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Il 29 ottobre 2026, alla COP17 sulla biodiversità di Erevan, in Armenia, le Nazioni Unite hanno riconosciuto ForestaMi, il progetto di forestazione urbana dell'area metropolitana di Milano, come World Restoration Flagship: una delle migliori esperienze al mondo di ripristino degli ecosistemi su larga scala e di lungo periodo. È l'unico progetto europeo tra i cinque premiati nel 2026 e il primo italiano a ricevere il riconoscimento. L'obiettivo dichiarato è piantare tre milioni di alberi entro il 2030, circa uno per abitante della Città metropolitana.

Che cosa è ForestaMi e che cosa ha riconosciuto l'ONU

ForestaMi nasce nel 2018 da una ricerca del Politecnico di Milano e dall'idea dell'architetto Stefano Boeri, che ne è il fondatore. Il progetto lavora su aree urbane e periurbane: ex siti industriali, parcheggi, depositi dismessi e spazi pubblici che possono essere restituiti alla natura. Alla rete partecipano Comune di Milano, Città metropolitana, Regione Lombardia, Parco Nord Milano, Parco Agricolo Sud Milano, le università milanesi e fondazioni come Cariplo, oltre alla nuova Fondazione Forestami, organismo del terzo settore. Non sono stati resi noti gli importi dei finanziamenti.

Il riconoscimento rientra nel programma dei World Restoration Flagships della Decade ONU per il ripristino degli ecosistemi, che premia, come si legge sul sito del programma, gli "esempi migliori di ripristino degli ecosistemi su larga scala e di lungo periodo" in base ai dieci Principi del ripristino. Nella scheda dedicata a "Forestami - Milan Urban Forest" l'ONU descrive il progetto come un intervento di ripristino della natura in una delle aree più densamente popolate e inquinate d'Europa, basato su piantumazione, ripristino ed educazione. Gli altri quattro vincitori del 2026 sono in Colombia (Urban Nature Reborn), Stati Uniti (Green Seattle Partnership), Etiopia (Great Rift Valley Renaissance) e Cina (Blue Bay Restoration). Secondo i dati ONU riportati dalla stampa, i flagship riconosciuti finora sono 35, con oltre 74 milioni di ettari di obiettivo complessivo e più di 19 milioni già interessati da interventi.

Come funziona nel dettaglio

Gli obiettivi al 2030

I traguardi indicati per il 2030 sono tre: piantare tre milioni di alberi, aumentare del 5% la copertura arborea della Città metropolitana e riqualificare 255 ettari di aree urbane, tra cui siti abbandonati e superfici da restituire alla natura. Secondo Euronews, dal 2019 sono già stati messi a dimora circa 640.000 tra alberi e arbusti, su un'estensione di aree degradate paragonabile a circa 350 campi da calcio; i restanti tre milioni sono attesi nei prossimi quattro anni. Le cifre di partenza vengono da una sola testata e non da un documento ufficiale del progetto, quindi vanno prese come indicative.

Un'infrastruttura verde, non solo piantumazioni

Boeri descrive ForestaMi come una rete di istituzioni, Comuni, comunità locali, imprese e gruppi multidisciplinari. L'idea è che alberi e vegetazione diventino parte dell'infrastruttura urbana, lungo strade e spazi pubblici, con tre funzioni dichiarate: raffrescare la città contro le isole di calore, migliorare la qualità dell'aria e aumentare la biodiversità. A questo si affiancano programmi di educazione e sensibilizzazione per adulti e scuole. Fondazione Forestami sostiene che il verde su strade, tetti e facciate sia il modo più economico ed efficace per filtrare le polveri sottili e rinfrescare l'ambiente urbano.

Il contesto: una pianura chiusa e inquinata

Il tema non è astratto. Una classifica di IQAir di metà ottobre ha collocato Milano al settimo posto tra le dieci città più inquinate del mondo e unica europea in elenco, anche per la conformazione della Pianura Padana, che limita la circolazione dell'aria, e per le emissioni di agricoltura e industria. Gli articoli consultati non riportano misure dirette di quanto gli alberi piantati finora abbiano ridotto CO2 o polveri: i benefici climatici e sanitari restano per ora obiettivi e stime.

Le parole dei protagonisti

Stefano Boeri: "Forestami nasce dall'idea di riportare la natura in città". Maria Chiara Pastore, direttrice scientifica del progetto e docente del Politecnico di Milano, che ha ritirato il premio a Erevan: "Il ripristino degli ecosistemi richiede una visione d'insieme", ponendo la domanda di fondo su "come rendere le nostre città più capaci di accogliere e sostenere la natura". Per il governo italiano era presente l'ambasciatore in Armenia Alessandro Ferranti. Sul piano globale, la direttrice esecutiva dell'UNEP Inger Andersen ha dichiarato: "stiamo assistendo alla nascita di uno dei più grandi movimenti per la natura della storia", avvertendo però che "non stiamo ancora ripristinando la natura alla scala e alla velocità necessarie". Secondo la valutazione UNEP citata da Euronews, sono in corso ripristini su 252 milioni di ettari in 149 Paesi.

Cosa lo rende replicabile

Il modello si regge su una regia metropolitana unica, che coordina Comuni, parchi e Regione invece di lasciare ogni amministrazione a piantare per conto proprio, e su una base scientifica fornita da un'università. Prende di mira aree che nessuno usa più, come parcheggi e piazzali dismessi, riducendo la concorrenza con altri usi del suolo, e unisce piantumazione ed educazione, che aiuta ad avere cura degli alberi nel tempo. Un obiettivo misurabile, come la quota di copertura arborea, permette di verificare i risultati e di dialogare con finanziatori e donatori. Un'area metropolitana italiana con un ente di area vasta e un ateneo disposto a collaborare ha gli ingredienti di base.

Il commento di PINET

Per l'Italia il premio è soprattutto un segnale di credibilità internazionale per un approccio che molte Città metropolitane, da Torino a Napoli, potrebbero adottare con una governance simile. Gli ostacoli concreti sono però la disponibilità di suoli, spesso privati o inquinati e da bonificare prima della piantumazione, e il costo di manutenzione e irrigazione di anni, che raramente è coperto dai finanziamenti iniziali. Un secondo punto critico è la trasparenza: oggi mancano dati pubblici sul tasso di sopravvivenza degli alberi e sugli effetti misurati su temperatura e polveri, indispensabili per giudicare l'efficacia. Il riconoscimento ONU premia dunque una visione e una rete ben costruite; la prova sul campo arriverà quando i dati di monitoraggio saranno pubblici.

Per un caso affine sul fronte della biodiversità urbana si veda anche Valencia: 60 interventi urbani per riportare la biodiversità.

Fonti