Non viviamo più nell’Antropocene. Quella definizione — pur problematica — attribuiva all’essere umano una responsabilità collettiva, quasi tragica, per il degrado del pianeta. Oggi siamo oltre. Siamo nel Merdocene: l’epoca storica in cui ogni sistema umano viene deliberatamente trasformato in merda, non per errore, ma per progetto.
Il "Merdocene" (dall'inglese Enshittocene), termine coniato da Cory Doctorow, descrive l'era attuale caratterizzata dal deterioramento sistematico di piattaforme digitali e prodotti di consumo, dove algoritmi e decisioni aziendali riducono la qualità per massimizzare il profitto, portando a contenuti tossici, servizi scadenti e una generale "merdificazione" della vita online e offline, ma invita anche a una trasformazione per creare connessioni più umane
Il Merdocene non è il caos. È l’ordine perfetto della degradazione.
È l’epoca in cui:
- la qualità è un ostacolo,
- la competenza è sospetta,
- la verità è inefficiente,
- la complessità è invendibile.
E nessun ambito lo incarna meglio delle piattaforme social.
La merdificazione come modello di business
Le piattaforme social non sono “degenerate”.
Sono riuscite esattamente come previsto.Il loro modello economico è semplice:
- catturare attenzione,
- monetizzare interazioni,
- ridurre ogni contenuto a unità di stimolo emotivo.
In questo schema, la merda funziona meglio di qualsiasi altra cosa:
- è immediata,
- è polarizzante,
- è emotiva,
- è infinita.
La merdificazione non è un effetto collaterale:
è l’output ottimale di un sistema basato sull’engagement.Dalla piazza pubblica alla fogna algoritmica
All’inizio le piattaforme promettevano:
- connessione,
- democratizzazione della parola,
- disintermediazione del potere.
Nel Merdocene, hanno mantenuto la promessa… nel modo peggiore possibile.
Oggi i social sono:
- piazze senza responsabilità,
- dibattiti senza conseguenze,
- opinioni senza conoscenza.
L’algoritmo non cerca il vero, né il rilevante, né l’utile.
Cerca ciò che genera reazione.E la reazione più economica è sempre la stessa:
- rabbia,
- indignazione,
- paura,
- tribalismo.
La merda, ancora una volta, vince.
Nel Merdocene emerge una nuova figura antropologica:
l’influencer come intermediario del nulla.Non produce sapere.
Non produce valore.
Produce attenzione convertibile.Il contenuto non deve essere corretto, ma:
- semplificato,
- spettacolarizzato,
- ripetibile,
- monetizzabile.
La competenza diventa un handicap.
L’ignoranza sicura di sé, una strategia.Nel Merdocene:
- chi sa troppo perde follower,
- chi dubita perde visibilità,
- chi argomenta perde tempo.
La politica ridotta a refluo virale
La merdificazione delle piattaforme ha avuto un effetto devastante sulla politica.
Il dibattito pubblico è stato:
- frammentato in slogan,
- ridotto a clip,
- trasformato in rissa permanente.
Il politico che spiega perde.
Il politico che urla vince.La complessità — indispensabile per governare società avanzate —
viene trattata come un difetto di comunicazione.Il risultato è una classe dirigente selezionata non per capacità,
ma per compatibilità algoritmica.È il Merdocene istituzionale.
La responsabilità non è “degli utenti”
Un errore comodo è dire: “è colpa delle persone”.
È falso. O meglio: è incompleto.Le piattaforme:
- modellano il comportamento,
- premiano certi contenuti,
- penalizzano altri,
- addestrano gli utenti come ratti digitali.
Non osservano la realtà sociale:
la progettano.Se semini merda, raccogli merda.
E poi vendi i dati sulla merda prodotta.Perché uscirne è così difficile
Il Merdocene è stabile perché:
- crea dipendenza,
- abbassa le aspettative,
- normalizza il degrado.
Dopo anni di merdificazione:
- il contenuto serio “annoia”,
- il pensiero lungo “stanca”,
- il silenzio “spaventa”.
Il sistema non ha bisogno di censura.
Gli basta rendere irrilevante tutto ciò che non è merda.Chiamare questa epoca Merdocene non è nichilismo.
È igiene concettuale.Finché useremo parole neutre per descrivere processi tossici,
continueremo a subirli come se fossero naturali.La merdificazione delle piattaforme social:
- non è inevitabile,
- non è neutra,
- non è reversibile senza conflitto.
Ma il primo passo è smettere di fingere che tutto questo sia progresso.
Nel Merdocene, dire che il re è coperto di merda è già un atto di resistenza.
Il Merdocene è anche una scelta politica
Il Merdocene non è nato spontaneamente dal basso.
