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Mentre la costa della California si prepara a un'onda di Kelvin che può alzare il livello del mare fino a 30 centimetri, e Bangkok conta i morti di un'alluvione che ha trasformato le strade in laghi stagnanti, alla Casa Bianca la crisi climatica resta ufficialmente una «truffa». Il problema non è solo ideologico: chi nega il problema smette di misurarlo, di prevederlo e di prepararsi. E così ogni disastro diventa la premessa del successivo.

California: l'onda che arriva dal Pacifico

Con l'El Niño di quest'anno, i venti lungo l'equatore si sono indeboliti e invertiti, generando le cosiddette onde di Kelvin: impulsi lenti di acqua calda che attraversano il Pacifico verso est e, arrivati alle Americhe, risalgono lungo la costa. Secondo i meteorologi citati da Gizmodo e dal Guardian, la più grande di queste onde raggiunge la California a ottobre e può alzare il livello del mare fino a un piede, circa 30 centimetri. Il climatologo Daniel Swain (Università della California) ha avvertito che le maree corrono già un piede o più sopra la media a causa di un'ondata di calore marina eccezionale; secondo Dillon Amaya (North Carolina State University) nella baia di San Francisco il mare non tornerà ai livelli normali prima della primavera 2027.

Le comunità del sud della California, da Malibu a Long Beach a San Clemente, stanno già perdendo spiagge. Il governatore Gavin Newsom ha dichiarato lo stato di emergenza per prepararsi ad alluvioni, frane e mareggiate, con l'arrivo delle tempeste invernali e delle maree più alte dell'anno.

Va detto con precisione: l'onda di Kelvin è un fenomeno naturale e temporaneo. Ma arriva su un mare che non è più quello di trent'anni fa. Gli oceani hanno assorbito oltre il 90% del calore in eccesso intrappolato dalle emissioni umane: l'acqua più calda si espande, i ghiacci di terra fondono, il livello di base sale. Ogni El Niño, ogni mareggiata, ogni onda di Kelvin parte quindi da un gradino più alto. È questo il meccanismo dei «disastri senza fine»: non un singolo evento eccezionale, ma eventi normali che colpiscono sempre più in alto.

Bangkok: una metropoli al limite

Dall'altra parte del Pacifico, a fine settembre Bangkok è stata colpita da circa 300 millimetri di pioggia in due giorni, quasi metà della pioggia che cade su Londra in un anno. Le autorità hanno dichiarato zona di disastro tutti i 50 distretti della capitale; secondo il governo i morti sono circa 40, migliaia di persone sono state accolte in oltre 230 centri di emergenza, l'aeroporto di Suvarnabhumi e le scuole sono andati in tilt. Nei quartieri più colpiti l'acqua è rimasta per giorni all'altezza della vita.

Anche qui serve onestà: gli scienziati avvertono che è presto per attribuire questa specifica alluvione al cambiamento climatico senza uno studio dedicato. Pesano un sistema di bassa pressione formatosi su un Mar Cinese Meridionale insolitamente caldo, canali di drenaggio pensati per 60-80 millimetri di pioggia all'ora e decenni di cemento che hanno cancellato buona parte della rete di canali. Ma i ricercatori registrano una tendenza, piccola ma significativa, verso piogge estreme sempre più intense nella Thailandia centrale, e i modelli climatici prevedono che continuerà.

Washington: negare il problema, tagliare gli strumenti

Di fronte a tutto questo, la linea dell'amministrazione Trump è chiara. Il 23 settembre 2025, dal podio dell'Assemblea generale dell'ONU, il presidente ha definito il cambiamento climatico «la più grande truffa mai perpetrata ai danni del mondo». Alle parole sono seguiti i fatti:

  • Accordo di Parigi: gli Stati Uniti ne sono usciti per la seconda volta, con un ordine esecutivo firmato il primo giorno del nuovo mandato.
  • Ricerca climatica: l'ufficio di ricerca oceanica e atmosferica della NOAA, l'agenzia che studia mari, clima e meteo, si è visto tagliare quasi 100 milioni di dollari rispetto a quanto approvato dal Congresso, come «anticipo» della sua eliminazione proposta nel bilancio 2026. Tagli anche al servizio oceanico nazionale e alla divisione satelliti.
  • Valutazione nazionale sul clima: nel 2025 sono stati congedati gli scienziati incaricati di redigere il rapporto federale sugli impatti del clima negli Stati Uniti.
  • Base giuridica delle regole sulle emissioni: il 12 febbraio 2026 l'EPA ha revocato la cosiddetta endangerment finding del 2009, il documento con cui il governo federale riconosceva che i gas serra mettono in pericolo la salute pubblica, eliminando gli standard federali sulle emissioni di gas serra dei veicoli.

Il punto è che proprio quegli strumenti servono a prevedere eventi come l'onda di Kelvin: satelliti, boe, modelli oceanici, reti di ricercatori. Un Paese che smette di finanziare la scienza che misura il mare diventa più cieco proprio mentre il mare sale.

Perché il negazionismo moltiplica i disastri

Non riconoscere la crisi climatica produce danni su tre livelli. Il primo è immediato: meno dati, meno previsioni, meno preparazione, quindi più vittime e più danni quando arriva l'evento. Il secondo è strutturale: se il problema «non esiste», non si investe in difese costiere, drenaggi, piani urbanistici, e si continua a costruire dove il mare arriverà. Il terzo è globale: gli Stati Uniti sono il secondo emettitore mondiale e il primo per emissioni storiche accumulate. Ogni anno di emissioni non ridotte aggiunge calore a un sistema che lo restituisce per decenni, sotto forma di mari più alti e piogge più violente, a Malibu come a Bangkok.

È qui che il disastro diventa «infinito»: le conseguenze delle scelte di oggi non si esauriscono con il prossimo mandato, ma si accumulano nell'oceano e nell'atmosfera per generazioni.

Il commento di PINET

La California, almeno, si muove da sola: dichiara emergenze, aggiorna le sue linee guida sull'innalzamento del mare, finanzia le difese costiere. Ma nessuno Stato, e nessuna città, può compensare da sola un governo federale che smonta la ricerca e nega il problema. La lezione vale anche per noi: le alluvioni in Emilia-Romagna, in Toscana o lungo le nostre coste ci ricordano che l'adattamento costa, ma costa molto meno del disastro. Ignorare il termometro non abbassa la febbre: impedisce soltanto di curarla in tempo.

Fonti

Foto: scogliera in erosione a Pacifica, California. Monty Hampton, USGS (pubblico dominio).