Solipsismo: la filosofia dell’ego totale e la sua isteria capitalistica
Il solipsismo è la posizione filosofica estrema secondo cui l’unica cosa di cui si può essere certi è la propria coscienza. Tutto il resto — il mondo esterno, gli altri esseri pensanti — potrebbe non esistere se non come proiezione della propria mente. Questa idea è stata discussa in filosofia almeno dal XIX secolo ed è generalmente considerata un esito assurdo di alcune linee di pensiero sul soggetto e la conoscenza.
Tuttavia, nel dibattito contemporaneo la parola “solipsismo” spesso esce dal lessico accademico per trasformarsi in un insulto filosofico-politico, usato per descrivere atteggiamenti individualistici, autoritari o semplicemente narcisistici. Ed è qui che un recente pezzo di Pluralistic ci offre una potente metafora — e un monito.
La metafora dello sterzo Fisher-Price
Nel suo articolo A world without people, Cory Doctorow non parla di solipsismo come dottrina metafisica astratta: lo associa alla visione del mondo di miliardari, CEO e tecnocrati che sembrano agire come se gli altri non esistessero davvero. In questa allegoria, un capo d’azienda che non riconosce il ruolo reale di lavoratori, clienti o professionisti è come chi guida un’auto affidandosi a un volante giocattolo Fisher-Price, privo di ogni connessione reale con il veicolo.
Questa immagine è più che provocatoria: funziona da critica sociale e psicologica al solipsismo come atteggiamento culturale. Il solipsista non è più un teorico isolato nella torre d’avorio, ma qualcuno che riduce l’altro alla propria immaginazione, come se gli altri non avessero agenzie, desideri o realtà indipendenti.
Dove il solipsismo classico fallisce
Il solipsismo filosofico radicale già presenta problemi enormi:
- Autocontraddizione comunicativa: per argomentare contro critici o difendere la propria tesi, un solipsista deve usare un linguaggio pubblico e intersoggettivo — come se gli altri contassero davvero. Ciò mina l’idea stessa che gli altri non esistano.
- Impossibilità di falsificazione: l’idea che nessuno esista al di fuori della propria mente è logicamente possibile ma epistemologicamente sterile: non si può dimostrare né smentire. Questa incapacità di essere testata la rende irrazionale dal punto di vista epistemico, nonostante sia formalmente coerente.
In altre parole: l’idea che “tutto sia nella mia mente” è così auto-isolante da rendere impossibile la costruzione di un sapere condivisibile.
Solipsismo e capitalismo: un paradosso inquietante
Doctorow propone una lettura contemporanea del solipsismo come fantasia dei poteri forti — non più solo un problema di teoria della conoscenza, ma un sintomo culturale. L’esempio dello sterzo giocattolo non è casuale: rappresenta un’élite che vuole controllare processi complessi senza riconoscere la rete di competenze e relazioni che li sostengono.Pluralistic
Si traduce così in varie manifestazioni:
- Boss che sostengono che l’IA sostituirà medici, insegnanti, infermieri, perché “non servono davvero”. Un mondo senza persone è un mondo in cui non esistono contro-esempi reali alle proprie idee.
- Manager che trattano i lavoratori come NPC (personaggi non giocanti), ignorando che ogni sistema complesso dipende da molteplici soggetti reali.
- Utopie di Universal Basic Income che celano un ridimensionamento del ruolo umano a consumatore passivo, mentre tutte le decisioni economiche restano nelle mani di pochi.
In queste letture, il solipsismo smette di essere un enigma epistemologico e diventa una forma perversa di egocentrismo ideologico, che tende a cancellare l’altro e ridurre realtà collettive a mere risorse da dominare.
Pericoli psicologici e sociali
Il solipsismo astratto è già stato criticato come fonte di angoscia, isolamento e alienazione. Molti riferiscono che l’idea di poter essere l’unica mente esistente provoca ansia esistenziale, solitudine profonda e derealizzazione.
Ma indulgere in questa prospettiva non è solo psicologicamente destabilizzante: può portare a giustificare l’indifferenza morale, se le altre coscienze vengono collocate sullo stesso piano di illusioni. Se l’altro è solo un mio spettro mentale, allora empatia e responsabilità sociale diventano superflue.
Il solipsismo, nella sua forma filosofica pura, è un curioso paradosso sul confine tra certezza e ignoranza. Ma quando la sua logica viene usata come paradigma di azione — come nel caso della metafora dello sterzo Fisher-Price — diventa una giustificazione cognitiva di arroganza, disumanizzazione e nichilismo sociale.
