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Il magazine scientifico Science ha scelto il boom delle energie rinnovabili nel 2025 come Breakthrough of the Year (“Scoperta/Evento dell’anno”), sottolineando un fatto storico: per la prima volta la generazione elettrica globale da energie rinnovabili (soprattutto solare e eolico) ha superato quella da carbone.

Tuttavia, come osserva la colonna su Spektrum der Wissenschaft, questo riconoscimento non celebra tanto una reale “rivoluzione scientifica” quanto il successo di una trasformazione di scala e di mercato, resa possibile grazie alla combinazione tra politiche pubbliche, strategia industriale e capacità produttiva globale – con la Cina al centro del processo.

Numeri e dinamiche globali: la crescita continua

Secondo le principali agenzie internazionali e report recenti:

  • La capacità globale rinnovabile continua a crescere velocemente: tra il 2025 e il 2030 è previsto un aumento di oltre il 60% nella generazione da fonti rinnovabili, con la quota di energia elettrica rinnovabile che raggiungerà quasi il 45% entro il 2030
  • Il solare fotovoltaico domina la crescita: circa l’80% dell’incremento di capacità rinnovabile nei prossimi cinque anni sarà fotovoltaico.
  • La crescita non riguarda solo solare ed eolico, ma anche idroelettrico, bioenergia e geotermia, sebbene a ritmi più modesti.

Questi numeri mostrano che il 2025 non è un picco isolato, ma parte di una tendenza strutturale di lungo periodo verso fonti pulite, sostenuta da costi in calo, miglioramenti tecnologici e sostegno politico.

Fattori tecnologici e di mercato

Le rinnovabili non stanno crescendo solo per ragioni ideali o climatiche, ma per motivi economici e tecnologici concreti:

  • Calo dei costi: il prezzo dei moduli solari è sceso notevolmente negli ultimi anni grazie a economie di scala e produzione industriale intensiva, soprattutto in Asia.
  • Innovazioni in corso: nuove tecnologie come i pannelli bifacciali, i sistemi floatovoltaici su specchi d’acqua, e avanzamenti nelle celle tandem ad alta efficienza stanno aumentando la resa energetica e riducendo ulteriormente i costi unitari.
  • Storage e reti intelligenti: la crescita dei sistemi di accumulo energetico (batterie) è fondamentale per gestire l’intermittenza solare ed eolica, consentendo di integrare quantità crescenti di energia pulita nelle reti elettriche.

Geopolitica: dal carbone alle catene di valore globali

La Spektrum sottolinea una dimensione importante: la transizione energetica è sempre più una questione geopolitica. La leadership cinese nella produzione di pannelli fotovoltaici, turbine eoliche e batterie ha permesso di ridurre i costi globali, ma ha anche generato una dipendenza dalle catene di fornitura centrata su Pechino.

Questo fenomeno ricorda le dipendenze energetiche del passato (come quella dal petrolio), sollevando interrogativi sui rischi di concentrazione produttiva e di vulnerabilità geopolitica.

Cosa significa per la lotta al cambiamento climatico

Il sorpasso delle rinnovabili sulla generazione da carbone è un segnale potente: indica che la transizione energetica non è più solo teoria, ma realtà concreta. Tuttavia:

  • Non basta generare energia pulita: è fondamentale decarbonizzare anche i settori industriali, trasporti e riscaldamento, dove l’elettrificazione e l’efficienza sono ancora insufficienti.
  • La semplice crescita delle installazioni non garantisce automaticamente la riduzione delle emissioni totali, poiché la domanda energetica globale continua ad aumentare e alcuni paesi mantengono o espandono capacità fossili.

Esempi recenti di crescita e adozione

Il ruolo delle rinnovabili si riflette anche nelle notizie più recenti:

  • In Italia, grandi progetti solari stanno crescendo grazie ad aste pubbliche e nuove installazioni su larga scala. 
  • In India, accordi tra produttori di energia rinnovabile e grandi aziende (come Google) promuovono nuovi impianti solari che forniranno energia pulita a infrastrutture critiche.
  • In California, nonostante riduzioni negli incentivi federali negli Stati Uniti, lo Stato continua ad aumentare la sua quota di energia pulita con ampie capacità di storage. 

Il 2025 può essere visto come un punto di svolta simbolico della transizione energetica: per la prima volta l’energia pulita genera più elettricità del carbone a livello globale. Questo è un passo enorme e testimonia i progressi tecnologici, la maturità industriale delle rinnovabili e l’impatto delle politiche pubbliche.

Ma si tratta anche di una transizione non lineare e non priva di rischi: la concentrazione produttiva, la gestione delle reti, la variabilità climatica e la necessità di decarbonizzare settori più ampi restano sfide fondamentali.

Insomma, il “Solarboom” non è solo motivo di celebrazione: è un potente richiamo a rinnovare gli sforzi politici, tecnologici e cooperativi su scala globale per far sì che questa transizione produca davvero un mondo più sostenibile.

