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Berlino, Germania. Una città di oltre tre milioni e mezzo di abitanti ha deciso di mettere nero su bianco, in una legge, quanti alberi, parchi e zone d'ombra dovrà avere nei prossimi quindici anni. Si chiama "BäumePlus-Gesetz" (la legge sul clima e l'adattamento, KAnBln) e nasce da una proposta dei cittadini, l'iniziativa Baumentscheid: un milione di alberi stradali sani, 1.000 "isole di raffrescamento", 100 nuovi parchi e il 50% del verde urbano irrigato con acqua piovana. Secondo il sito dell'iniziativa, il Parlamento regionale (Abgeordnetenhaus) l'ha approvata il 3 novembre 2025 senza voti contrari, dopo che la coalizione di governo CDU-SPD aveva rinunciato a un proprio testo alternativo.

Il punto di partenza è un dato che accomuna Berlino a molte città europee: secondo l'iniziativa, oltre la metà degli alberi stradali (il 56%) è danneggiata, e ogni anno ne vengono abbattuti circa 6.000 a fronte di circa 2.000 nuove piantumazioni.

Come funziona la legge: obiettivi numerici e vincoli

La particolarità del testo sta nel fissare obiettivi misurabili e scadenze, invece di limitarsi a dichiarazioni di principio. Secondo il sito dell'iniziativa, la legge prevede un milione di alberi stradali sani entro il 2040, in media un albero ogni 15 metri su entrambi i lati della carreggiata; 1.000 isole di raffrescamento, cioè spazi pubblici ombreggiati e attrezzati per offrire sollievo durante le ondate di calore; 100 nuovi parchi; e l'irrigazione del 50% del verde urbano con acqua piovana, per ridurre il prelievo di acqua potabile.

Il cuore del piano è però territoriale. Nei cosiddetti "Hitzeviertel", i quartieri più esposti al caldo, che l'iniziativa stima in circa un terzo dei quartieri berlinesi, l'obiettivo è un raffrescamento di almeno 2 gradi e la presenza di verde pubblico entro 500 metri da ogni abitazione. Sono previsti piani d'azione contro il caldo a livello cittadino e di singolo distretto, da predisporre entro due anni, e un consiglio scientifico indipendente incaricato di controllare l'operato del Senato. L'iniziativa sostiene inoltre che la legge introduca l'obbligo di ripiantare ogni albero abbattuto, e che i cittadini possano piantare nelle aiuole intorno agli alberi e chiedere nuove piantumazioni.

Dal referendum popolare alla legge: la cronologia

L'iniziativa è stata fondata nell'agosto 2023; la bozza di legge è stata pubblicata nel maggio 2024 e nell'ottobre 2024 la prima raccolta firme ha superato le 33.000 adesioni. Il 16 giugno 2025 il Senato di Berlino ha dichiarato ammissibile la proposta, pur raccomandando al Parlamento di non approvarla. Il piano dell'iniziativa, riferito all'epoca dalla Berliner Zeitung, prevedeva in caso di mancata approvazione una richiesta di referendum (Volksbegehren) nella primavera 2026 e un voto popolare nell'autunno 2026, con la richiesta ai deputati di "approvare la legge rapidamente e per intero". L'iniziativa dichiarava inoltre, citando sondaggi, un sostegno dell'80% della popolazione e l'appoggio di sei partiti e numerose associazioni.

La svolta è arrivata nell'autunno 2025, quando la coalizione CDU-SPD ha abbandonato il proprio disegno di legge e ha deciso di sostenere la bozza dei cittadini, da adottare "inalterata nelle sue parti essenziali", come ha riferito Clean Energy Wire. Heinrich Strößenreuther, cofondatore dell'iniziativa, ha commentato l'inversione di rotta dicendo di avere "l'impressione che sia cambiato davvero qualcosa nel valore degli spazi verdi urbani". Il sito dell'iniziativa precisa che la legge è stata approvata dopo alcune modifiche negoziate con i promotori.

