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Lun, Ott
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Ferrara — 2026. Nessun modulo è stato ancora costruito, e nessun cittadino può per ora sedersi all'ombra di una delle strutture immaginate per proteggere il centro storico di Ferrara dalle ondate di calore. Quello che esiste oggi è un progetto vincitore di un concorso di idee, un piano di adattamento climatico appena completato e una serie di numeri molto precisi su quanto quei rifugi dovrebbero costare e quanto dovrebbero raffreddare le strade del sito Patrimonio dell'Umanità Unesco. Si chiama DOMINO ed è la proposta selezionata dal Comune di Ferrara, nell'ambito del progetto europeo Interreg Italia-Croazia CAMPUS, per affrontare un problema che il capoluogo estense conosce bene: le cappe di calore che si formano tra i vicoli medievali e i palazzi rinascimentali nei mesi più caldi. Per ora resta uno studio di fattibilità, non un cantiere: un tassello di un piano più ampio che il Comune dovrà decidere se, come e quando trasformare in opere reali.

Roma, quartiere di Corviale — 2026. Per quasi mezzo secolo il chilometro di cemento del "Serpentone" di Corviale è stato circondato non da parchi, ma da terreni abbandonati, discariche abusive e, come è emerso durante le indagini preliminari ai lavori, anche da ordigni bellici della Seconda guerra mondiale mai bonificati. Da qualche mese quegli stessi terreni, ai due lati dell'edificio più lungo d'Europa, sono un cantiere: 19,5 ettari complessivi che diventeranno Parco Est e Parco Ovest, uniti da percorsi ciclopedonali, alberature diffuse e — nel punto più interno del Parco Ovest — la prima "Casa della Biodiversità" di Roma, ricavata dal recupero di un rudere agricolo.

L'intervento fa parte del Piano Urbano Integrato di Corviale, finanziato con 57,8 milioni di euro di fondi PNRR e con termine ultimo di utilizzo fissato al 30 giugno 2026. Non è un progetto isolato di verde urbano, ma uno dei cinque cantieri di un piano più ampio che comprende anche un centro civico, un incubatore di imprese, una piazza pubblica e il recupero di sale condominiali: un tentativo di riscrivere, quartiere per quartiere, un'utopia urbanistica degli anni Settanta che non ha mai funzionato come previsto.

Roma e Firenze, 2026. Non è ancora un piano di forestazione urbana pronto per il cantiere, né un obbligo per le amministrazioni comunali: è, per ora, uno strumento scientifico — una piattaforma satellitare gratuita, consultabile online da chiunque — che dice a un Comune, quartiere per quartiere, quanti gradi si abbasserebbe la temperatura se in quel punto preciso si piantassero alberi o si rimuovesse un pezzo di asfalto. È il cuore di MIRIFICUS, il progetto coordinato dall'Istituto per la BioEconomia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IBE) insieme a ISPRA e finanziato dall'Agenzia Spaziale Italiana (ASI), che ha pubblicato le prime simulazioni su due quartieri pilota, uno a Roma e uno a Firenze: fino a 4 gradi Celsius in meno nelle ore più calde della giornata, ottenuti solo ridisegnando sulla carta il verde e le pavimentazioni.

È bene dirlo con chiarezza fin da subito: quella misurata da MIRIFICUS non è (ancora) una riduzione di temperatura osservata dopo un intervento reale sul terreno, ma il risultato di una simulazione basata su dieci anni di dati satellitari. Nessuna ruspa ha ancora tolto asfalto a Settecamini o a Mercafir, e nessun albero è stato piantato per questo specifico progetto. Ciò che esiste già, ed è accessibile a chiunque, è lo strumento che permette di calcolare in anticipo — comune per comune, quartiere per quartiere — dove un intervento di rinaturalizzazione avrebbe l'effetto maggiore sul caldo urbano, prima ancora di spendere un euro per realizzarlo.

New York, Queens — 2026. Il 28 agosto 2026 la governatrice dello Stato di New York Kathy Hochul e il sindaco di New York City Zohran Kwame Mamdani hanno annunciato un investimento da 8,4 milioni di dollari per trasformare tre spartitraffico in cemento di altrettanti quartieri del Queens — Whitestone, Forest Hills e Queens Village — in "spugne verdi": strisce di terreno piantumato capaci di assorbire, ogni anno, circa 5 milioni di galloni (oltre 18,9 milioni di litri) di acqua piovana che oggi, dopo ogni temporale, finiscono nelle fognature miste della città, spesso facendole tracimare nei corsi d'acqua vicini.

Non è un progetto isolato, ma l'ultimo tassello di una strategia che la città porta avanti da tre decenni e che ha ricevuto una spinta decisiva dopo l'uragano Ida, nel settembre 2021, quando allagamenti lampo improvvisi causarono 14 morti in tutta New York e misero a nudo i limiti di una rete fognaria progettata per un clima che non esiste più. "Il cambiamento climatico sta portando piogge più intense e imprevedibili, e senza interventi quelle piogge continueranno a sopraffare il sistema fognario di New York City", ha dichiarato il sindaco Mamdani annunciando il progetto. La governatrice Hochul ha aggiunto: "Con le alluvioni lampo che diventano sempre più la norma a causa del cambiamento climatico, è fondamentale fare tutto il possibile per proteggere le nostre comunità."

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