Emissioni globali di CO₂: il paradosso della crescita “verde”

Nonostante il boom delle energie rinnovabili, le emissioni globali di CO₂ continuano a rimanere su livelli record. Questo è il grande paradosso del 2025:
mentre la capacità rinnovabile cresce come mai prima, le emissioni non diminuiscono in modo strutturale.

Le ragioni sono tre:

  1. Crescita assoluta della domanda energetica globale
    Le rinnovabili spesso non sostituiscono le fonti fossili, ma si aggiungono a esse per sostenere:
    • crescita economica,
    • urbanizzazione accelerata,
    • digitalizzazione energivora (AI, data center, cloud),
    • riarmo e industrie militari.
  2. Persistenza del carbone e del gas
    Molti Paesi mantengono centrali fossili come “backup” strutturale, soprattutto in assenza di:
    • reti intelligenti,
    • accumulo su larga scala,
    • pianificazione energetica coordinata.
  3. Delocalizzazione delle emissioni
    Le economie avanzate riducono le emissioni interne, ma importano beni prodotti in Paesi ad alta intensità carbonica.
    Il risultato è una illusione statistica di decarbonizzazione.

 In sintesi: la transizione energetica procede, ma la transizione economica no.

I principali Paesi responsabili: oltre la retorica

Le responsabilità non sono distribuite in modo equo.

Cina

  • Primo emettitore mondiale in termini assoluti.
  • Leader globale nelle rinnovabili e contemporaneamente nel carbone.
  • Strategia pragmatica: sicurezza energetica e crescita prima di tutto.
  • Le emissioni pro capite stanno raggiungendo quelle europee.

 La Cina non è “il problema” né “la soluzione”: è lo specchio del sistema globale.

Stati Uniti

  • Tra i maggiori emettitori storici.
  • Economia basata su:
    • consumo elevato,
    • trasporti inefficienti,
    • industria fossile ancora politicamente potente.
  • Politiche climatiche instabili, reversibili a ogni cambio di amministrazione.

 Il problema USA non è tecnologico, ma politico e culturale.

Unione Europea

  • Emissioni inferiori rispetto a USA e Cina.
  • Ambizioni climatiche alte, potere geopolitico debole.
  • Rischio di:
    • deindustrializzazione,
    • dipendenza energetica esterna,
    • carbon leakage.

l’UE paga il prezzo di essere virtuosa in un mondo non virtuoso.

Paesi emergenti

  • Africa, Sud-Est asiatico, America Latina:
    • basse emissioni storiche,
    • forte crescita futura prevista.
  • Chiedono (legittimamente):
    • diritto allo sviluppo,
    • accesso a energia a basso costo.

 Senza trasferimenti tecnologici e finanziari, replicheranno il modello fossile occidentale.

Le responsabilità degli organismi globali: governance debole, risultati deboli

Gli organismi internazionali hanno fallito sul piano vincolante.

ONU e COP

  • Accordi basati su:
    • obiettivi volontari,
    • impegni non sanzionabili,
    • negoziati al ribasso.
  • Nessun meccanismo reale di enforcement.

Le COP producono consenso politico, non riduzioni di CO₂.

Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale

  • Continuano a:
    • finanziare progetti fossili indirettamente,
    • imporre politiche di austerità che frenano investimenti verdi nei Paesi poveri.

Parlano di transizione, ma operano ancora secondo logiche novecentesche.

Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO)

  • Non integra seriamente il costo climatico nel commercio globale.
  • Penalizza politiche industriali verdi considerate “protezionistiche”.

Il libero scambio resta climaticamente cieco.

L’economia senza freni: la radice strutturale del problema

Il nodo centrale non è tecnologico, ma economico e sistemico.

Il modello dominante è ancora basato su:

  • crescita illimitata,
  • estrazione continua,
  • esternalizzazione dei costi ambientali,
  • massimizzazione del profitto a breve termine.

In questo contesto:

  • le rinnovabili ridimensionano i danni,
  • ma non cambiano il paradigma.

Un pannello solare che alimenta:

  • SUV elettrici sempre più pesanti,
  • data center energivori,
  • produzione industriale iper-consumistica,

non è una rivoluzione, ma una ottimizzazione del sistema esistente.

Il rischio reale: una transizione energetica senza transizione climatica

Se non cambiano:

  • regole del commercio globale,
  • fiscalità ambientale,
  • modelli di consumo,
  • governance internazionale,

il rischio concreto è questo:

avremo un mondo alimentato da energia rinnovabile,
ma comunque incompatibile con la stabilità climatica.

Il boom delle rinnovabili è necessario, positivo e irreversibile.
Ma non è sufficiente.

Senza:

  • responsabilità storiche riconosciute,
  • obblighi vincolanti per i grandi emettitori,
  • riforma degli organismi globali,
  • freno all’economia estrattiva e iper-consumistica,

il Solarboom rischia di diventare un alibi tecnologico per non affrontare il vero problema:
un sistema economico che consuma più di quanto il pianeta possa rigenerare.