Hamas rappresenta davvero un’escrescenza della minoranza palestinese, una minoranza della minoranza che ha già anticipato (col massacro del 7 ottobre) che il sangue dei palestinesi serviva a reclamare la sovranità palestinese, non solo su Gaza ma su tutte le terre attualmente occupate da Israele. Difatti superando le 40000 vittime, territorio ed economia distrutte, il tributo del popolo palestinese sembra già abbastanza pagato. Ma certo non basta finchè Hamas non sarà identificata (dallo stesso popolo palestinese) come una minoranza. E certo l’unica soluzione è il coinvolgimento dell’Arabia e dei Paesi Arabi a guardia e controllo del territorio e per la spinta alla democrazia (e sinceramente non avrebbe a mio avviso importanza l’eventuale vittoria di Hamas nelle elezioni se con una specie di “costituzione” si separassero i poteri fra esercito, potere giudiziario e politico). Ma gli attentati che Hamas (o i curdi o altri) rivendicano come unica soluzione (siamo in guerra e in guerra i civili ci vanno di mezzo…) sono davvero efficaci?
In questo contesto mi ha colpito molto l’atteggiamento dei Maori in Nuova Zelanda
La marcia dei Māori in Nuova Zelanda
I Māori, popolazione indigena della Nuova Zelanda (Aotearoa), hanno una lunga storia di resistenza contro il colonialismo britannico e la discriminazione. Dal XIX secolo, hanno lottato per il riconoscimento dei loro diritti territoriali, culturali e politici, culminati in proteste pacifiche e atti di disobbedienza civile. Un esempio recente è il "Hīkoi", termine che si riferisce alle marce di protesta per cause specifiche, come la protezione delle terre ancestrali e la preservazione della lingua e della cultura Māori. Un evento simbolico e storico fu la marcia del 1975, conosciuta come il "Land March" o "Marcia per la Terra", dove i Māori protestarono per la perdita di vaste aree di terre tradizionali a causa della colonizzazione. Questi eventi sono spesso radicati nei valori della tikanga (cultura e leggi Māori) e sottolineano l'importanza della terra come elemento centrale dell'identità e del benessere comunitario. Alcuni membri della comunità Māori, e di altre comunità indigene nel mondo, vedono un parallelo tra la loro lotta per la terra e l'autodeterminazione e quella del popolo palestinese. L'identificazione è basata principalmente su una comune storia di colonizzazione, espropriazione delle terre e resistenza contro un potere dominante.
LA MARCIA DEI 42 MILA MAORI e le proteste attivate in parlamento hanno certamente attirato piu’ solidarietà a livello internazionaleÈ stata una delle più massicce proteste della storia della Nuova Zelanda, la più grande in difesa del popolo Maori. La hīkoi (marcia) iniziata a Capo Reinga, nel nord del paese, dopo mille chilometri e novegiorni è approdata con ben 42mila persone davanti al Parlamento della capitale Wellington. Obiettivo di questa storica “hīkoi mō te Tīriti” (marcia per i diritti) è la cancellazione della controversa proposta di legge che vorrebbe estendere a tutti i neozelandesi il Trattato di Waitangi, stipulato nel 1840 tra la Corona britannica e i capi di circa cinquecento tribù maori. Migliaia di persone si radunano davanti al parlamento neozelandese per protestare contro una proposta di legge. (AP Photo/Mark Tantrum)
Una haka contro Seymour
Il disegno di legge ha passato un primo voto parlamentare tra le proteste dei maori, con la 22enne Hana-Rawhiti Maipi-Clarke che ha guidato il dissenso in Aula con una haka (la celebre danza tradizionale) finita su tutti i social. Scarse le probabilità che la proposta di modifica possa essere approvata definitivamente nei due round successivi del voto parlamentare. Con la loro “hīkoi mō te Tīriti”, probabilmente, i maori hanno vinto.
Nel contesto di colonizzazione e genocidio, ci sono diversi popoli indigeni e gruppi etnici in tutto il mondo che possono essere menzionati come esempi di vittime di queste atrocità. Alcuni dei più noti includono:
1. Māori (Nuova Zelanda)
Come già citato, i Māori hanno subito l'espropriazione delle loro terre e l'imposizione della cultura britannica a seguito della colonizzazione. Nonostante non abbiano subito un genocidio in senso stretto, il loro numero e la loro cultura furono significativamente ridotti a causa di guerre, malattie introdotte e perdita di territorio. La loro resistenza ha portato a movimenti di recupero dei diritti.
2: Nativi americani
I nativi americani sono una delle popolazioni che hanno subito genocidio e colonizzazione in modo drammatico, e avrebbero meritato sicuramente una menzione nella lista. Ecco un riepilogo dei loro tragici eventi:
- Colonizzazione delle Americhe: Con l'arrivo degli europei nel XV secolo, la popolazione indigena del continente americano subì un drastico declino. Si stima che fino al 90% della popolazione indigena morì a causa di malattie introdotte dagli europei (come il vaiolo), massacri e guerre.
- Trail of Tears (USA): Nel XIX secolo, il governo degli Stati Uniti attuò politiche di trasferimento forzato degli indigeni, come nel caso della "Trail of Tears" (1830-1850), che causò la morte di migliaia di Cherokee, Choctaw, Creek e Seminole durante le deportazioni.
- Massacri e violenze: Eventi come il massacro di Sand Creek (1864) e il massacro di Wounded Knee (1890) sono esempi espliciti di genocidio contro i nativi americani, perpetrati con lo scopo di espropriare le loro terre.
