Robecco sul Naviglio (Milano), 2026. Ogni depuratore trattiene ogni giorno tonnellate di sabbia: quella che entra con le acque reflue e quella raccolta pulendo le fognature. Per anni è stata trattata come un rifiuto da smaltire. Al depuratore di Robecco sul Naviglio, gestito da CAP Evolution (Gruppo CAP), questo materiale viene invece lavato, controllato e, grazie a un'autorizzazione della Città metropolitana di Milano, venduto come aggregato riciclato che esce dal regime dei rifiuti (End of Waste) e può sostituire la sabbia di cava nei cantieri.
Come funziona il recupero delle sabbie
L'impianto di Robecco sul Naviglio serve 27 Comuni dell'ovest milanese lungo il Ticino, con una capacità di 340.000 abitanti equivalenti, e tratta in media oltre 102.000 metri cubi di acque reflue al giorno. Lungo la linea di depurazione, il dissabbiamento separa le sabbie dall'acqua. A Robecco arrivano però anche sabbie da altre fonti: quelle dissabbiate negli altri depuratori CAP, quelle raccolte dalle ditte di spurgo durante la manutenzione delle reti fognarie e quelle prodotte dal trattamento della frazione organica dei rifiuti urbani (FORSU) nella linea di ZeroC.
Tutto il materiale passa in una linea di lavaggio e recupero: la sabbia viene lavata e disinfettata con ipoclorito di sodio. Il risultato è un aggregato fine con granulometria 0/6,3 mm, pensato per sostituire gli aggregati naturali nelle opere di ingegneria civile. Secondo la scheda tecnica dell'impianto, si tratta della prima autorizzazione di questo tipo in Italia ottenuta con la nuova disciplina sull'End of Waste.
Fino a oggi queste sabbie venivano riutilizzate solo nei cantieri interni del Gruppo, soprattutto per l'allettamento e il rinterro delle tubazioni. L'autorizzazione rilasciata dalla Città metropolitana di Milano ai sensi dell'articolo 208 del D.Lgs. 152/2006 consente ora a CAP Evolution di cedere il prodotto a imprese esterne. Come ha dichiarato il direttore generale di CAP Evolution, Michele Falcone, l'obiettivo è mettere a disposizione delle imprese del territorio «un aggregato riciclato sicuro e tracciato».
Numeri, controlli e tracciabilità
La capacità autorizzata arriva fino a 48 tonnellate al giorno di residui non pericolosi, pari a circa 14.400 tonnellate l'anno. La scheda tecnica dell'impianto, datata 31 dicembre 2025, indica che la capacità operativa attuale della sezione di recupero sabbie è di circa 2.532 tonnellate l'anno (9,8 al giorno) e che 14.400 tonnellate l'anno è il valore a regime, con nuovi codici rifiuto e una base di conferimento più ampia: il salto di scala è quindi ancora da compiere.
Per garantire la qualità, ogni lotto da 100 metri cubi viene analizzato da laboratori certificati, con prove fisiche, meccaniche e ambientali (test di cessione, metalli e parametri chimico-fisici). L'aggregato ha la marcatura CE ed è conforme alle norme UNI EN 13242 e UNI EN 13285, relative agli aggregati per opere civili e stradali. ARPA Lombardia, su incarico di ISPRA e del Ministero dell'Ambiente, ha verificato la conformità dell'impianto ai regolamenti europei REACH, POPs e CLP, senza rilevare sostanze pericolose. Un sistema digitale traccia l'intera filiera, dalla pesatura automatica all'ingresso fino al documento di trasporto verso i cantieri di destinazione.
Perché conta: la sabbia è una risorsa che scarseggia
Secondo l'UNEP, nel mondo si consumano circa 50 miliardi di tonnellate di sabbia all'anno, la seconda risorsa più sfruttata dopo l'acqua. In Italia, secondo Legambiente, oltre il 60% delle cave attive è prossimo alla saturazione. Recuperare le sabbie già presenti nei flussi urbani riduce sia i rifiuti da smaltire sia la pressione sulle cave. Sul legame tra rifiuti urbani e nuovi materiali per l'edilizia, su questo sito si è già parlato dell'uso dei fanghi di depurazione nella sperimentazione LandFeed in Sicilia, un altro esempio di valorizzazione dei residui della depurazione.
Cosa rende il modello replicabile
- Un flusso che esiste ovunque. Ogni depuratore con dissabbiatura produce sabbie: non servono nuove materie prime, ma una linea di lavaggio e un'autorizzazione.
- Un percorso normativo ora tracciato. L'autorizzazione ex art. 208 per l'End of Waste, ottenuta da CAP Evolution, offre un precedente concreto ad altri gestori del servizio idrico.
- Più fonti, un solo impianto. Aggregare sabbie da più depuratori, dalle reti fognarie e da altre filiere rende sostenibile la scala dell'investimento.
- Controllo di qualità sistematico. Analisi per lotto, marcatura CE e tracciabilità digitale danno ai costruttori le garanzie che servono per fidarsi di un aggregato riciclato.
Il commento di PINET
Per l'Italia il caso è interessante soprattutto per i gestori del servizio idrico e per le multiutility, che oggi sostengono costi di smaltimento per le sabbie e potrebbero trasformarli in un ricavo. La vera incognita non è tecnica ma di mercato: serve che stazioni appaltanti e imprese edili accettino di usare aggregati riciclati, e che le prescrizioni dei capitolati lo consentano senza ostacoli. Sul fronte burocratico, il percorso autorizzativo per l'End of Waste resta caso per caso e può variare da un ente competente all'altro, quindi la replicabilità dipenderà dai tempi delle singole Regioni e Città metropolitane. Va infine ricordato che i volumi a regime non sono ancora stati raggiunti: sarà il mercato a dire quanto il materiale sarà davvero assorbito. Un modello promettente, ma da valutare sui numeri effettivi dei prossimi anni.
Fonti: