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Il 21 ottobre la Procura europea (EPPO) ha perquisito gli uffici amministrativi del gruppo Patrioti per l'Europa (PfE) nelle sedi del Parlamento europeo di Bruxelles e Strasburgo. L'indagine, aperta nel luglio 2025, riguarda l'uso dei fondi pubblici da parte di Identità e Democrazia (ID), il gruppo di estrema destra della scorsa legislatura di cui facevano parte anche la Lega, il Rassemblement national e l'AfD. Secondo i servizi finanziari del Parlamento, ID avrebbe speso in modo indebito almeno 4,33 milioni di euro tra il 2019 e il 2024. La notizia, data da Euronews ed EUobserver, riapre una domanda che riguarda tutti i contribuenti europei: chi controlla davvero i soldi che i gruppi politici ricevono dal bilancio dell'Unione?

Cosa è successo

La Procura europea ha confermato a EUobserver che le perquisizioni fanno parte di una "indagine in corso sull'uso di fondi europei da parte di un ex gruppo politico del Parlamento europeo", senza aggiungere altri dettagli per non compromettere il procedimento. Il Parlamento ha confermato a Euronews che le perquisizioni sono collegate all'indagine su ID e ha dichiarato di cooperare con le autorità competenti.

Non è il primo passo operativo. Il 30 giugno 2026 la stessa Procura aveva condotto perquisizioni in Francia, Spagna, Italia e Belgio, come riferito da Euronews e da OCCRP sulla base di quanto rivelato da Le Monde. In quell'occasione il presidente del Rassemblement national Jordan Bardella, che oggi guida il gruppo dei Patrioti, aveva scritto che le perquisizioni riguardavano uffici e abitazioni di fornitori di servizi di comunicazione che avevano lavorato con il suo partito.

Ad oggi nessuna persona risulta pubblicamente indicata come indagata e non ci sono capi d'accusa formulati: si tratta di un'indagine, e tutti i soggetti coinvolti vanno considerati estranei ai fatti fino a un eventuale accertamento giudiziario.

Cosa contestano i servizi finanziari del Parlamento

All'origine del caso c'è un rapporto della direzione generale delle Finanze del Parlamento (DG FINS), le cui conclusioni sono state rese note nel luglio 2025 da Le Monde, Die Zeit e Falter. Secondo quanto riportato da quelle testate e ripreso dal Brussels Times, gli ispettori contestano gare d'appalto irregolari, donazioni ad associazioni vicine a partiti ed eletti e fatture gonfiate. Tra gli esempi citati: 1,7 milioni di euro a un'agenzia di comunicazione dopo una gara definita "puramente formale" e oltre 1,4 milioni a una tipografia che avrebbe subappaltato il lavoro a un costo inferiore, con un margine stimato in 260 mila euro. Secondo gli stessi articoli, gran parte del denaro sarebbe finito a società legate a persone vicine a Marine Le Pen.

Il dato complessivo ha ormai una conferma ufficiale. Nella risoluzione sul discarico del bilancio 2024, approvata il 29 aprile 2026 con 431 voti favorevoli, 131 contrari e 81 astenuti, il Parlamento scrive che l'amministrazione ha accertato che almeno 4.333.635,78 euro della voce di bilancio 400 sono stati "spesi indebitamente" dall'ex gruppo ID nella legislatura 2019-2024, con un "rischio finanziario e reputazionale significativo" per l'istituzione. La stessa risoluzione ricorda che il fascicolo è stato trasmesso alla Procura europea e che l'Ufficio di presidenza attende l'esito dell'indagine prima di avviare il recupero delle somme.

Quando l'indagine è stata aperta, Bardella l'aveva definita "una nuova operazione di molestia" del Parlamento europeo, mentre l'ex segretario generale di ID Philip Claeys aveva respinto quelle che ha chiamato "accuse scorrette".

Il nodo della successione: chi paga?

Il punto politicamente più delicato è se i Patrioti per l'Europa possano essere chiamati a restituire il denaro. ID si è sciolto dopo le elezioni del 2024 e molti dei suoi partiti, compresa la Lega, sono confluiti nel nuovo gruppo, che ha accolto anche Fidesz di Viktor Orbán e gli spagnoli di Vox.

Nel settembre 2025 la commissione Controllo dei bilanci (CONT) ha approvato a larga maggioranza un parere, redatto dal presidente Niclas Herbst (PPE), secondo cui PfE dovrebbe rispondere delle spese irregolari del predecessore. Come ricostruito da Euronews, il parere richiama le regole interne per cui un nuovo gruppo può essere considerato successore di uno sciolto se vi è confluita una quota decisiva dei membri, se ne ha ereditato sedi, sistemi informatici, conti o altri beni, o se il cambio di nome appare pensato soprattutto per liberarsi dei debiti. Il parere osserva che segretario generale e diversi dirigenti dello staff sono gli stessi e che il partito europeo collegato, ID Party, ha cambiato nome in Patriots.eu, come risulta anche dal registro dell'Autorità per i partiti politici europei. La decisione finale spetta all'Ufficio di presidenza, guidato dalla presidente Roberta Metsola.

