesano le sedi all'estero.

Qui sta il punto: la parte che pesa di più nella busta paga dei dirigenti, cioè retribuzione di posizione variabile e di risultato, è decisa dentro ogni amministrazione, con fondi propri e criteri propri. Alla Presidenza del Consiglio, per fare un esempio, la retribuzione di risultato media dei dirigenti di prima e seconda fascia nel 2024 è stata di 17.433 euro.

Il tetto che non c'è più

Dal 2014 nessun dipendente pubblico poteva superare i 240 mila euro lordi l'anno. Con la sentenza n. 135 del 28 luglio 2025 la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo quel limite fisso. Il tetto in sé resta, ma torna ad essere agganciato al trattamento del primo presidente della Corte di cassazione: in attesa del decreto del presidente del Consiglio che deve fissarlo, la stampa specializzata lo indica in 311.658 euro lordi. La sentenza non è retroattiva. Nei mesi successivi diversi enti hanno valutato di ritoccare gli stipendi dei vertici, mentre il ministro per la Pubblica amministrazione ha annunciato che porrà un freno agli aumenti. È un capitolo da seguire, perché riguarda proprio la fascia più alta, e meno visibile, delle retribuzioni pubbliche.

Stipendi alti o bassi? Dipende da chi

Sarebbe sbagliato concludere che i dipendenti pubblici siano strapagati. Per la grande maggioranza vale il contrario. Secondo l'ultimo rapporto semestrale dell'Aran, tra il 2015 e il 2025 le retribuzioni contrattuali del personale pubblico non dirigente sono cresciute del 14,9%, contro il 16,2% del settore privato, mentre l'inflazione nello stesso periodo è stata del 22,6%: quasi otto punti di potere d'acquisto persi. Per la scuola la crescita si è fermata al 13,4%.

Grafico: crescita delle retribuzioni contrattuali e inflazione 2015-2025

Il quadro che emerge è quello di una piramide: alla base milioni di insegnanti, infermieri, impiegati comunali e ministeriali con stipendi fermi in termini reali; in cima poche migliaia di posizioni, tra dirigenti, vertici di enti, magistrati e diplomatici, dove la parte variabile della retribuzione è più alta e meno controllabile dall'esterno.

Perché è così difficile capirci qualcosa

I dati esistono, ma sono dispersi. Per scrivere questo articolo abbiamo dovuto incrociare il Conto annuale della Ragioneria, la relazione della Corte dei conti, i rapporti dell'Aran, i decreti in Gazzetta Ufficiale e i PDF che ogni ministero carica, con formati diversi e anni diversi, nella propria sezione "Amministrazione trasparente". Alcuni di quei file non sono nemmeno leggibili dai motori di ricerca. Pagella Politica ha mostrato che neppure il numero e i compensi dei consiglieri dei ministri del governo Meloni si possono ricostruire con certezza.

Il risultato è che un cittadino non può confrontare facilmente quanto guadagna un dirigente del ministero A rispetto a uno del ministero B, né sapere se i premi di risultato vengono distribuiti a tutti in modo uniforme o davvero in base ai risultati. Senza questa trasparenza, ogni discussione sulla spesa pubblica finisce per oscillare tra i tagli lineari e la difesa dello status quo.

Il commento di PINET

La pubblica amministrazione italiana non spende troppo per il personale: spende male. Tiene fermi da dieci anni gli stipendi reali di chi insegna, cura e sta allo sportello, mentre lascia che la parte più ricca delle retribuzioni, quella accessoria dei vertici, sia decisa amministrazione per amministrazione, con regole diverse e poca luce. Il caso più emblematico è la Giustizia, il ministero peggio pagato proprio dove servirebbero più efficienza e più personale. Servirebbe una cosa semplice: un'unica tabella pubblica, aggiornata ogni anno e leggibile da chiunque, con la retribuzione media fissa e accessoria per qualifica di ogni ministero ed ente, e la distribuzione reale dei premi. Non per alimentare l'invidia sociale, ma perché chi paga ha il diritto di sapere come vengono spesi i propri soldi, e chi lavora bene ha il diritto di essere pagato meglio.

Fonti: Ragioneria generale dello Stato, Conto annuale 2024, le retribuzioni medie; Corte dei conti, Relazione sul costo del lavoro pubblico 2025; Agi, spesa per la PA nel 2025; Avvenire, dipendenti pubblici e confronto europeo; Il Sole 24 Ore, ministeriali e Agenzie fiscali; FiscoeTasse, retribuzioni medie ministeri, agenzie ed enti; Gazzetta Ufficiale, indennità di amministrazione per ministero; Sky TG24, simulazioni sul salario accessorio; Scuolalink, importi per ministero; Tgcom24, ministeri ricchi e poveri; Brocardi, ripartizione dei 190 milioni; Fanpage, i limiti dello stanziamento; Ministero dell'università e della ricerca, Conto annuale 2024; Ministero del turismo, Conto annuale 2024; Ministero degli affari esteri, Conto annuale 2023; Ministero degli affari esteri, retribuzioni dirigenziali; Presidenza del Consiglio, premi ai dirigenti 2024; Corte costituzionale, sentenza 135/2025; ItaliaOggi, il nuovo tetto; LentePubblica, dopo lo stop al tetto; LentePubblica, rapporto Aran 2026; LentePubblica, retribuzioni della dirigenza; La Notizia, salari PA e inflazione; Orizzonte Scuola, retribuzioni del comparto istruzione; Pagella Politica, la trasparenza sui consiglieri dei ministri. Grafici: elaborazione PINET.