L'intelligenza artificiale (IA) sta rapidamente trasformando il panorama lavorativo, sollevando interrogativi su quali professioni siano a rischio e quali invece possano prosperare.

Negli ultimi anni, l'adozione dell'IA è passata da una nicchia di esperti a un fenomeno di massa, grazie a strumenti come ChatGPT e DALL·E. Queste tecnologie stanno già rivoluzionando settori come la finanza, dove software avanzati possono generare consulenze ipotecarie basate su milioni di dati, e la sicurezza, con sistemi capaci di rilevare transazioni sospette analizzando enormi volumi di operazioni finanziarie.

Un esempio concreto è quello dei centralini telefonici: molte aziende stanno sostituendo i classici operatori con assistenti vocali automatizzati capaci di riconoscere il linguaggio naturale, rispondere a domande frequenti e indirizzare le chiamate ai reparti giusti, riducendo drasticamente i tempi di attesa e i costi del personale.

L'Ascesa degli Agenti IA

Si prevede un aumento degli "agenti IA", applicazioni intelligenti progettate per assistere nelle attività quotidiane. Un'app, per esempio, potrebbe analizzare il contenuto del frigorifero e pianificare la spesa settimanale ottimizzando per salute e budget. Oppure potrebbe identificare anomalie nelle bollette energetiche e suggerire alternative più economiche.

Nel settore dell’assistenza tecnica, molte aziende utilizzano già chatbot intelligenti che guidano i clienti nella risoluzione di problemi comuni con i dispositivi, eliminando la necessità di un contatto umano. Anche la redazione di manuali tecnici viene in parte automatizzata, con sistemi IA capaci di generare documentazione dettagliata e personalizzata in tempo reale.

Implicazioni per il Mercato del Lavoro

Secondo l'esperto di IA Kai Bergin, entro il 2030 molte mansioni d'ufficio potrebbero essere automatizzate. Attività come la redazione di rapporti finanziari, l'analisi dei dati e la corrispondenza potrebbero essere gestite da applicazioni IA, che operano 24/7 senza necessità di pause o stipendi.

Anche professioni regolamentate come quelle dei commercialisti e degli avvocati iniziano a subire l'impatto dell'automazione. Esistono già strumenti basati su IA in grado di compilare dichiarazioni fiscali in pochi minuti, individuare detrazioni fiscali, redigere contratti e persino analizzare sentenze per prevedere l’esito di una causa. Queste tecnologie non sostituiranno del tutto i professionisti, ma potrebbero ridurre notevolmente la richiesta di operatori junior o assistenti.

Anche i numeri verdi per i servizi pubblici e le utilities stanno adottando soluzioni IA che permettono di gestire milioni di chiamate e richieste via chat, email o voce, offrendo risposte sempre disponibili, aggiornate e coerenti.

Verso un Nuovo Equilibrio

L'IA rappresenta una trasformazione simile alla rivoluzione industriale, ma focalizzata sul lavoro cognitivo anziché manuale. È fondamentale che i lavoratori valutino se le loro competenze siano sostituibili da macchine e, se necessario, considerino una riqualificazione.

Tuttavia, non tutte le professioni sono a rischio. Lavori che richiedono abilità manuali e interazioni umane, come parrucchieri, infermieri, idraulici e operatori edili, sono meno suscettibili all'automazione. Come sottolinea Bergin, "i robot non riparano i rubinetti".

Allo stesso tempo, la società deve monitorare attentamente lo sviluppo dell'IA, assicurandosi che sia guidato da norme etiche e legali rigorose. Occorre anche tutelare i lavoratori impattati, offrendo percorsi formativi, sostegni alla transizione e nuove opportunità in settori emergenti.

Conclusione

L'IA offre opportunità significative, ma richiede un adattamento proattivo da parte dei lavoratori e una vigilanza costante da parte della società. Solo così sarà possibile garantire un futuro lavorativo equilibrato, inclusivo e ricco di nuove possibilità.

Con questa frase, tanto semplice quanto universale, Mafalda – la celebre bambina ribelle uscita dalla matita del geniale Quino – esprimeva il disagio profondo di chi si sente fuori posto in un mondo che gira troppo in fretta e, troppo spesso, nella direzione sbagliata.

Mafalda vuole bene al mondo, lo vuole migliorare, non intende affatto abbandonarlo… Il suo affetto sincero è indiscutibile. Numerose strisce la mostrano intenta a curare il mappamondo: lo mette in un lettino, gli parla, lo accarezza, lo consola, chiama perfino l’ambulanza; soprattutto, vuole la pace per il mondo. E quando si accorge che sta male, perché Pechino, il Pentagono e il Cremlino sono in conflitto, li cancella dal mappamondo, perché così si potrà vivere in pace”. 

Non lo sapevo, e questa scoperta mi ha portato con più agio nel racconto di un mondo, quello della contestazione, che è stato e forse è ancora il mio: ma come? Padre Pani conosce questo mondo, ha scritto articoli molto importanti sul ‘68, l’anno del boom mondiale di Mafalda, “la contestataria”. Mi ricordo il suo articolo del 2018: “Ma che cosa è rimasto di quell’anno cruciale? Sicuramente molte interpretazioni hanno colto nel ’68 solo la lotta per i diritti civili, la liberazione sessuale e la causa che ha portato, in Italia, alla deriva della violenza e del terrorismo. Ma il ’68 è stato soprattutto una generazione che ha contestato il mondo che aveva ereditato, poiché non corrispondeva più alla realtà.”

Dunque questa lettura mi ha preso perché mi ha riguardato da subito: “Mafalda, la sua creatura, l’enfant terrible, divenuta in brevissimo tempo simbolo di un mondo critico e pessimista, contestatario e mordace, sempre sovversivo, ma intimamente sincero e buono, soprattutto intelligente e saggio, colmo di buon senso. Le sue battute più sarcastiche sono contro «i grandi», che non fanno molto per risolvere i drammatici problemi che attanagliano gli Stati: la fame, l’ingiustizia sociale, la guerra, la stupidità umana. Odia il comunismo, ama la democrazia ed è appassionata dei Beatles. Mafalda può anche risultare antipatica, perché sempre pronta a «fare le bucce» ai discorsi degli adulti, alla cosiddetta «saggezza dei grandi», alla cultura dominante, eppure ha sempre ragione, e soprattutto fa sorridere, è spassosa e diverte. La sua critica non risparmia nessuno: né la società, né la scuola, né la famiglia, e nemmeno le istituzioni, la polizia, l’economia monetaria e perfino la motorizzazione; eppure il bello è che vede giusto, non si può fare a meno di condividere ciò che pensa”.  

Dopo aver dato un protagonista al mondo, Quino la fa sparire nel ‘73, sono anni di “guerra sporca” per l’Argentina. Ma… “Quino torna a disegnare Mafalda nel 1977, quando l’Unicef gli chiede di illustrare i dieci princìpi della Dichiarazione dei Diritti del Bambino. Così Mafalda è «risorta», scelta per le campagne promozionali, e l’autore disegna per l’organismo mondiale 10 vignette e un poster, cedendo gratuitamente i diritti. La contestataria Mafalda vive per proclamare i diritti dei piccoli che nel mondo ancora non sono da molti osservati; e nell’ultima vignetta punta il dito contro il mappamondo, ammonendo: E questi diritti… rispettiamoli sul serio, eh? Che non accada come per i dieci comandamenti!” 

E’ ora di capire chi sia stata e chi seguiti ad essere il personaggio Mafalda e padre Pani ci ricorda quanto scrisse Umberto Eco: “Se si è usato, per definirlo, l’aggettivo di “contestataria”, non è per uniformarsi alla moda dell’anticonformismo a tutti i costi: Mafalda è veramente un’eroina arrabbiata che rifiuta il mondo così com’è.” Ecco la frase importante: rifiutare il mondo così com’è. Com’è? Valga per tutte le citazioni questa relativa a Mafalda e suo padre: “Il padre di Mafalda sdegnato sbatte a terra il giornale, perché l’arbitro non ha visto un fallo durante una partita, e grida: «Una cosa simile è intollerabile!». Lei, incuriosita, legge nel giornale: «Aumenta sempre il numero di bambini abbandonati e denutriti». E poi rivolgendosi a lui: «È bello vedere che ti preoccupi di cose così importanti, papà. Tutti dovrebbero essere come te!». Appare il volto scuro e vergognoso del padre…”.

Proseguendo nella lettura quasi attende di scoprire che Gabriel Garcia Marquez ha saputo scrivere: “Quino ci sta dimostrando che i bambini sono i depositari della saggezza. Quello che è triste per il mondo è che man mano che crescono perdono l’uso della ragione, a scuola dimenticano ciò che sapevano alla nascita, si sposano senza amore, lavorano per denaro, si puliscono i denti, si tagliano le unghie e alla fine diventano adulti miserevoli, non affogano in un bicchier d’acqua ma in un piatto di minestra. Verificare questo in ogni suo libro è la cosa che assomiglia di più alla felicità: la Quinoterapia”. 

Oggi, a distanza di decenni dalla sua creazione, le vignette di Mafalda non solo non sono invecchiate, ma sembrano diventare ogni giorno più attuali. Se la bambina con il fiocco nero potesse parlare oggi, cosa direbbe di fronte alla realtà che ci circonda?

L’inquinamento: la Terra è sempre più malata

Mafalda aveva un rapporto tenero ma angosciato con il pianeta Terra. In una delle sue vignette più celebri, osserva un mappamondo con aria preoccupata e dice:

“Povera umanità. Sempre a pensare a sé stessa. Mai a te.”

