Non tutte le iniziative smart city passano da un sensore o un algoritmo. Una delle trasformazioni urbane più studiate e imitate al mondo degli ultimi dieci anni è, in realtà, un'idea di pianificazione stradale relativamente semplice: le superillas (superblocks) di Barcellona. Un caso che vale la pena raccontare accanto ai progetti più tecnologici, perché dimostra che "intelligente" non significa sempre "digitale" — a volte significa riorganizzare lo spazio che già esiste, usando i dati per misurarne l'impatto.

In Puglia la siccità non è un'emergenza stagionale: è una condizione strutturale con cui la regione convive da anni. Gli invasi pugliesi hanno toccato punte di -45% di riserve rispetto alla media storica, e in una terra "storicamente assetata" — per usare le parole del presidente della Regione, Michele Emiliano — ogni goccia dispersa lungo la rete è una goccia che non arriva a chi ne ha bisogno. È in questo contesto che Acquedotto Pugliese (AQP), il gestore del servizio idrico integrato pugliese, ha costruito quella che i suoi vertici chiamano "il cervello digitale" dell'acqua pubblica: una control room che sorveglia in tempo reale l'intera rete idrica e fognaria regionale.

Il “leasing sociale” potrebbe fornire veicoli elettrici a prezzi accessibili a 3 milioni di famiglie in Europa

Mentre il governo Meloni sta approntando incentivi per le auto elettriche, sarebbe forse il caso di verificare altri strumenti quali, ad esempio il "Leasing Sociale" con cui questa hyundai puo' costare solo 100 euro al mese

Agosto 9, 2025TALLURI MARCO

Fino a 3 milioni di famiglie con redditi bassi o modesti nei cinque maggiori paesi europei (Germania, Spagna, Francia, Italia e Polonia) potrebbero passare alle auto elettriche entro il 2032 grazie al leasing sociale, secondo un’analisi di Transport&Environment (T&E) basata sui dati dell’Öko-Institut. Questo schema, che consente di noleggiare veicoli elettrici a prezzi accessibili sotto i 25.000 euro a affitti ridotti (da 130 € e fino a 215 € al mese [1]), esiste già in Francia e potrebbe essere attuato da altri paesi dell’UE.

Marie Chéron, specialista di e-mobility presso T&E, ha dichiarato: “Per porre fine alla dipendenza dalle auto a combustibili fossili e alla minaccia di un aumento dei costi, molte famiglie hanno bisogno di aiuto per passare alle auto elettriche. I veicoli elettrici rimangono inaccessibili anche per le famiglie a medio reddito, mentre i sussidi per l’acquisto troppo spesso vanno a beneficio di coloro che non ne hanno bisogno. Il leasing sociale può rendere le auto elettriche pulite ed economiche da gestire una realtà per milioni di persone che altrimenti sono bloccate con costosi veicoli inquinanti.”

Piani per il clima sociale: un’opportunità per gli Stati membri di finanziare il leasing sociale dal 2026

Al fine di finanziare il regime, T&E afferma che gli Stati membri dell’UE potrebbero includere il leasing sociale nei loro piani nazionali per il clima sociale, finanziandolo con le loro entrate dall’estensione del mercato del carbonio dell’UE al trasporto su strada e agli edifici (il cosiddetto ETS2). Secondo l’analisi di T&E, fino a 16 miliardi di euro saranno disponibili nei cinque paesi studiati per sostenere il leasing sociale entro il 2032.

Tuttavia, nel 2026 – il primo anno del Social Climate Fund – l’importo disponibile è limitato a 4 miliardi di euro e potrebbe essere anche inferiore. Per colmare questa lacuna, T&E raccomanda di caricare in anticipo alcune delle entrate ETS2 fino al 2025 e al 2026 consentendo agli Stati membri di prendere in prestito contro le entrate future. Ciò è giustificato dalla necessità di attuare diverse misure come il leasing sociale prima che l’impatto del mercato del carbonio sui prezzi del carburante stradale si senta nel 2027.

20 milioni di persone a basso e medio reddito si affidano alle auto a combustione

T&E ha esaminato le potenziali esigenze sulla base di un’analisi della vulnerabilità dei trasporti. Nei cinque maggiori paesi dell’UE, che rappresentano il 65% della popolazione dell’UE, circa 20 milioni di persone a basso e medio reddito che vivono nelle zone rurali sono intrappolate nella dipendenza dalle auto a combustione. Questa dipendenza rende queste persone vulnerabili all’aumento dei costi del carburante: hanno bisogno di un veicolo per spostarsi, ma il prezzo del carburante sta mettendo a dura prova i loro budget. Inoltre, qualsiasi aumento di prezzo futuro, legato ad esempio ai prezzi del carbonio, potrebbe peggiorare ulteriormente la situazione.

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L’alto livello di vulnerabilità dei trasporti tra i cittadini europei richiede una serie completa di misure per sostenere le famiglie nella transizione verso la mobilità sostenibile. Il leasing sociale ha un ruolo importante da svolgere, insieme alle iniziative che promuovono la condivisione dei veicoli, i miglioramenti nel trasporto pubblico e l’espansione delle opzioni di mobilità attiva.

Il leasing sociale creerà domanda di veicoli elettrici tra un nuovo segmento di mercato

I regimi di leasing sociale dovrebbero essere progettati a livello nazionale per essere adattati alle situazioni locali. Per definire i beneficiari, i paesi dovrebbero prendere in considerazione diversi criteri: proprietà dell’auto, reddito e luogo di residenza. Ad esempio, una famiglia tedesca con reddito del 40% inferiore alla medie delle famiglie che vivono in campagna potrebbe avere diritto al leasing sociale.

Assumendo un periodo di locazione di sei anni, T&E stima che il leasing sociale potrebbe beneficiare tra 1,5 e 3 milioni di famiglie nei cinque paesi studiati, a seconda del livello di sussidi concessi. Questo potrebbe raggiungere fino al 27% delle famiglie a basso e medio reddito nelle aree rurali che sono intrappolate nella dipendenza dalle auto a combustione. Potrebbe anche creare domanda di veicoli elettrici tra un nuovo segmento di mercato – equivalente al 12% dei veicoli elettrici su strada nel 2032 – che potrebbe avvantaggiare i produttori europei se i governi preferiscono i veicoli prodotti in Europa.

Creare una “piattaforma EV a prezzi accessibili” a livello UE

L’UE dovrebbe aiutare gli Stati membri a riunirsi e ottenere le migliori offerte possibili dalle compagnie automobilistiche quando acquistano veicoli per i loro schemi di leasing sociale, ha detto T&E. Come parte delle prossime linee guida sul leasing sociale (annunciate nel Clean Industrial Deal), la Commissione UE dovrebbe istituire una “piattaforma EV a prezzi accessibili”. Questo potrebbe fungere da sportello unico che aggrega le informazioni sulla domanda e l’offerta per il leasing sociale e facilita le trattative con le case automobilistiche.

Infine, il leasing sociale non dovrebbe essere l’unica misura di trasporto attuata dai governi per affrontare la vulnerabilità dei trasporti. Il sostegno del governo dovrebbe anche includere misure di sostegno socialmente mirate per la mobilità attiva (biciclette), i trasporti pubblici, gli schemi di car sharing, i programmi di demolizione e il sostegno all’installazione di infrastrutture di ricarica.

Non vi è mail capitato di vedere con apprensione un SUV che cerca di farsi spazio in uno stallo di parcheggio dove ci starebbe a fatica una panda, chiedendovi da dove uscirà il guidatore?

Negli ultimi vent’anni, le automobili hanno conosciuto un'evoluzione costante nelle dimensioni. Secondo i dati europei, tra il 2000 e il 2022 la lunghezza media delle auto nuove è cresciuta di 20 cm, mentre la larghezza è aumentata di oltre 9 cm. La causa principale? La proliferazione dei SUV, divenuti lo status symbol della mobilità privata contemporanea.

Oggi, un SUV medio come l’Audi Q7 o la Volvo XC90 supera tranquillamente i 5 metri di lunghezza e i 2 metri di larghezza, risultando spesso troppo grande per gli stalli di parcheggio standard italiani (che restano ancorati ai 2,40 m per 5,00 m). Il risultato è sotto gli occhi di tutti: parcheggi selvaggi, sportelli che non si aprono, traffico congestionato, e spazi pubblici sottratti alla collettività.

In Italia, le misure standard dei parcheggi pubblici sono regolamentate dal D.M. 5 novembre 2001, che stabilisce le dimensioni minime degli stalli di sosta. Ecco le principali:

Misure standard dei parcheggi in Italia

  • Parcheggio per auto (in linea):
    • Lunghezza: 5,00 m
    • Larghezza: 2,00 m
  • Parcheggio per auto (a spina o perpendicolare):
    • Lunghezza: 5,00 m
    • Larghezza: 2,30 m – 2,50 m (spesso si usa 2,40 m come compromesso)
  • Parcheggio per disabili:
    • Larghezza minima: 3,20 m (incluso lo spazio per manovra/accessibilità)

Un impatto che va oltre il disagio urbano

L’espansione dei SUV non è solo un problema di centimetri: è una questione ambientale e sociale. Secondo l'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA), se i SUV fossero un Paese, sarebbero il quinto al mondo per emissioni di CO₂. Il loro peso e la loro aerodinamica li rendono meno efficienti rispetto ad auto compatte, contribuendo all’aggravarsi della crisi climatica.

Dal punto di vista della sicurezza stradale, i dati parlano chiaro: un frontale più alto e rigido aumenta in modo significativo il rischio per pedoni e ciclisti. Secondo uno studio europeo, un aumento di 10 cm dell’altezza del cofano fa salire del 30% la probabilità di morte in caso di collisione con un pedone.

L’Europa si muove: e l’Italia?

Alcune città europee hanno già compreso la necessità di agire. Parigi ha recentemente approvato una misura che triplica le tariffe di parcheggio per i SUV nei quartieri centrali. Lione e Grenoble hanno adottato provvedimenti simili. In Germania, città come Tübingen fanno pagare fino al 50% in più per i permessi di sosta ai veicoli più grandi. Anche nel Regno Unito, distretti come Islington e Bath stanno sperimentando tariffe progressive basate sulle dimensioni del veicolo.

E in Italia? Al momento, tutto tace. Nonostante le città italiane siano tra le più antiche e congestionate d’Europa, nessuna ha ancora avuto il coraggio di aprire un dibattito serio sull’uso eccessivo dei SUV.

Una proposta per iniziare

Non si tratta di criminalizzare chi ha scelto un SUV, ma di rimettere al centro l’interesse collettivo. Alcune misure concrete potrebbero essere:

  • Tariffe di parcheggio proporzionali alla massa e alle dimensioni del veicolo
  • Limitazioni all’accesso dei SUV nei centri storici e ZTL
  • Incentivi al passaggio verso auto più piccole, leggere ed elettriche
  • Campagne informative sugli impatti ambientali e di sicurezza dei SUV

Se vogliamo città più vivibili, sicure e sostenibili, dobbiamo avere il coraggio di rimettere in discussione l’auto come oggetto totemico. I SUV rappresentano oggi una distorsione culturale ed economica che non possiamo più ignorare. L’Italia deve prendere esempio dalle buone pratiche europee e iniziare a disincentivare seriamente l’uso dei veicoli sovradimensionati.

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