Tualatin, Oregon — 2026. Sotto una strada del quartiere dove sorge il City Services Center di Tualatin, cittadina di circa 27.000 abitanti nella periferia sud-ovest di Portland, l'acqua che arriva dal bacino di Bull Run — la riserva idrica che rifornisce gran parte dell'area metropolitana — scorre a più di 1.000 galloni al minuto (oltre 3.780 litri al minuto) a una pressione troppo alta per essere immessa così com'è nella rete cittadina. Fino a poco tempo fa, quell'eccesso di pressione veniva semplicemente dissipato per attrito da una valvola riduttrice di pressione (PRV), un componente presente in ogni rete idrica del mondo che si limita a "frenare" l'acqua senza produrre nulla. Oggi, al posto di quella valvola, lavora una turbina idroelettrica da 56 kilowatt che trasforma la stessa pressione in elettricità pulita, ventiquattr'ore su ventiquattro, tutto l'anno.

È un intervento silenzioso — non ci sono pale eoliche visibili né campi di pannelli solari — ma è precisamente il tipo di iniziativa che interessa a chi guarda alla transizione energetica delle città non come a un progetto sulla carta, ma come al recupero di un'energia che la rete idrica sprecava già da decenni, in ogni città del mondo dotata di un acquedotto in pressione.

"Con la crescita costante del Sud del Nevada, il nostro obiettivo è offrire un'esperienza di trasporto migliore per ogni passeggero." Con queste parole M.J. Maynard-Carey, CEO della Regional Transportation Commission of Southern Nevada (RTC), ha accompagnato lo scorso 23 agosto l'apertura della RED LINE, la nuova linea di trasporto rapido su gomma che percorre circa 20 chilometri lungo Maryland Parkway, da downtown Las Vegas fino al distretto medico universitario, passando per l'aeroporto internazionale Harry Reid. Non è soltanto una nuova linea di autobus: è il completamento di un progetto da 378 milioni di dollari che ha riscritto l'intera sezione stradale — marciapiedi, alberi, piste ciclabili — sostituendo la flotta con autobus a idrogeno a zero emissioni.

Non tutte le iniziative smart city passano da un sensore o un algoritmo. Una delle trasformazioni urbane più studiate e imitate al mondo degli ultimi dieci anni è, in realtà, un'idea di pianificazione stradale relativamente semplice: le superillas (superblocks) di Barcellona. Un caso che vale la pena raccontare accanto ai progetti più tecnologici, perché dimostra che "intelligente" non significa sempre "digitale" — a volte significa riorganizzare lo spazio che già esiste, usando i dati per misurarne l'impatto.

In Puglia la siccità non è un'emergenza stagionale: è una condizione strutturale con cui la regione convive da anni. Gli invasi pugliesi hanno toccato punte di -45% di riserve rispetto alla media storica, e in una terra "storicamente assetata" — per usare le parole del presidente della Regione, Michele Emiliano — ogni goccia dispersa lungo la rete è una goccia che non arriva a chi ne ha bisogno. È in questo contesto che Acquedotto Pugliese (AQP), il gestore del servizio idrico integrato pugliese, ha costruito quella che i suoi vertici chiamano "il cervello digitale" dell'acqua pubblica: una control room che sorveglia in tempo reale l'intera rete idrica e fognaria regionale.