Oppure, in un’altra, abbraccia il mappamondo come fosse un amico malato, chiedendogli:

“Cos’hai, Terra? Ti senti male?”

Oggi, di fronte al cambiamento climatico, alla plastica negli oceani, alla deforestazione e all’inquinamento atmosferico che soffoca le città, quelle frasi assumono il tono amaro della profezia. Mafalda sarebbe una giovane attivista climatica, un misto tra Greta Thunberg e una coscienza collettiva che non si rassegna al cinismo del “tanto è tutto inutile”.

Trump e il ritorno dell'assurdo

Se Quino fosse ancora tra noi, forse avrebbe regalato a Mafalda una nuova ossessione: Donald Trump.
In una delle strisce più famose, la piccola osserva le notizie e sbotta:

“Invece di fare tante conferenze per la pace, perché non provano a farla e basta?”

L’era Trump – con la sua retorica aggressiva, i tweet incendiari, il disprezzo per la verità e la scienza – avrebbe probabilmente fatto esplodere Mafalda di frustrazione.
Una vignetta immaginaria?
Mafalda davanti alla TV che mostra Trump, con un’espressione tra l’incredulo e lo sconsolato, dice:

“È questo il meglio che il mondo riesce a produrre? Siamo nei guai.”

Il populismo, la disinformazione e l’arroganza travestita da leadership sono esattamente ciò contro cui la bambina di Quino si è sempre ribellata: l’assurdità che si traveste da normalità.

Le guerre e la pace che non arriva mai

La guerra è un’altra costante delle vignette di Mafalda. In piena Guerra Fredda, il personaggio riflette spesso sul paradosso di un mondo in cui si parla tanto di pace mentre si costruiscono armi.

“Se uno non si sbriga a cambiare il mondo, poi è il mondo che cambia te.”

Nel 2025, con i conflitti in Ucraina, in Medio Oriente e le tensioni sempre più globali, questa riflessione è tragicamente attuale.
Mafalda ci ricorda che la guerra non è mai un destino, ma una scelta. E il silenzio, l’indifferenza, l’abitudine sono armi potenti quanto le bombe.

Una bambina che parla ancora a tutti

Mafalda non è solo una bambina: è una lente, un punto di vista, un piccolo grillo parlante che ci fa ridere e pensare. La sua forza è l’innocenza combinata a una lucidità spietata. È la voce che ci ricorda che il mondo non va bene, ma potrebbe andare meglio – se solo ci fermassimo ad ascoltare.

Oggi, più che mai, quella frase “Fermate il mondo – voglio scendere” non è un capriccio infantile. È il grido di chi non si rassegna.
E forse, se ascoltassimo Mafalda, non ci verrebbe più voglia di scendere… ma di cambiare direzione.

TikTok Shop sarà disponibile in Italia dal 31 marzo e consentirà di acquistare i prodotti pubblicizzati nei video e mostrati durante le dirette.L’azienda cinese ha comunicato che TikTok Shop sarà disponibile in Italia dal prossimo 31 marzo. Gli utenti potranno acquistare i prodotti mostrati durante i video e le dirette streaming. Ci sono cinque funzionalità specifiche (una in arrivo) che consentono agli influencer o direttamente alle aziende di pubblicizzare i prodotti. Il tessuto commerciale del nostro paese, con milioni di microaziende fatte di professionalità, tasse elevatissime che toccano con i contributi il 60% degli utili, burocrazia locale e nazionale, norme e tempi biblici per le autorizzazioni, come possono competere con chi senza alcuna certificazione o autorizzazione locale vende i prodotti che gli "influencer" promuovono? In un mondo senza regole vincono i più forti...

TikTok Shop utile per le PMI?

TikTok Shop sarà disponibile anche in Francia e Germania. I 22,8 milioni di utenti italiani avranno accesso al cosiddetto discovery e-commerce, ovvero all’esperienza di acquisto che combina divertimento, scoperta e shopping. Potranno di acquistare i prodotti mostrati da brand, venditori e creator locali direttamente nel feed Per Te. L’azienda cinese afferma che questa è una soluzione particolarmente vantaggiosa per le PMI, in quanto possono raggiungere facilmente migliaia o milioni di potenziali clienti.

TikTok Shop

Come funziona

In buona sostanza gli utenti potranno acquistare ciò che vedono nei video del feed "Per Te" o durante le dirette senza uscire da TikTok che tratterrà una percentuale dalla transazione. L'obiettivo è  rendere centrale l'interazione tra venditore e consumatore grazie a commenti, raccomandazioni in tempo reale e consigli durante le dirette. TikTok non ha reso noto quante sono le aziende italiane potenzialmente interessate dalla nuova funzione - nel mondo i venditori presenti sulla piattaforma sono 15 milioni - ma la commissione che andrà in tasca a ByteDance, assicurano, sono definite dai marchi e dai venditori.