I Patrioti respingono questa lettura. Dopo le perquisizioni di ottobre il gruppo ha dichiarato, in una nota ripresa dall'ANSA, che "non vi è alcuna continuità legale con il gruppo ID" e che non è coinvolto nelle indagini. Già nel 2025 il coordinatore di PfE in commissione CONT, l'ungherese Tamás Deutsch, aveva definito il parere "infondato e politicamente motivato". Secondo l'eurodeputato del Rassemblement national Jean-Paul Garraud, le perquisizioni hanno riguardato gli uffici di ex dipendenti di ID.

Le nuove contestazioni sul 2024

Il caso non riguarda solo il passato. Secondo quanto riportato a giugno da Politico Europe e da elDiario.es, i servizi finanziari del Parlamento hanno chiesto agli stessi Patrioti di restituire 276.967 euro spesi irregolarmente nel secondo semestre del 2024: donazioni a organizzazioni locali non ammesse dalle regole, tre appalti assegnati in modo irregolare (di cui oltre 146 mila euro a una società di comunicazione legata al Rassemblement national) e pubblicità su una rivista politica considerata un finanziamento indiretto. Nella risoluzione di discarico il Parlamento cita a sua volta notizie di stampa su almeno 171.644 euro contestati e segnala che, al momento del voto, la relazione di revisione di PfE per quel semestre era l'unica, fra otto gruppi, ancora mancante. Secondo Transparency International EU, il gruppo sembrava intenzionato a rimborsare le somme attingendo alle proprie riserve; l'organizzazione ha comunque chiesto che il Parlamento assuma il controllo delle finanze del gruppo e che il caso sia segnalato alla Procura europea.

Un sistema di controlli fragile

La vicenda mette in luce un problema strutturale, riconosciuto dallo stesso Parlamento. I gruppi gestiscono i fondi della voce 400 in autonomia e ciascuno è certificato da un solo revisore esterno; nella risoluzione di aprile l'Assemblea lamenta che le società di revisione disponibili fossero appena tre, chiede più risorse per la vigilanza della DG FINS e invita l'Ufficio di presidenza a valutare misure cautelative, come compensazioni o accantonamenti, in attesa della conclusione dell'indagine. La commissione CONT ha inoltre proposto di verificare la responsabilità del revisore che aveva certificato i conti di ID.

Cosa può succedere adesso

La Procura europea, competente per i reati che ledono gli interessi finanziari dell'Unione, deciderà se chiedere il rinvio a giudizio di eventuali responsabili davanti ai tribunali nazionali. Sul piano amministrativo, l'Ufficio di presidenza del Parlamento dovrà decidere se e a chi chiedere la restituzione dei 4,3 milioni, e dovrà riferire per iscritto alla commissione CONT prima del prossimo ciclo di discarico. Una decisione che riconoscesse i Patrioti come successori di ID creerebbe un precedente per tutti i gruppi politici, e una scelta simile potrebbe essere contestata davanti alla Corte di giustizia dell'UE.

Il commento di PINET

I fondi dei gruppi parlamentari sono denaro dei contribuenti, compresi quelli italiani, e servono a finanziare il lavoro politico a livello europeo, non le reti di fornitori dei partiti nazionali. Il caso ID mostra che un controllo affidato a un solo revisore privato e a verifiche a posteriori non basta: le irregolarità sono emerse solo dopo lo scioglimento del gruppo, quando recuperare il denaro è diventato più difficile. Per l'Italia la questione non è astratta, perché la Lega faceva parte di ID e oggi siede nei Patrioti: sarebbe utile che i partiti italiani coinvolti spiegassero pubblicamente come sono stati gestiti quei fondi, a prescindere dall'esito penale. E un Parlamento che chiede rigore sui fondi agli Stati membri dovrebbe applicare lo stesso rigore a casa propria, con regole chiare sulla successione tra gruppi che valgano per tutti, di qualunque colore politico.

Fonti: Euronews, 21 ottobre 2026; EUobserver; ANSA; OCCRP; Euronews, 30 giugno 2026; Parlamento europeo, risoluzione sul discarico 2024 P10_TA(2026)0126; Legislative Observatory del Parlamento europeo, procedura 2025/2146(DEC); Euronews, parere della commissione CONT; Brussels Times; elDiario.es; Transparency International EU; Autorità per i partiti politici europei e le fondazioni politiche europee.