Samsung ha confermato che i suoi primi occhiali intelligenti arriveranno sul mercato a novembre 2026. Lo ha dichiarato un funzionario dell'azienda al quotidiano sudcoreano The Korea Herald, mettendo finalmente una finestra temporale precisa a un progetto mostrato per la prima volta al Google I/O di maggio e poi perfezionato al Galaxy Unpacked di Londra a luglio. Il dispositivo, internamente chiamato Intelligent Eyewear, punta a ritagliarsi uno spazio in un mercato oggi dominato quasi per intero da Meta, puntando tutto su un'interfaccia senza schermo governata dall'assistente Gemini di Google e su un design sviluppato insieme a due marchi dell'occhialeria di fascia alta, Gentle Monster e Warby Parker.
Niente display, tutto sull'assistente vocale e visivo
A differenza dei visori a realtà mista o degli occhiali con proiezione integrata su cui Samsung sta lavorando per il lancio successivo, questa prima generazione di Intelligent Eyewear rinuncia volutamente a qualsiasi schermo davanti agli occhi. Il dispositivo integra una fotocamera, microfoni e altoparlanti, e si appoggia sul sistema operativo Android XR sviluppato da Google per elaborare in tempo reale ciò che l'utente vede e sente attraverso l'assistente Gemini. L'elaborazione più pesante, tuttavia, non avviene a bordo degli occhiali ma sullo smartphone Galaxy a cui sono abbinati: gli occhiali fungono quindi da interfaccia leggera, una sorta di estensione del telefono che raccoglie input visivi e vocali e restituisce risposte audio. Dalle certificazioni depositate presso la FCC statunitense sono già emersi i numeri di modello SM-O200J e SM-O200P, segno che il prodotto è ormai nelle fasi finali di omologazione. Sul fronte del design, la scelta di affiancarsi a Gentle Monster, marchio sudcoreano di occhialeria diventato un fenomeno globale, e a Warby Parker, uno dei marchi che ha reinventato la vendita di occhiali online negli Stati Uniti, segnala l'intenzione di Samsung di competere anche sull'estetica e non solo sulla componente tecnologica.
Un mercato che cresce in fretta, ma che oggi è quasi tutto di Meta
Samsung entra in un segmento che si sta espandendo a ritmi sostenuti: secondo i dati di Counterpoint Research citati dalla stampa specializzata, le spedizioni globali di occhiali con intelligenza artificiale sono cresciute del 263% su base annua nella prima metà del 2026. Di questo mercato, il 96% è rappresentato da modelli senza display, la stessa categoria in cui si inserisce il prodotto Samsung, e in questa fascia Meta, con la gamma Ray-Ban Meta, detiene da sola il 94% delle spedizioni. Samsung non ha ancora annunciato un prezzo ufficiale, ma le indiscrezioni più ricorrenti indicano una forchetta compresa tra 349 e 499 dollari, mentre resta da chiarire se il lancio di novembre riguarderà da subito anche i mercati europei o sarà inizialmente circoscritto a Stati Uniti e Corea del Sud. Un altro dato che circola, pur non confermato ufficialmente da Samsung, riguarda il peso: gli occhiali sarebbero più leggeri di circa cinque grammi rispetto alla versione con fotocamera dei Ray-Ban Meta, che parte da 51,5 grammi, un dettaglio non trascurabile per un accessorio pensato per essere indossato per ore.
Due spie LED e le prime preoccupazioni sulla privacy
Un dispositivo che integra una fotocamera sempre pronta a registrare, indossato come un normale paio di occhiali, porta con sé interrogativi che Samsung ha affrontato fin dalla progettazione: due indicatori LED, uno interno visibile a chi indossa gli occhiali e uno esterno visibile a chi sta di fronte, segnalano quando la ripresa è attiva, e coprire la spia esterna disattiva automaticamente la fotocamera. In Corea del Sud il tema è già arrivato ai tavoli istituzionali: la Commissione per la protezione dei dati personali ha incontrato Samsung a luglio proprio per discutere le implicazioni del prodotto, mentre il Ministero della Scienza e dell'ICT starebbe preparando linee guida specifiche contro le riprese non consentite e l'uso degli occhiali per copiare durante gli esami, un problema già emerso con altri dispositivi indossabili dotati di fotocamera.
Perché interessa a chi lavora con tecnologia e dispositivi connessi
Per chi sviluppa software, progetta accessori o valuta l'adozione di dispositivi indossabili in azienda, l'ingresso di Samsung in questo segmento conta più del singolo prodotto. Android XR è una piattaforma aperta a più produttori di hardware, diversamente dall'approccio verticale di Meta, e questo significa che l'ecosistema di app e servizi costruito attorno agli occhiali Samsung potrà in teoria estendersi ad altri dispositivi compatibili in futuro, con ricadute per chi sviluppa integrazioni con Gemini o soluzioni di realtà aumentata leggera. Per i rivenditori e per il settore dell'occhialeria, la partnership con Gentle Monster e Warby Parker conferma inoltre che la distribuzione di questi dispositivi passerà sempre più dai canali tipici dell'elettronica di consumo verso quelli dell'ottica e della moda, un terreno su cui l'Italia, patria di uno dei maggiori gruppi mondiali del settore, ha un interesse diretto.
Il commento di PINET
La notizia riguarda da vicino anche l'Italia, perché il principale concorrente che Samsung sfida, Ray-Ban Meta, nasce dalla collaborazione tra Meta ed EssilorLuxottica, il gruppo italo-francese dell'occhialeria che ne cura design e produzione e che Meta avrebbe più volte cercato di legare ulteriormente a sé con una quota di partecipazione. Un secondo produttore che punta sugli occhiali intelligenti rafforza quindi l'intero comparto in cui EssilorLuxottica opera, ma allo stesso tempo mostra che la componente tecnologica e quella di intelligenza artificiale restano in mano a poche piattaforme, Google da un lato e Meta dall'altro, con il gruppo ottico nel ruolo di partner industriale e di design più che di protagonista tecnologico. Per professionisti e aziende italiane del settore, dall'ottica alla distribuzione elettronica, la domanda pratica sarà quando e a che prezzo questi dispositivi arriveranno davvero sul mercato europeo, visto che al momento Samsung non ha confermato alcuna data per l'Italia né un adattamento alla normativa privacy comunitaria, più stringente di quella statunitense o sudcoreana sul trattamento di immagini e voce raccolte da un dispositivo indossato in pubblico. Resta inoltre da capire quanto lo smart glasses di Samsung convincerà chi finora ha guardato con diffidenza a un accessorio capace di registrare chi si ha di fronte: una diffidenza che riguarda i consumatori quanto i luoghi di lavoro, dagli uffici agli spazi pubblici, dove l'uso di dispositivi con fotocamera integrata è già oggetto di policy interne in molte aziende.
Fonte: Android Authority e SamMobile