TikTok Shop offre quattro funzionalità per pubblicizzare i prodotti:

  • Shoppable video: video con funzionalità di acquisto integrate nel feed Per Te. Gli utenti potranno cliccare sul link del prodotto per accedere direttamente alla pagina dettagli e completare l’acquisto senza uscire da TikTok
  • Live shopping: venditori, brand e creator possono integrare i prodotti all’interno di una sessione in diretta streaming. Gli host mostrano i propri prodotti, rispondono alle domande e offrono dimostrazioni in tempo reale
  • Vetrina prodotti: ogni venditore può allestire una vetrina personalizzata sul proprio profilo con offerte, elenchi prodotto e gestione ordini centralizzata
  • Video Shopping Ads: i venditori possono ampliare la propria visibilità tramite formati pubblicitari nativi pensati per stimolare la scoperta dei prodotti

È in arrivo anche una quinta funzionalità, denominata Scheda negozio, che consentirà ai clienti di cercare prodotti specifici, scoprire le promozioni in corso, gestire i propri ordini e accedere a suggerimenti personalizzati (liste e contenuti interattivi con funzionalità di acquisto integrata).

Hedy Lamarr, il genio scientifico eclissato dalla bellezza

L'attrice Hedy Lamarr è morta 25 anni fa. Brillante inventrice, progettò un sistema per la codifica delle trasmissioni dati, utilizzato in particolare nelle telecomunicazioni. Ma per decenni la storia ha ricordato solo la star di Hollywood.

Il 10 giugno 1941, insieme al suo amico, compositore e pianista George Antheil, Hedy Lamarr depositò presso l' ufficio brevetti e marchi degli Stati Uniti il ​​brevetto intitolato "Secret Communication System "  . Di che invenzione si tratta? Olga Paris-Romaskevich 1 Questo brevetto fu depositato nel bel mezzo della Seconda Guerra Mondiale, quando era fondamentale proteggere le comunicazioni, ad esempio quelle di una nave che attaccava un sottomarino. Il nemico potrebbe infatti intercettare il segnale inviato dal trasmettitore radio della nave a un siluro dotato di ricevitore radio. Nel loro brevetto, Antheil e Lamarr propongono di utilizzare quello che oggi viene chiamato "spettro diffuso a salto di frequenza". Durante una trasmissione, si passa da una frequenza radio all'altra, seguendo un ordine casuale e non periodico, noto in anticipo al trasmettitore e al ricevitore, come un codice segreto. Ciò consente di trasmettere istruzioni senza che il nemico possa intercettarle o bloccarle.
 Questa foto è probabilmente l'unica che mostra Hedy Lamarr (al centro) e, alla sua sinistra, il suo amico pianista George Antheil.

Isabelle Vauglin 2  Ciò che è affascinante è che la loro soluzione è tanto poetica quanto ingegnosa: i due inventori si sono ispirati al funzionamento dei pianoforti meccanici. In questi strumenti, i fori nelle schede perforate (come quelli dei primi computer) fungono da controlli, controllando quali tasti devono essere suonati. L'ordine di variazione della frequenza da loro proposto nel brevetto non è altro che un brano musicale suonato da un pianoforte! Propongono inoltre di utilizzare 88 frequenze diverse, che corrispondono al numero dei tasti di un pianoforte. Nel loro brevetto si menzionava addirittura l'idea di utilizzare un meccanismo ispirato al pianoforte meccanico per controllare il cambio di frequenza.

Oggigiorno , lo spettro diffuso mediante salto di frequenza viene utilizzato in molte tecnologie di comunicazione, come Bluetooth e GPS. Hedy Lamarr dovrebbe essere ricordata come la pioniera delle telecomunicazioni moderne?
OP-R.  È importante non cadere in due trappole. Da un lato, rendere invisibile il contributo di Antheil e Lamarr, che non hanno ricevuto un'educazione scientifica formale, ma hanno comunque dato un contributo significativo alla storia delle idee. Ma non dobbiamo dare per scontato che siano stati i primi a proporre il salto di frequenza, un'idea la cui storia sembra complicata da ricostruire. In ogni caso, brevetti simili erano già stati depositati negli anni '20 e '30, in particolare da un ingegnere olandese, Willem Broertjes, nel 1929. È probabile che Hedy Lamarr sia venuta a conoscenza di questi concetti mentre si trovava in Austria, sposata con Friedrich Mandl, un trafficante d'armi con stretti legami con il regime nazista.
 

Penso che sia Hedy Lamarr che George Antheil meritino il loro giusto posto nella storia della scienza. Portano con sé il messaggio che la scienza appartiene a tutti. Hedy Lamarr non era una scienziata professionista, ma era una cittadina impegnata nella lotta al fascismo e diede un contributo concreto al campo delle telecomunicazioni.

Sebbene Hedy Lamarr non possa essere definita una pioniera assoluta delle comunicazioni moderne, il suo ruolo nello sviluppo di queste tecniche resta cruciale.

