In Puglia la siccità non è un'emergenza stagionale: è una condizione strutturale con cui la regione convive da anni. Gli invasi pugliesi hanno toccato punte di -45% di riserve rispetto alla media storica, e in una terra "storicamente assetata" — per usare le parole del presidente della Regione, Michele Emiliano — ogni goccia dispersa lungo la rete è una goccia che non arriva a chi ne ha bisogno. È in questo contesto che Acquedotto Pugliese (AQP), il gestore del servizio idrico integrato pugliese, ha costruito quella che i suoi vertici chiamano "il cervello digitale" dell'acqua pubblica: una control room che sorveglia in tempo reale l'intera rete idrica e fognaria regionale.
Da dove nasce: il progetto Smart Water Management
La control room non è un progetto isolato, ma il punto di arrivo (per ora) di un percorso di digitalizzazione avviato da AQP nel 2022 con il progetto Smart Water Management, finanziato con 3,4 milioni di euro nella sua prima fase attraverso i fondi React-EU legati al PNRR. L'obiettivo dichiarato fin dall'inizio era ambizioso: costruire una piattaforma capace di integrare tutti i dati raccolti sul campo — dai sensori di pressione alle segnalazioni dei cittadini — per verificare in tempo reale cosa succede sulla rete e intervenire prima che il problema si aggravi. Già nei primi mesi di attività, secondo quanto dichiarato dalla direttrice generale di AQP Francesca Portincasa, il progetto aveva prodotto un primo risultato tangibile: maggiore tempestività nella riduzione delle perdite.
Il finanziamento regionale che accompagna questa trasformazione è di dimensioni rilevanti: nell'ambito del Programma Regionale Puglia FESR-FSE+ 2021-2027, la Regione ha stanziato oltre 323 milioni di euro sul tema acqua, riservandone più del 42% specificamente alla lotta contro le perdite di rete — attraverso controllo attivo delle perdite, riabilitazione delle reti interne agli abitati e sperimentazione di sistemi innovativi di ricerca delle dispersioni.
Come è fatta, fisicamente, la control room
La struttura è stata inaugurata a Bari il 19 febbraio 2024, nel quartiere San Cataldo, all'interno di un ex opificio industriale di circa 200 metri quadri recuperato con un intervento che ha unito archeologia industriale, materiali ecosostenibili e tecnologie all'avanguardia. Non è un semplice ufficio con qualche schermo in più: è organizzata come una vera sala operativa, con:
- 8 postazioni fisiche per ingegneri dedicati al monitoraggio delle opere e al supporto della gestione operativa;
- 4 postazioni per gli addetti del contact center tecnico, che gestiscono il dialogo diretto con gli oltre un milione di utenze AQP;
- 1 crisis room con tavolo touch e display a parete, pensata per la gestione coordinata delle emergenze;
- 1 videowall di 7×2 metri che restituisce in tempo reale lo stato della rete.
La struttura è operativa 24 ore su 24, sette giorni su sette, e sorveglia complessivamente oltre 33mila chilometri di reti idriche e fognarie, inclusi 185 depuratori e 5 impianti di potabilizzazione — l'ambito territoriale di gestione idrica integrata più esteso d'Italia, circa 20mila chilometri quadrati.
Il cuore tecnico: un gemello digitale che "prevede" i guasti
L'elemento più interessante dal punto di vista tecnologico, e quello potenzialmente più replicabile da altri gestori idrici, è l'approccio adottato per l'analisi dei dati: un digital twin, cioè una replica virtuale dell'intera rete fisica di AQP, capace di funzionare con una logica "what-if" — letteralmente "cosa succederebbe se". In pratica, gli ingegneri possono simulare scenari alternativi prima ancora di intervenire realmente sulla rete: cosa succede se chiudo questa valvola per fare manutenzione, quali zone restano isolate, come si ridistribuisce la pressione, dove aumenta il rischio di rottura in caso di un guasto in un determinato punto.
Questa capacità di simulazione permette tre cose che con un monitoraggio tradizionale non sarebbero possibili nella stessa misura:
- individuare più rapidamente le perdite lungo la rete, riducendo il tempo che intercorre tra la dispersione e la sua individuazione;
- coordinare interventi di manutenzione mirati, concentrando le risorse dove il rischio è più alto invece di procedere a tappeto su tutta la rete;
- tracciare l'intero ciclo delle segnalazioni dei clienti, migliorando le tempistiche di intervento sul territorio.
Come ha sintetizzato il presidente di AQP, Domenico Laforgia, l'obiettivo di fondo è un cambio di paradigma: passare "dalla logica della semplice emergenza" alla prevenzione, perché "la pressione climatica che viviamo ci ha imposto di abbandonare la logica della semplice emergenza. [...] Il gemello digitale della nostra rete, la nuova Control Room e l'estensione dello smart metering non sono semplici innovazioni tecnologiche: sono la nostra nuova infrastruttura invisibile, quella che ci permette di conoscere la rete in ogni punto, istante per istante."
Cosa succederà dopo: integrazione con altri enti e intelligenza artificiale
Il progetto non si considera concluso. Secondo quanto dichiarato dai vertici di AQP, i prossimi sviluppi puntano in due direzioni: da un lato l'integrazione progressiva dei dati della Control Room con quelli di altri soggetti pubblici e fornitori di servizi — a partire dalla Protezione Civile — per gestire in modo più organico le emergenze territoriali; dall'altro l'estensione dello smart metering (contatori intelligenti) e una più profonda integrazione con sistemi di intelligenza artificiale, per rendere le previsioni sempre più accurate e per permettere interventi da remoto, riducendo i tempi di attuazione.
Perché può interessare ad altri enti gestori
Al di là della scala regionale — difficilmente replicabile da un piccolo gestore locale — la logica di fondo del progetto AQP è applicabile anche su dimensioni molto più contenute: costruire un modello digitale (anche parziale) della propria rete per simulare scenari prima di agire, invece di affidarsi solo al monitoraggio reattivo dei guasti già avvenuti. È lo stesso principio, del resto, adottato da altre grandi città europee alle prese con reti idriche e fognarie complesse: a Londra il "Super Sewer" del Tamigi usa un gemello digitale abbinato a sensori e sistemi SCADA per regolare in tempo reale il flusso delle acque reflue, riducendo del 90% gli sversamenti nel fiume durante i temporali; Rotterdam utilizza un digital twin per monitorare il proprio sistema di canali e prevenire il rischio di alluvioni in una città che si trova sotto il livello del mare.
Per un ente italiano che voglia iniziare un percorso simile senza le risorse di AQP, la strada più realistica è probabilmente partire da un sottoinsieme della rete — un quartiere, un distretto idrico — dotandolo di sensoristica di base e costruendo su quella scala il primo modello predittivo, prima di estendere l'approccio all'intera infrastruttura.
Per approfondire:
- Comunicato ufficiale AQP: Nasce la Control Room di AQP
- Servizi a Rete: Nasce la Control Room di AQP
- CorCom: Digital twin per l'Acquedotto pugliese: 3,4 milioni per la prima fase
- Le Dicola: AQP, la nuova sfida dell'intelligenza artificiale contro la crisi idrica
- Cluster Smart Cities & Communities Lombardia: I Digital Twin nella gestione del servizio idrico