Il 39th Chaos Communication Congress (39C3), tenutosi a fine dicembre 2025 a Amburgo, è uno dei principali eventi annuali al mondo su tecnologia, sicurezza, libertà digitale e cultura hacker. Organizzato dal Chaos Computer Club, il Congresso è noto per le sue riflessioni critiche sia sugli aspetti tecnici sia su quelli sociali dell’informatica contemporanea. European Digital Rights (EDRi)+1
In questo contesto, Cory Doctorow — attivista storico per i diritti digitali e membro dell’Electronic Frontier Foundation (EFF) — ha pronunciato un discorso che ha colto l’attenzione di molti osservatori. Il nucleo del suo intervento è sintetizzato dal titolo: “Un Internet post-americano e resistente all’enshittification.” Pluralistic
1. Che cos’è l’“enshittification” e perché è rilevante
Il termine “enshittification” non è un gergo tecnico, ma una parola coniata da Doctorow per descrivere il processo attraverso cui piattaforme e servizi digitali, inizialmente utili o apertura-friendly, diventano progressivamente peggiori per l’utente finale: più chiuse, più intrusive, più orientate a estrarre valore (dati, attenzione, soldi) piuttosto che fornire un servizio realmente utile. Media CCC
L’enshittification è vista come un fenomeno sistemico delle grandi tech companies — quelle che dominano i servizi cloud, gli store di app, le piattaforme social, i sistemi operativi, ecc. Secondo Doctorow, non è un accidente: è il risultato di scelte politiche, normative e industriali che hanno consolidato la loro concentrazione di potere. Media CCC
2. La penisola legislativa: perché l’America non è più “neutrale”
Nel discorso, Doctorow parte da un presupposto provocatorio: gli Stati Uniti non sono più un attore neutro nella costruzione dell’architettura globale di Internet. Storicamente, l’infrastruttura — fisica e normativa — è stata plasmata in gran parte da attori statunitensi. La lingua dominante del software, la centralità delle aziende tecnologiche USA e persino la struttura di cablaggi e protocolli riflettono questo dominio. Pluralistic
Tuttavia, Doctorow sostiene che le recenti dinamiche geopolitiche — tra cui tensioni commerciali, politiche aggressive di Washington e crescenti critiche globali verso il sistema di libero scambio americano — abbiano aperto una crepa in questo sistema egemone. In altre parole, ciò che sembrava un vincolo insuperabile — l’egemonia normativa e tecnologica americana — sta diventando un’opportunità per ripensare l’ecosistema internet su basi più aperte e collaborative. Pluralistic
3. Anticircumvention law: il nodo giuridico da sciogliere
Un punto centrale del discorso è il ruolo di quelle norme chiamate anticircumvention laws. Si tratta di leggi che rendono criminale la modifica o l’aggiramento di tecnologie e software, anche quando tali modifiche non violano altri diritti (ad esempio, la sicurezza degli utenti, il diritto all’accesso o la privacy). Pluralistic
Queste leggi — nate con il “Digital Millennium Copyright Act” negli USA e replicate globalmente (inclusa l’UE) — hanno avuto effetti profondi:
- Bloccano l’interoperabilità: impediscono a sviluppatori indipendenti di creare strumenti compatibili o alternativi con piattaforme esistenti.
- Criminalizzano il reverse-engineering: studiare e migliorare tecnologie diventa un rischio legale.
- Favoriscono monopoli tecnologici: chi detiene già il controllo diventa sempre più difficile da sfidare. Pluralistic
Doctorow sostiene che eliminare o riformare in profondità queste leggi potrebbe consentire una “disenshittification” dell’ecosistema digitale: gli hacker e gli sviluppatori potrebbero creare strumenti, mod e alternative che restituissero potere agli utenti e alle comunità. Pluralistic
4. Una coalizione insolita: libertari, nazionalisti economici e attivisti
Una parte interessante del discorso riguarda la coalizione di forze apparentemente eterogenee che, secondo Doctorow, potrebbero favorire un nuovo equilibrio digitale:
- Attivisti per i diritti digitali (come EFF e gruppi simili),
- Imprenditori tecnologici esterni ai monopoli che vedono opportunità economiche nella rottura degli ecosistemi chiusi,
- Policymaker preoccupati per la “sovranità digitale” dei loro paesi.
Questa alleanza — sebbene non condivida obiettivi totali — converge sull’idea che un Internet più aperto, meno dominato da poche grandi aziende USA, porterebbe vantaggi diffusi. Pluralistic
5. Oltre le multe e i dazi: tecnologie che liberano
Un elemento provocatorio del discorso è la critica alla risposta tradizionale alle politiche commerciali aggressive (come tariffe o dazi). Secondo Doctorow, punire economicamente gli USA con tariffe è inefficace e autolesionista; invece, una risposta più intelligente sarebbe creare tecnologie e mercati che riducano la dipendenza dai colossi tecnologici imposti dagli USA. Pluralistic
In termini pratici, ciò significa:
- Sostenere software open-source che possa sostituire tecnologie proprietarie,
- Supportare hardware che non dipenda da ecosistemi chiusi,
- Favorire competizione legale e tecnica per strumenti interoperabili. Pluralistic
6. Conclusione: un Internet (finalmente) plurale?
Il discorso di Doctorow al 39C3 rappresenta una proposta ambiziosa e controversa: non si limita a criticare lo stato attuale dell’Internet dominato dalle grandi piattaforme americane, ma indica un percorso teorico e pratico per costruire un’alternativa più aperta e resiliente.
Non è un progetto senza ostacoli. Le barriere legali, economiche e politiche sono enormi. Tuttavia, l’idea di riappropriarsi del software come bene comune e di liberare la tecnologia dalla gabbia dell’“enshittification” non è solo una critica ideologica, ma una chiamata all’azione per sviluppatori, legislatori e cittadini digitali. Pluralistic
Internet dopo l’egemonia americana: perché il discorso tenuto al 39C3 conta
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