Questo è davvero notevole! Era completamente autodidatta. La sua capacità di comprendere, memorizzare e riutilizzare queste idee è impressionante. E anche se non può essere definita una pioniera assoluta delle comunicazioni moderne, il suo ruolo nello sviluppo di queste tecniche resta cruciale. Con il brevetto da lei co-firmato nel 1941, lasciò chiaramente il segno nella storia delle telecomunicazioni.

Tuttavia, il suo brevetto non venne riconosciuto fino a quasi mezzo secolo dopo , nel 1997, quando ricevette i premi Pioneer ed Electric Frontier Foundation , nonché il Bulbie Gnass Spirit of Achievement Award, spesso chiamato "l'Oscar degli inventori  ". Era vittima della sua immagine di bellezza  ? OP-R.  La sua intelligenza è stata spesso percepita come extra, questo è sicuro! Per il suo primo marito, Friedrich Mandl, era solo una bella bambola. Nel 1937, Lamarr fuggì da questo matrimonio. Poi, negli Stati Uniti, fu un produttore cinematografico, Louis Mayer, a " venderla" come " la donna più bella del mondo  ". Gli uomini che la circondavano riconoscevano solo la sua bellezza, ma non la sua intelligenza, tranne George Antheil! Mentre depositavano il brevetto, che aveva lo scopo di aiutare gli Alleati, alla Lamarr fu chiesto di visitare il paese abbracciando gli uomini contrari all'acquisto di obbligazioni di guerra... Cosa che fece. Faceva affidamento sulla sua bellezza per sopravvivere. Nonostante ciò, non smise mai di sognare invenzioni.
IV  Assolutamente. E tutti la incatenarono in questa camicia di forza. Aveva una vera curiosità scientifica, una sete di capire come funzionano le cose. Tuttavia la società sostenne solo la sua carriera di attrice, mai le sue ambizioni scientifiche. Suo padre ha sicuramente coltivato la sua passione quando era bambina, incoraggiandola a fare domande e spiegandole come funzionavano i meccanismi, ma  alla fine i suoi genitori non l'hanno spinta a proseguire gli studi in questo campo. 

Fu vittima dell'effetto Matilda, il fenomeno dell'invisibilità delle scienziate a favore dei colleghi maschi?
IV  Sì, in un certo senso. Questo fenomeno è stato originariamente concettualizzato dal sociologo Robert K. Merton, che ha studiato la reputazione degli scienziati in base alla loro posizione nella struttura gerarchica in cui lavoravano. Scoprì che spesso i leader ricevevano riconoscimenti sproporzionati rispetto al loro effettivo contributo. Chiamò questo meccanismo sociale "effetto Matteo", riferendosi al seguente brano del Vangelo secondo Matteo: "  Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chiunque non ha sarà tolto anche quello che ha  " .

Successivamente, Margaret Rossiter riprese questo concetto per riferirsi alle donne scienziate il cui lavoro e le cui scoperte vengono minimizzati. Lo chiamò "Effetto Matilda" in omaggio a Matilda Joslyn Gage, un'attivista che si batté per il riconoscimento delle donne. La storia è piena di esempi edificanti: Lise Meitner, co-scopritrice della fissione nucleare con Otto Hahn, ma dimenticata dal premio Nobel nel 1945; Rosalind Franklin, la cui fotografia che rivelava la struttura a doppia elica del DNA fu rubata da Watson e Crick, che nel 1962 ricevettero il premio Nobel senza di lei; o Jocelyn Bell, il cui direttore di tesi si rifiutò di consentirle di includere la scoperta della prima pulsar nella sua tesi, e che invece ricevette il premio Nobel nel 1974...

OP-R.  E questo effetto purtroppo non è scomparso. Ciò è ancora evidente oggi a tutti i livelli di ricerca.

Quali azioni state intraprendendo per cambiare la situazione?
IV  Per incoraggiare le donne a intraprendere carriere scientifiche, Femmes & Sciences organizza numerose attività, in particolare la mostra “  Science taille XX elles ” (in collaborazione con il CNRS) e, ogni anno, le giornate “Le scienze, un mestiere da donne!”. ", riservati alle donne e che mirano a mostrare loro,  attraverso modelli femminili, che tutte le professioni scientifiche sono miste e a smantellare gli stereotipi di genere. Per la nona edizione, che si terrà l'11 marzo presso l'École Normale Supérieure de Lyon, abbiamo già ricevuto 870 richieste di partecipazione. Ciò dimostra quanto questa iniziativa risponda a un'esigenza.
 Offriamo anche un programma di tutoraggio, perché le donne hanno bisogno di essere aiutate e incoraggiate a prendere il loro posto in ambienti che rimangono fortemente maschili. È importante trasmettere un messaggio di speranza: nonostante il sessismo e il patriarcato che persistono negli ambienti scientifici, le donne possono trovare alleati e andare avanti.