Quanto costa e chi paga

La cifra è il nodo politico del provvedimento. L'iniziativa stima 7,5 miliardi di euro dal 2027 al 2040, circa 500 milioni l'anno; la stima ufficiale del Senato è di 7,2 miliardi. Il Senato aveva inizialmente respinto la proposta proprio per i costi, indicati in oltre sette miliardi. La senatrice all'ambiente Ute Bonde (CDU) ha sostenuto che gli obiettivi potrebbero essere raggiunti con meno denaro e ha indicato come possibile fonte di finanziamento il fondo speciale federale da 500 miliardi di euro per infrastrutture e neutralità climatica, un quinto del quale è riservato a progetti gestiti dai Länder. Il testo di legge definitivo, riferisce Clean Energy Wire, non specifica il costo della versione approvata: le cifre citate si riferiscono alla bozza.

Perché il verde urbano è una politica climatica

La logica è quella dell'adattamento: gli alberi sono l'infrastruttura più economica per abbassare la temperatura percepita in strada. Secondo un'analisi dell'Ufficio federale di statistica tedesco (Destatis) richiamata da Clean Energy Wire, nell'estate 2023 il verde urbano ha contribuito in media con 0,9 gradi di raffrescamento nelle città tedesche. L'iniziativa calcola inoltre che, senza interventi, il limite dei 2 gradi di riscaldamento sarebbe superato a Berlino nel 2032 e che entro il 2040 quasi 100.000 alberi stradali, un quinto del patrimonio attuale, verrebbero abbattuti.

Sul fronte dell'acqua, l'obiettivo del 50% di irrigazione con acqua piovana si lega a un tema già affrontato su questo sito: la città che trattiene la pioggia invece di scaricarla in fognatura, come nel caso di Milano e dei suoi 88 cantieri "spugna".

Cosa rende l'esperienza replicabile

  • Obiettivi misurabili in una norma. Numero di alberi, distanza massima dal verde pubblico, gradi di raffrescamento e quota di acqua piovana trasformano un impegno generico in qualcosa di verificabile da chiunque.
  • Priorità ai quartieri più caldi. Concentrare l'intervento sulle aree a maggiore stress termico, e non distribuirlo in modo uniforme, concentra le risorse dove servono di più.
  • Controllo indipendente. Il consiglio scientifico che verifica l'operato del Senato riduce il rischio che gli obiettivi restino sulla carta con il cambio delle maggioranze.
  • Cittadini come co-gestori. Piantare nelle aiuole e chiedere nuovi alberi sposta parte della cura quotidiana sulle comunità locali, con costi di manutenzione più contenuti.
  • Un percorso partecipativo che costringe la politica a rispondere. Firme, ammissibilità e minaccia di referendum hanno portato una coalizione inizialmente contraria a fare propria la proposta.

Il commento di PINET

Per l'Italia il caso berlinese è interessante soprattutto come metodo, più che come numeri: la nostra normativa sull'iniziativa popolare a livello comunale e regionale è molto varia, e uno strumento così incisivo non esiste in modo uniforme. Le città più esposte al caldo, dalla Pianura Padana ai grandi centri del Sud, potrebbero però adottare l'idea di un piano vincolante con indicatori pubblici, anche senza passare da un referendum. Gli ostacoli sono concreti: la manutenzione degli alberi esistenti pesa sui bilanci dei Comuni, il suolo urbano è occupato da sottoservizi che limitano le piantumazioni e la stima di spesa berlinese, oltre sette miliardi, mostra quanto sia costoso farlo seriamente. Il giudizio, dunque, è favorevole all'impostazione ma prudente sull'esito: la prova vera sarà vedere, nei prossimi anni, quanti alberi saranno effettivamente piantati e sopravvivranno, non quanti ne prevede la legge.


Fonti:

Foto: Meike su Pexels.