È stato abilitato dall’alto.Dietro la merdificazione delle piattaforme social c’è una catena di decisioni politiche molto concreta, presa da decisori che:
- non capivano la tecnologia,
- la capivano ma la temevano,
- oppure l’hanno deliberatamente lasciata crescere senza regole per convenienza economica e geopolitica.
Il risultato è stato uno dei più grandi fallimenti regolatori della storia contemporanea.
La deresponsabilizzazione come peccato originale
Il punto chiave è uno solo:
i gestori delle piattaforme sono stati sollevati da una responsabilità proporzionata al potere esercitato.In nome della “neutralità tecnologica” si è accettata una finzione giuridica:
le piattaforme non sarebbero editori, ma semplici intermediari.
Questa idea poteva forse reggere:
- quando i contenuti erano statici,
- quando non esistevano algoritmi di amplificazione,
- quando la scala era limitata.
Ma nel Merdocene questa finzione è diventata una licenza di devastazione.
Le piattaforme:
- selezionano cosa vedi,
- decidono cosa diventa virale,
- determinano cosa scompare.
Eppure, formalmente, non rispondono delle conseguenze sistemiche delle loro scelte.
È come affidare una centrale nucleare a un soggetto privato e poi sostenere che:
“Noi forniamo solo l’uranio, non l’esplosione”.
Il legislatore come complice passivo
I decisori politici non sono stati semplicemente “inermi”.
Sono stati inermi per scelta.Per anni hanno:
- inseguito la retorica dell’innovazione,
- temuto di “ostacolare il mercato”,
- accettato la narrativa californiana della tecnologia come forza naturalmente benefica.
Nel frattempo:
- il potere comunicativo si concentrava,
- la sfera pubblica veniva privatizzata,
- la democrazia diventava dipendente da infrastrutture opache.
Il Merdocene è anche questo:
una politica che ha rinunciato a governare il digitale, salvo poi lamentarsi delle sue conseguenze.Dalla netiquette alla cloaca: una regressione culturale
C’è un altro aspetto spesso ignorato:
la merdificazione non è solo tecnologica o giuridica, è antropologica.Internet non nasceva così.
Negli esordi della rete esisteva una netiquette:
- informale,
- imperfetta,
- ma condivisa.
Era chiaro che:
- la parola aveva un peso,
- la reputazione contava,
- l’anonimato era uno strumento, non uno scudo morale.
Nel Merdocene tutto questo è stato rovesciato.
L’anonimato di massa come acceleratore di merda
L’anonimato, in origine, serviva a:
- proteggere dissidenti,
- favorire la libertà di espressione,
- separare l’argomento dall’identità.
Oggi è diventato:
- un moltiplicatore di irresponsabilità,
- un alibi per la violenza verbale,
- una fabbrica di impunità simbolica.
Non perché l’anonimato sia “cattivo” in sé,
ma perché è stato industrializzato senza contrappesi.Nel Merdocene:
- non esiste reputazione persistente,
- non esiste costo sociale del comportamento,
- non esiste memoria.
Ogni account è usa-e-getta.
Ogni parola è senza conseguenze.
Ogni eccesso è premiato dall’algoritmo.La fine della responsabilità discorsiva
La netiquette non è scomparsa perché antiquata.
È scomparsa perché incompatibile con il modello di business.Un ecosistema basato su:
- attenzione compulsiva,
- interazione immediata,
- polarizzazione continua
non può tollerare:
- lentezza,
- rispetto,
- autocontrollo.
Il linguaggio si degrada perché la degradazione rende di più.
E il legislatore, ancora una volta, guarda altrove.
Libertà di espressione o libertà di devastazione?
Uno degli alibi più usati è la libertà di espressione.
Ma nel Merdocene la domanda corretta non è:
“posso dire qualsiasi cosa?”
La domanda è:
“chi trae profitto sistematico dal fatto che io dica qualsiasi cosa, in qualsiasi modo, senza responsabilità?”
La libertà senza responsabilità non è libertà.
È licenza di inquinamento discorsivo.E come ogni inquinamento:
- non colpisce tutti allo stesso modo,
- avvantaggia chi controlla l’infrastruttura,
- degrada il bene comune.
Conclusione: il Merdocene è governato, non naturale
Il Merdocene non è una fase inevitabile dell’evoluzione digitale.
È il prodotto di:
- scelte politiche,
- vuoti normativi,
- rinunce culturali.
La merdificazione delle piattaforme social è stata:
- tollerata,
- incentivata,
- protetta giuridicamente.
E finché i decisori continueranno a trattare il digitale come:
- un problema tecnico,
- un fastidio regolatorio,
- o peggio, una questione di marketing,
il Merdocene non solo continuerà,
ma si approfondirà.Chiamarlo per nome non basta.
Ma è il primo passo per smettere di confondere la merda con la modernità.
Il Merdocene: l’epoca storica della merdificazione totale
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