OP-R.  La matematica fondamentale è una delle discipline meno femminilizzate nelle università francesi. Insieme ai colleghi abbiamo creato il “12 maggio ” ,  una giornata internazionale che celebra le donne nella matematica. Ho anche partecipato all'organizzazione di tirocini ("Les Cigales") per ragazze delle scuole superiori, con l'obiettivo di introdurle al processo di ricerca in matematica in un'atmosfera amichevole e non promiscua. Ho anche co-scritto il libro Matheuses (il link è esterno) (CNRS Éditions), che spiega i meccanismi di esclusione delle ragazze e delle donne nella scienza e in particolare nella matematica.

La storia umana sembra essere intrappolata in un ciclo inquietante di violenza, giustificazioni ideologiche e distruzione. L’eco del genocidio descritto nel libro di Giosuè, con la distruzione totale di Gerico e il suo popolo, risuona tragicamente nei giorni nostri, osservando la devastazione di Gaza. Le analogie tra questi due episodi, distanti migliaia di anni, sollevano questioni morali e politiche difficili da ignorare.

Gerico: un genocidio "divinamente giustificato"

Secondo la narrazione biblica, il popolo d’Israele, guidato da Giosuè, distrusse Gerico su ordine diretto di Dio. Tutti gli abitanti furono uccisi – uomini, donne, bambini e persino animali – come atto di “purificazione” della Terra Promessa. Il genocidio non fu solo una conquista militare, ma un’azione simbolica, un atto che rivendicava un mandato divino per sterminare chiunque occupasse la terra destinata agli Israeliti.

Questo racconto, sebbene spesso interpretato come mito o allegoria religiosa, offre un modello inquietante di giustificazione della violenza: la convinzione che un popolo abbia diritto a un territorio e che la distruzione di chi vi risiede sia non solo legittima, ma necessaria.

Gaza: una nuova Gerico?

La situazione a Gaza riflette un’altra forma di “purificazione”, questa volta non dichiarata come divina, ma comunque sostenuta da narrative giustificatrici. Israele, con le sue operazioni militari ricorrenti, ha devastato la Striscia di Gaza, colpendo infrastrutture civili, scuole, ospedali e abitazioni. Il numero impressionante di vittime civili – inclusi bambini – e la distruzione sistematica della vita quotidiana sembrano non essere semplici danni collaterali, ma il risultato di una politica mirata a rendere Gaza ingovernabile e insostenibile per i suoi abitanti.

Come Gerico, anche Gaza è simbolo di un conflitto asimmetrico, in cui una parte dominante esercita un potere travolgente, mentre l’altra viene schiacciata sotto il peso della sua impotenza. Se nel racconto biblico i Cananei furono sterminati perché percepiti come ostacolo al “disegno divino”, oggi i Palestinesi di Gaza vengono trattati come una minaccia esistenziale che Israele ritiene di dover contenere o eliminare. Lasciamo perdere per un momento le forti responsabilità dei palestinesi che hanno eletto hamas rappresentanti del loro popolo (peraltro alla ricerca continua di sangue del proprio popolo da esibire al mondo per ottenere una solidarietà davvero impensabile)

Giustificazioni ideologiche e morali

La giustificazione della distruzione di Gerico era basata sull’idea che Dio avesse destinato quella terra a un popolo specifico. Questa narrativa di esclusività si riflette nel moderno discorso sionista che vede la terra di Israele come un’eredità storica e religiosa da reclamare a ogni costo. In entrambi i casi, le sofferenze dei popoli colpiti – i Cananei allora, i Palestinesi oggi – vengono ridotte a dettagli secondari, sacrificati sull’altare di un “destino superiore”.

Anche il linguaggio usato per giustificare le azioni moderne richiama quello antico: sicurezza nazionale, autodifesa e lotta contro il terrorismo sono oggi gli equivalenti delle motivazioni religiose di ieri. Entrambi i discorsi, però, ignorano sistematicamente la disumanizzazione delle vittime, trasformandole in nemici astratti privi di volto.

Impatto sulle vittime: ieri e oggi

Se i Cananei furono spazzati via senza alcuna possibilità di riscatto, i Palestinesi di Gaza subiscono un destino simile sotto forme diverse: blocco economico, limitazioni alla libertà di movimento, distruzione delle infrastrutture e bombardamenti periodici. La loro condizione viene giustificata come “inevitabile”, un prezzo da pagare per la sicurezza di Israele, proprio come la distruzione di Gerico fu dipinta come necessaria per garantire il futuro del popolo d’Israele.

In entrambi i casi, il messaggio è chiaro: chi si trova dalla parte sbagliata del potere è sacrificabile. Le loro vite, la loro cultura e il loro futuro possono essere cancellati senza rimorso.

