Dal 9 ottobre 2026 le riunioni ospitate su meet.jit.si, il servizio pubblico gratuito di Jitsi Meet, si chiudono automaticamente dopo 95 minuti. Lo ha annunciato il team del progetto sul blog ufficiale, aggiungendo che sono in arrivo altre modifiche, senza dire quali. Per molte piccole imprese, studi professionali e associazioni che usano quel sito come alternativa senza account a Zoom o Teams per riunioni con clienti, formazione o assemblee, il limite cambia le abitudini: il software Jitsi resta open source e senza limiti di durata, ma chi vuole continuare a usarlo senza interruzioni deve installarlo in casa, affidarlo a un fornitore o passare al servizio a pagamento.
Cosa è cambiato su meet.jit.si
L'annuncio sul blog di Jitsi è di poche righe: da quel giorno le riunioni sull'istanza pubblica meet.jit.si sono limitate a 95 minuti, e altre novità arriveranno. Non viene spiegato il motivo, ma il servizio è gestito da 8x8, l'azienda statunitense che finanzia lo sviluppo di Jitsi e che vende la versione gestita JaaS (Jitsi as a Service), promossa nella stessa pagina. Secondo quanto riportato dagli utenti nei forum, tra cui la community di Privacy Guides, allo scadere del tempo la stanza non è subito riutilizzabile con lo stesso nome. Il limite si somma a restrizioni già introdotte negli anni scorsi, come l'obbligo per chi apre la stanza di autenticarsi con un account esterno e il tetto di pochi minuti per le chiamate meet.jit.si incorporate in altri siti.
Il punto da chiarire subito con i propri collaboratori è che il limite riguarda solo quel sito. Jitsi Meet è un software rilasciato con licenza Apache 2.0, approvata OSI, con rilasci regolari (l'ultima versione stabile su GitHub è di settembre), e nella sua configurazione standard non impone alcuna durata massima. Le installazioni gestite in proprio, da un fornitore o da altri enti non sono toccate, a meno che il loro amministratore non decida di introdurre un limite.
Le tre strade per le imprese
La prima è installare Jitsi su un proprio server o su una macchina virtuale presso un provider europeo. Esistono pacchetti per Debian e Ubuntu e un'installazione con container Docker documentate nel manuale ufficiale; il programma di installazione può richiedere da solo il certificato HTTPS a Let's Encrypt, che però dal prossimo anno andrà rinnovato più spesso, come spiegato nell'articolo sui certificati a 64 giorni. Per evitare che chiunque apra stanze sul server aziendale conviene attivare l'autenticazione dei moderatori, eventualmente collegandola a un sistema di accesso unico come Keycloak. Il vantaggio non è solo la durata illimitata: audio, video e registro delle riunioni restano su infrastruttura scelta dall'azienda, un argomento utile anche in ottica GDPR quando si parla con clienti o pazienti.
La seconda strada è un'istanza gestita da un fornitore italiano o europeo, che si occupa di aggiornamenti, sicurezza e dimensionamento: è la scelta sensata per chi non ha un tecnico interno. La terza è JaaS di 8x8, che offre un piano gratuito per volumi molto piccoli e poi una tariffa basata sugli utenti attivi mensili; resta però un servizio di un'azienda statunitense, con le relative implicazioni sul trasferimento dei dati. Chi usa già Nextcloud può valutare anche Nextcloud Talk, che per le riunioni più grandi richiede comunque un componente server aggiuntivo.
Costi reali e limiti
Il software non ha costo di licenza, ma un servizio di videoconferenza affidabile non è gratuito. Un server virtuale adatto a riunioni interne di qualche decina di persone costa in genere qualche decina di euro al mese, a cui vanno aggiunte le ore di un tecnico o di un integratore per installazione, configurazione dell'autenticazione e del firewall, aggiornamenti periodici e monitoraggio. Il collo di bottiglia è la banda in uscita: ogni partecipante in più moltiplica il traffico, e per webinar con centinaia di persone servono più server video o un fornitore dedicato. La registrazione delle riunioni e la diretta streaming richiedono un componente separato (Jibri) con risorse proprie. L'interfaccia è disponibile in italiano, mentre la documentazione tecnica è in inglese. Non esiste un'assistenza contrattuale del progetto per chi installa da sé: il supporto passa dal forum della comunità o da un fornitore.
Il commento di PINET
Il limite di 95 minuti è un promemoria utile: un servizio gratuito gestito da altri può cambiare regole da un giorno all'altro, anche quando il software sotto è open source. Per una PMI che fa riunioni brevi non cambia molto, ma chi usa meet.jit.si per corsi, assemblee o call lunghe con i clienti farebbe bene a decidere ora, prima delle prossime modifiche annunciate: un'istanza propria o presso un fornitore europeo costa poco rispetto al valore delle riunioni che ospita e lascia all'azienda il controllo su dati e regole.
| Soluzione | Jitsi Meet (software di videoconferenza; meet.jit.si e JaaS sono servizi gestiti da 8x8) |
|---|---|
| Area d'uso | Videoconferenze, riunioni con clienti e fornitori, formazione a distanza |
| Alternativa a | Zoom, Microsoft Teams, Google Meet, Webex |
| Licenza | Apache 2.0, approvata OSI |
| Modello | Community con sviluppo finanziato da 8x8; servizio commerciale JaaS a pagamento |
| Installazione | Entrambi: self-hosted (pacchetti Debian/Ubuntu o Docker) o istanze gestite da fornitori, anche in cloud UE |
| Italiano | Interfaccia in italiano; documentazione tecnica in inglese |
| Supporto in Italia | Tramite integratori e provider di hosting; nessuna assistenza diretta del progetto per le installazioni in proprio |
| Costo reale | Nessuna licenza; server virtuale da qualche decina di euro al mese, più installazione, manutenzione e banda; JaaS a tariffa per utenti attivi mensili |
| Indice di prontezza PMI | 3/5 - Maturo con integratore (software diffuso e stabile, ma installazione, sicurezza e dimensionamento richiedono un tecnico o un fornitore; indice editoriale, non una certificazione) |
| Sito / repository | jitsi.org - github.com/jitsi/jitsi-meet |
| Fonte | Jitsi, Changes coming to meet.jit.si (9 ottobre 2026) |