- Assimilazione culturale forzata: Anche dopo la violenza fisica, molti nativi americani subirono un genocidio culturale, con bambini strappati alle famiglie per essere inviati in collegi dove venivano vietati l'uso della lingua e le tradizioni indigene.
Questi eventi sono ampiamente riconosciuti come genocidio e fanno parte della memoria storica delle Americhe.
2. Aborigeni australiani
Gli aborigeni dell'Australia furono brutalmente colpiti dalla colonizzazione britannica. Le politiche coloniali hanno comportato la riduzione drastica della popolazione aborigena a causa di malattie, guerre e politiche di assimilazione forzata, che includevano la rimozione dei bambini aborigeni dalle loro famiglie, nota come la "Stolen Generations". Anche in questo caso, sebbene non si parli ufficialmente di genocidio, le conseguenze sono state devastanti
Indigeni delle Americhe
Forse l'esempio più noto di genocidio è quello delle popolazioni indigene nelle Americhe dopo l'arrivo degli europei. Gli imperi spagnolo, portoghese, britannico, francese e olandese hanno colonizzato vaste aree del continente americano, causando il crollo di popolazioni indigene come gli Aztechi, Maya, Inca e molte altre tribù. Milioni di indigeni furono uccisi attraverso guerre, malattie portate dagli europei e schiavitù, con alcuni studiosi che stimano una riduzione della popolazione indigena fino al 90%.
Indigeni canadesi (First Nations, Inuit e Métis)
In Canada, le politiche coloniali hanno avuto conseguenze drammatiche per le Prime Nazioni, gli Inuit e i Métis, con particolare enfasi sugli abusi e la perdita culturale causata dalle scuole residenziali, che miravano a "civilizzare" i bambini indigeni strappandoli alle loro famiglie. Questo è stato recentemente riconosciuto come un atto di genocidio culturale.
Popolo Herero (Namibia)
Uno degli esempi più noti di genocidio africano è quello degli Herero e dei Nama in Namibia, perpetrato dalla Germania coloniale tra il 1904 e il 1908. Le truppe tedesche, sotto il comando del generale Lothar von Trotha, attuarono una campagna di sterminio contro questi popoli, che vennero massacrati o deportati nei deserti dove morirono di fame e sete. Questo è considerato uno dei primi genocidi del XX secolo.
6. Popolazioni africane sotto colonizzazione europea
L'intero continente africano ha subito devastazioni a causa della colonizzazione europea. Oltre ai genocidi locali, come quello degli Herero, molte popolazioni africane furono sottoposte a violenza, espropriazione e schiavitù. Un esempio drammatico è il Congo belga, dove milioni di congolesi morirono sotto il brutale regime coloniale di re Leopoldo II, soprattutto per le condizioni disumane imposte nella raccolta della gomma.
7. Armeni (Impero Ottomano)
Sebbene non sia un caso di colonizzazione tradizionale, il genocidio armeno è un altro esempio storico significativo. Durante la Prima Guerra Mondiale, l'Impero Ottomano intraprese una campagna di deportazioni e massacri contro la popolazione armena, che portò alla morte di circa 1,5 milioni di persone. Questo genocidio è ampiamente riconosciuto a livello internazionale, anche se negato da alcuni governi.
8. Rohingya (Myanmar)
Un esempio contemporaneo di genocidio è quello dei Rohingya, una minoranza musulmana in Myanmar (Birmania). Dal 2017, migliaia di Rohingya sono stati uccisi e centinaia di migliaia costretti a fuggire verso il Bangladesh a causa delle violenze perpetrate dall'esercito birmano. Le Nazioni Unite e vari gruppi per i diritti umani hanno denunciato questo come genocidio.
9. Tutsi (Ruanda)
Il genocidio in Ruanda del 1994, durante il quale circa 800.000 persone, per lo più della minoranza Tutsi, furono massacrate in meno di 100 giorni dalle milizie Hutu, è un tragico esempio di genocidio moderno. Anche se non si tratta di una colonizzazione esterna, l'eredità coloniale belga contribuì a creare tensioni etniche che culminarono nel genocidio.
10. Curdi (Medio Oriente)
Il popolo curdo, che vive principalmente in Turchia, Iran, Iraq e Siria, è stato oggetto di persecuzioni, discriminazioni e, in alcuni casi, genocidi, come nel caso della campagna Anfal di Saddam Hussein negli anni '80, durante la quale decine di migliaia di Curdi furono uccisi. Anche in questo caso, le rivendicazioni di autodeterminazione e autonomia hanno portato a conflitti violenti con i governi locali.
Conclusione
La colonizzazione e il genocidio sono due delle più grandi tragedie che hanno colpito i popoli indigeni e le minoranze etniche in tutto il mondo. Nella narrazione del rapporto tra la lotta Māori e quella palestinese, possiamo riconoscere una rete globale di sofferenze condivise e di lotta per i diritti umani, la giustizia e l'autodeterminazione. Dai Māori della Nuova Zelanda, agli aborigeni australiani, agli indigeni delle Americhe e alle popolazioni africane ed europee, questi popoli hanno sofferto le devastazioni della colonizzazione e, in molti casi, del genocidio, ma hanno anche dimostrato una resilienza incredibile nel preservare la loro cultura e rivendicare i loro diritti E’ comunque dimostrato che molte volte i coloni sono stati i veri fautori dei genocidi, che peraltro hanno favorito non i piccoli ma i grandi proprietari, ben lieti di sponsorizzare gli aspetti piu’ razzisti e retrivi pur di realizzare profitti e potere. L’unico auspicio è che a questo oscurantismo faccia seguito una disponibilità al dialogo che finora (da parte di molti ma non dei maori) non vediamo ….
I genocidi e le battaglie delle minoranze
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