Trump e la "Riviera del Medio Oriente": il paradosso finale

Come se la tragedia di Gaza non fosse già abbastanza surreale, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha recentemente proposto una “soluzione” al conflitto che sembra uscita direttamente da un reality show distopico: trasformare Gaza in una Riviera di lusso. Secondo questa visione, la Striscia di Gaza, ridotta in macerie e devastata da anni di conflitto, potrebbe diventare un paradiso turistico, pieno di hotel, casinò e resort di lusso.

Il piano ignora completamente la realtà: Gaza è una prigione a cielo aperto, dove le infrastrutture sono state sistematicamente distrutte e la popolazione vive in condizioni disumane. Proporre un modello di “Dubai sul Mediterraneo” senza affrontare le questioni fondamentali dell’occupazione, della giustizia e della sovranità palestinese è non solo irrealistico, ma offensivo.

La proposta di Trump è l’ennesima dimostrazione di come la sofferenza dei Palestinesi venga trattata con superficialità. Invece di lavorare per una soluzione giusta e sostenibile, si offre una fantasia capitalistica che ignora la storia, la cultura e la dignità di un popolo oppresso.

Lezione dalla storia o ripetizione della tragedia?

La narrazione biblica di Gerico dovrebbe essere vista come una lezione morale su cosa accade quando la violenza viene giustificata in nome di un’autorità superiore. Invece, sembra che sia stata presa come un modello operativo. L’idea che un popolo abbia il diritto di sterminare o opprimere un altro per motivi religiosi, storici o politici continua a essere una costante nella storia umana.

La distruzione di Gaza è l’esempio più recente di come questo schema si ripeta. Sebbene i tempi siano cambiati, la logica rimane sorprendentemente simile: la convinzione che un popolo abbia più diritto di un altro a vivere in una determinata terra e che la violenza possa essere legittimata per garantire questo diritto.

Conclusione

Le similitudini tra il genocidio di Gerico e la distruzione di Gaza non possono essere ignorate. Entrambi rappresentano un’erosione della dignità umana e una giustificazione della violenza sistematica. Ma forse c’è una differenza importante: oggi abbiamo la possibilità di imparare dalla storia, di riconoscere le dinamiche oppressive e di opporci a esse. Continuare a ignorare il ciclo di violenza significa non solo tradire le lezioni del passato, ma anche perpetuare un futuro di sofferenza e distruzione.

L’umanità deve decidere: vogliamo davvero ripetere la storia di Gerico o abbiamo la forza morale per scegliere un percorso diverso?

L'espressione napoletana "Facimme Ammuina" significa letteralmente "facciamo confusione" ed è utilizzata per descrivere situazioni caotiche create ad arte per dare l'impressione di grande attività, senza che in realtà nulla di concreto venga realizzato.

Secondo una tradizione popolare, l'origine del termine risale a un presunto regolamento della Marina Borbonica del Regno delle Due Sicilie, che recitava:

"All'ordine 'Facite Ammuina' tutti quelli che stanno a prua vadano a poppa e quelli che stanno a poppa vadano a prua, quelli che stanno a destra vadano a sinistra e quelli che stanno a sinistra vadano a destra, quelli che stanno sotto vadano sopra e quelli che stanno sopra vadano sotto, passando tutti per lo stesso punto. Chi non ha niente da fare, si muova a caso."

Questa regola, seppur mai confermata storicamente, ha ispirato il significato moderno del termine: creare movimento e confusione per dare l'impressione di un'intensa operosità.

Lo stesso concetto si applica perfettamente alla politica e al mondo del lavoro, dove spesso l’apparenza di essere sempre impegnati conta più della produttività reale.

Il Segreto del Successo: Apparire Sempre Occupati

Lavorare molto? Non è sempre necessario. Secondo uno studio della Boston University, fingere di lavorare può essere sufficiente per avere successo. E chi meglio dei politici può insegnarci l'arte di "facimme ammuina"?

Ti sei mai chiesto come faccia il tuo collega ad essere sempre impegnato, sempre in riunione, sempre di corsa, eppure a produrre poco? Probabilmente, ha semplicemente imparato a sembrare operativo senza fare davvero qualcosa di concreto.

Lo studio condotto da Erin Reid, professore associato della Questrom School of Business della Boston University, ha rivelato che un'alta percentuale di dipendenti simula il superlavoro senza effettivamente esserlo. E non solo vengono premiati dai capi, ma spesso fanno carriera più rapidamente di chi lavora sul serio.

Lo stesso meccanismo si applica alla politica: tanti proclami, tante conferenze stampa, tante promesse, ma poche azioni concrete. Insomma, "facimme ammuina" è una tecnica collaudata. Ecco 12 consigli su come applicarla alla tua carriera per ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo.

12 Strategie per Simulare il Lavoro Come un Politico

1. Mostra di essere sempre sotto pressione

Dopo una telefonata, alza gli occhi al cielo, sbuffa e scuoti la testa. I colleghi e il capo devono capire che hai sempre a che fare con problemi complessi e clienti esigenti.

