La comunità scientifica statunitense sta affrontando una nuova ondata di censura imposta dall'amministrazione di Donald Trump. Con l'obiettivo dichiarato di eliminare le politiche "woke" introdotte sotto la presidenza Biden, il governo ha avviato un'epurazione sistematica di termini e concetti legati al cambiamento climatico, all'inclusione sociale e alla parità di genere nei documenti scientifici finanziati con fondi pubblici.
Parole proibite e il rischio di perdere fondi
Il professore di urbanistica dell'Università dello Utah, Alessandro Rigolon, ha condiviso il suo sgomento sui social media, spiegando che per mantenere la sua borsa di studio ha dovuto rimuovere la parola "clima" dal titolo della sua ricerca. Questo non è un caso isolato: il Segretario ai Trasporti, seguendo le direttive presidenziali, ha emesso un memorandum denominato "Woke Repeal" che impone a tutte le agenzie federali di eliminare programmi, regolamenti e attività che promuovano l'attivismo climatico.
Secondo Rigolon, l'amministrazione intende utilizzare l'intelligenza artificiale per rilevare automaticamente parole vietate nelle richieste di sovvenzione e nei progetti scientifici. Termini come "cambiamento climatico", "emissioni di gas serra" e "giustizia ambientale" sono ora considerati tabù, rendendo impossibile per molti ricercatori continuare i loro studi senza autocensurarsi.
Il caso della parola "donna"
L'ondata censoria non si ferma ai temi ambientali. Anche le questioni di equità razziale, diversità e inclusione sono nel mirino. La psicologa Darby Saxbe, dell'Università della California del Sud, ha pubblicato un elenco di circa 120 parole vietate, tra cui "pregiudizio" e persino "donna". Il documento le è stato inviato da un funzionario della National Science Foundation, l'agenzia che gestisce finanziamenti per la ricerca scientifica.
"È impossibile progettare uno studio sugli esseri umani senza utilizzare almeno uno dei termini presenti nell'elenco proibito", ha scritto la Saxbe. Questa restrizione potrebbe bloccare completamente la ricerca sociale, biomedica e neuroscientifica negli Stati Uniti. Secondo gli esperti, si tratta di una "guerra contro la scienza".
Sanzioni e conseguenze per i ricercatori
Il Washington Post ha rivelato un documento interno secondo cui le richieste di sovvenzione che includano termini vietati saranno soggette a "misure aggiuntive", che potrebbero tradursi in revisioni forzate o revoca totale dei finanziamenti. Alcuni scienziati hanno già subito gravi conseguenze: una ricercatrice, rimasta anonima per timore di ritorsioni, ha dichiarato al Guardian di aver dovuto chiedere denaro ai propri genitori per pagare l'affitto dopo che il suo finanziamento era stato annullato.
Tuttavia, un tribunale distrettuale di Washington ha temporaneamente bloccato l'attuazione delle nuove regole con un'ordinanza restrittiva emessa il 3 febbraio. Resta da vedere se questa decisione sarà sufficiente a fermare la censura scientifica in atto.
L'eliminazione dei dati dai siti governativi
La censura non riguarda solo il linguaggio scientifico nei documenti ufficiali. Molti riferimenti alla crisi climatica sono stati cancellati dai siti web governativi. Il messaggio di errore "404 Not Found" compare ora al posto delle pagine dedicate al cambiamento climatico su portali federali come quelli della Casa Bianca e del Dipartimento della Difesa.
Il dottorando Tyler Norris, della Duke University, ha denunciato la scomparsa di un suo studio sulle reti elettriche dal sito del Dipartimento dell'Energia. Questo modello di cancellazione digitale potrebbe rappresentare un tentativo dell'amministrazione Trump di rimuovere informazioni potenzialmente scomode, lasciando campo libero alla promozione delle fonti fossili.
"Un furto di proporzioni astronomiche"
Il biologo Meade Krosby, dell'Università di Washington, ha espresso la sua frustrazione su Bluesky, chiedendosi quanto sia costato ai contribuenti lo sviluppo dei dati ora eliminati e quali saranno le conseguenze della loro perdita a lungo termine. "Si tratta di un furto di proporzioni astronomiche", ha dichiarato.
L'Environmental Data & Governance Initiative, un gruppo di monitoraggio indipendente, ha avvertito che questa è solo la prima fase di una "nuova massiccia campagna di soppressione delle informazioni". Gli scienziati temono che, se questa tendenza dovesse continuare, l'integrità della ricerca scientifica negli Stati Uniti potrebbe essere compromessa per anni.
In un'epoca in cui il ruolo della scienza è cruciale per affrontare sfide globali come il cambiamento climatico e le disuguaglianze sociali, la censura imposta dall'amministrazione Trump rischia di limitare il progresso e di isolare gli Stati Uniti dalla comunità scientifica internazionale.
La nuova censura scientifica nell'era Trump: parole proibite e finanziamenti a rischio
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