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Negli ultimi anni, la Commissione Europea si è presentata come il baluardo della giustizia ambientale e della tutela dello Stato di diritto. Tuttavia, un'analisi dettagliata delle procedure di infrazione ambientale mostra una realtà ben diversa: la lentezza e l'inerzia dell'istituzione nell'imporre sanzioni ai Paesi inadempienti stanno di fatto favorendo la persistenza dell'inquinamento. Mentre viene denunciata l'eccessiva burocrazia della Comunità e si inneggia alla "democratura" di Trump dovremmo anche scoprire quali sono le vere cause che incidono e vanificano le scelte UE (quando naturalmente le stesse non sono frutto di accordi sottobanco dolosi con "Lobbies" di parte

Un Sistema che Protegge gli Stati Inquinatori

Secondo i dati, almeno quindici Stati membri dell'Unione Europea, tra cui l'Italia, sono già stati condannati per violazioni ambientali dalla Corte di giustizia dell'UE (CGUE) senza tuttavia subire reali conseguenze economiche. La Commissione, che dovrebbe garantire l'applicazione delle sentenze, si mostra spesso riluttante a infliggere le sanzioni finanziarie necessarie a dissuadere comportamenti illeciti. Alcuni casi di violazione delle norme ambientali sono rimasti aperti per oltre quindici anni senza alcun intervento punitivo.

Le infrazioni ambientali costituiscono il 75% delle procedure di infrazione attualmente giudicate dalla CGUE, con tempi di risoluzione quasi doppi rispetto ad altre categorie di infrazioni. Questo dato evidenzia come il settore ambientale sia spesso trascurato nelle azioni di enforcement da parte della Commissione.

Una Contraddizione tra Normativa e Applicazione

Nonostante gli sforzi normativi per migliorare la legislazione ambientale, l'effettiva applicazione delle norme resta carente. Eurodeputati come Marie Toussaint sottolineano questa contraddizione: da un lato si promuove l'adozione di nuove leggi, dall'altro manca un adeguato controllo sulla loro attuazione. Secondo alcuni esperti di diritto internazionale, il numero di procedure di infrazione avviate dalla Commissione è diminuito, non per una maggiore conformità da parte degli Stati, ma per una crescente riluttanza della Commissione ad avviare contenziosi.

Un esempio emblematico di questa disparità di trattamento riguarda la rapidità con cui la Commissione ha agito nei confronti dell'ex governo polacco per le sue riforme giudiziarie, mentre nel settore ambientale i procedimenti rimangono bloccati per anni. La Commissione ha dimostrato di poter agire tempestivamente quando lo ritiene politicamente opportuno, come nel caso della Polonia, dove nel 2021 ha ottenuto una multa di un milione di euro al giorno per il mancato rispetto delle sentenze della CGUE. Perché la stessa solerzia non viene applicata nei confronti degli Stati che violano le normative ambientali?

L'Ambiente: il Parente Povero della Politica Europea

Secondo Paul Speight, capo unità della Direzione generale per l'ambiente, le lungaggini nei procedimenti ambientali sono dovute alla complessità delle normative e alla necessità di raccogliere prove adeguate. Tuttavia, diversi funzionari ed esperti sostengono che le procedure di infrazione siano fortemente politicizzate e che la Commissione spesso eviti di procedere contro determinati Stati membri per ragioni strategiche, come la presenza di elezioni imminenti o la formazione di nuovi governi.

La riduzione del personale è un altro fattore che complica la situazione. Dal 2009 a oggi, il numero di dipendenti della Direzione generale dell'Ambiente è diminuito del 36%, riducendo la capacità della Commissione di monitorare e sanzionare efficacemente le violazioni. Inoltre, l'istituzione non dispone di un proprio organo investigativo e si affida principalmente a denunce esterne e informazioni fornite dai governi nazionali, con evidenti limiti di autonomia, ed è evidente come tutte le associazioni ambientalista abbiano budget annui risibili, pari all'1% di quello che una singola multinazionale (vedi IKEA) spende per la pubblicità istituzionale...

Soluzioni Possibili: Dalla Procura Europea alla Maggiore Trasparenza

Alcuni esperti, come il professor Daniel Kelemen della Georgetown University, propongono la creazione di una Procura Europea per la tutela dell’ambiente, che sottragga alla Commissione il potere esclusivo di avviare le procedure di infrazione. Un'altra soluzione suggerita è il rafforzamento delle risorse interne della Commissione e una maggiore trasparenza sugli scambi con gli Stati membri, per garantire che i cittadini possano esercitare un controllo più efficace sulle decisioni prese.

Tuttavia, la vera sfida rimane la volontà politica. La Commissione Europea sembra restia ad alienarsi il favore di alcuni governi nazionali, mentre gli Stati membri preferiscono mantenere ampi margini di manovra, spesso a scapito dell’ambiente e della salute dei cittadini.

La lotta all’inquinamento e il rispetto delle normative ambientali non possono essere subordinati a calcoli politici. Se l'Unione Europea vuole davvero essere un leader nella tutela ambientale, deve dimostrare coerenza tra le sue ambizioni e le sue azioni, accelerando le procedure di infrazione e imponendo sanzioni efficaci ai governi che non rispettano gli obblighi stabiliti dalle normative comunitarie.