2. Le riunioni sono il tuo alleato

Organizza incontri inutili e allungali il più possibile. Più riunioni hai, meno tempo hai per lavorare davvero, e più sembri indispensabile.

3. Porta sempre con te documenti (anche finti)

Quando cammini per l'ufficio, stringi sotto il braccio un fascicolo o un laptop. Anche se non lo usi, darà l'impressione che sei sempre operativo.

4. Muoviti freneticamente

Non camminare mai con calma. Sii sempre di fretta, anche se stai solo andando in bagno. La percezione è tutto.

5. Telefona spesso (e con tono grave)

Fingi chiamate di lavoro importanti, anche se stai parlando con un amico. Prendi appunti mentre parli, così sembrerà ancora più serio.

6. Delegare è meglio che fare

Se un compito è noioso o lungo, trova qualcuno che possa farlo al posto tuo. Se ben giustificato, sembrerà un'ottima strategia di leadership.

7. Il pranzo è per i deboli

Fai finta di saltare la pausa pranzo. Mangia un panino alla scrivania e fai sapere a tutti che sei "troppo impegnato" per perdere tempo in mensa.

8. Chiudi la porta (anche quando non serve)

Se hai un ufficio, chiudilo regolarmente. Questo creerà il mistero: "Cosa starà facendo di così importante?".

9. Home office? Usa le fasce orarie strategiche

Se lavori da casa, fai telefonate strategiche al mattino presto e alla sera tardi. Così sembrerà che sei sempre disponibile, anche se durante il giorno ti dedichi ad altro.

10. Evita compiti noiosi con astuzia

Se un'attività non ti piace, dille addio facendola slittare nella lista delle priorità. A volte basta un ritardo sufficiente per far sì che qualcun altro se ne occupi.

11. Offriti per presentare (ma non per lavorare)

Nei gruppi di lavoro, fatti avanti per presentare i risultati, non per elaborarli. Chi parla riceve il merito, chi lavora dietro le quinte no.

12. Uscire con stile

Quando finisci la giornata, non dire mai che stai andando via. Prendi qualche documento e dirigiti alla porta con fare deciso, come se stessi andando a una riunione segreta.

Perché Funziona?

Questo metodo è così efficace che i dirigenti stessi lo apprezzano. Come ha rivelato lo studio della Boston University, i manager preferiscono dipendenti che sembrano sempre impegnati, piuttosto che quelli che lamentano troppo lavoro.

Lo stesso accade in politica: chi "fa ammuina" meglio degli altri riesce a mantenere il potere. Dopotutto, chi controlla la narrativa controlla anche la percezione.

Se vuoi fare carriera senza stressarti troppo, prendi spunto dai politici e impara a "facimme ammuina" con stile.

La festa di San Valentino è la più attesa dagli innamorati e dai cybercriminali. Dato che i tentativi aumenteranno sicuramente nelle prossime ore, Meta ha spiegato come evitare le cosiddette truffe romantiche, sfruttando le funzionalità offerte da Messenger, Instagram e WhatsApp. L’azienda di Menlo Park ha inoltre elencato alcuni risultati ottenuti nel 2024 per contrastare questo tipo di attività illecita. (da Punto Informatico)

Soluzioni per le truffe romantiche

Le truffe romantiche sono un tipo di truffa che sfrutta i sentimenti delle persone. I cybercriminali contattano le potenziali vittime tramite app di messaggistica, social network, forum, email o app per appuntamenti. Quasi sempre utilizzano una falsa identità, facendo credere di essere imprenditori, militari o con altre posizioni lavorative importanti e single, separati o vedovi (i truffatori sono principalmente uomini).

Dopo aver instaurato un rapporto di fiducia e piuttosto intimo cominciano a chiedere somme di denaro per pagare cure mediche, acquistare titoli di viaggio per raggiungere la vittima o per altri motivi inventati. In alcuni casi viene proposto un investimento vantaggioso. Ovviamente i truffatori spariscono dopo aver ricevuto i soldi.

Meta ha individuato a bloccato molte truffe romantiche nel 2024, chiudendo oltre 408.000 account Facebook, Messenger, Instagram e WhatsApp. Gli utenti possono usare le funzionalità incluse nelle app per rilevare tentativi di truffa. Su Messenger vengono mostrati avvisi di sicurezza se l’attività degli utenti è sospetta e se potrebbero trovarsi in un altro paese.

I test per simili avvisi vengono visualizzati agli adolescenti su Instagram (verranno estesi a più utenti nei prossimi mesi). Su WhatsApp è invece possibile silenziare le chiamate da numeri sconosciuti. Meta ha inoltre iniziato a testare l’uso dell’intelligenza artificiale per scoprire i profili falsi. Se l’immagine corrisponde a quella di persone note, l’account viene chiuso.

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