In questo senso, criticare il solipsismo non significa soltanto respingere una teoria filosofica estrema, ma difendere l’esistenza altrui come vero antidoto alla tirannia egoistica, sia nel pensiero che nelle strutture di potere.
Negli ultimi anni il solipsismo ha smesso di essere soltanto una patologia filosofica o manageriale: è diventato una postura geopolitica esplicita. Le recenti affermazioni di Donald Trump sul mancato riconoscimento dell’ordine mondiale multilaterale — trattati, alleanze, organismi internazionali — non rappresentano una semplice posizione isolazionista. Sono qualcosa di più radicale: la negazione dell’esistenza dell’altro come soggetto politico legittimo.
Nel mondo trumpiano, l’ordine internazionale non è una rete di relazioni tra attori sovrani, ma un fondale scenografico utile solo finché conferma la volontà del protagonista. Quando non lo fa, semplicemente smette di esistere. NATO, ONU, accordi commerciali, persino il diritto internazionale diventano accessori opzionali, illusioni collettive di cui liberarsi senza rimorso.
Questa non è realpolitik: è solipsismo applicato alla potenza.
Il principio implicito è sempre lo stesso: se qualcosa non riconosce la mia centralità, allora non è reale. L’ordine mondiale, come le altre coscienze nel solipsismo classico, è tollerato solo finché non oppone resistenza.Come nello sterzo Fisher-Price di Doctorow, Trump finge di guidare una macchina complessa — il sistema globale — rifiutandosi di ammettere che esistano altri guidatori, altri pedali, altre forze in gioco. Il risultato non è il controllo, ma la distruzione delle condizioni stesse che rendono possibile il coordinamento umano su larga scala.
Elon Musk e la riduzione dell’umano a NPC
Se Trump incarna il solipsismo del potere politico, Elon Musk ne rappresenta la versione tecnocratica e culturale. La sua ricorrente descrizione di ampie fasce della popolazione come NPC (non-player characters) non è una semplice provocazione online né un meme ironico: è una ontologia implicita.
Nel linguaggio dei videogiochi, un NPC è un’entità che:
- non ha volontà propria,
- esiste solo per reagire alle azioni del protagonista,
- non possiede interiorità né capacità decisionale autonoma.
Traslata nel discorso pubblico, questa metafora produce una visione del mondo in cui solo pochi soggetti “giocano davvero”, mentre la maggioranza delle persone è ridotta a rumore di fondo, script ripetuti, reazioni prevedibili. È il solipsismo depurato da ogni pudore filosofico: non si nega che gli altri esistano, ma si afferma che non contano.
Questo spiega la coerenza interna di molte posizioni muskiane:
- l’idea che l’IA possa “sostituire” intere professioni senza perdita reale di valore umano;
- la convinzione che i processi sociali complessi siano riducibili a ottimizzazioni tecniche;
- il disprezzo per mediazione, sindacati, istituzioni democratiche, viste come attriti inutili introdotti da NPC.
In questo schema, l’umanità non è una pluralità di soggetti, ma un ambiente simulato. Ancora una volta: uno sterzo giocattolo che gira a vuoto, mentre il veicolo reale — fatto di relazioni, conflitti, competenze, limiti — procede in modo indipendente.
Dal solipsismo filosofico alla disumanizzazione sistemica
Trump e Musk non sono eccezioni: sono sintomi. Rappresentano il punto di arrivo di una cultura che ha trasformato il solipsismo da paradosso epistemologico a giustificazione morale del dominio.
Nel solipsismo classico, il mondo esterno è dubbio.
Nel solipsismo contemporaneo, il mondo esterno è fastidioso.Fastidiosi sono:
- gli alleati che chiedono reciprocità,
- i lavoratori che rivendicano diritti,
- i cittadini che non seguono lo script,
- le istituzioni che ricordano limiti e responsabilità.
La risposta non è il confronto, ma la rimozione: non sono reali, sono NPC, sono ostacoli, sono illusioni collettive.
Per questo il solipsismo non è più solo una teoria sbagliata: è una minaccia politica e culturale.
Un mondo governato da chi crede di essere l’unico soggetto reale è un mondo destinato al collasso, perché la realtà — a differenza degli NPC — resiste.Criticare il solipsismo oggi significa difendere qualcosa di elementare e rivoluzionario al tempo stesso:
che gli altri esistono, contano, agiscono…e che nessuno, per quanto potente o ricco, è il protagonista unico della storia.
Il solipsismo geopolitico: Trump e il rifiuto dell’ordine mondiale
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